Un piccolo Melangolo prezioso questo L’atelier di Alberto Giacometti, del 1993. Un manipolino di pagine di Jean Genet, densissime e vive, una narrazione con tanto di dialoghi secchi e intelligenti, spesso stupefacenti, fra i due artisti-intellettuali. Genet che gli dice «Ci vogliono nervi ben saldi per tenere in casa una delle sue statue» e Giacometti che traballa un po’ davanti all’affermazione. Giacometti che rimpiange i bordelli scomparsi. Giacometti che fa un disegno di Genet, avendo cura dello sfondo e di ogni particolare. «Sto posando per lui. Disegna con esattezza – senza averli preparati prima – la stufa e la cana fumaria dietro di me. Sa solo che deve essere esatto, fedele alla realtà degli oggetti». E, aggiunge Genet, facendolo dire a Giacometti: « Si deve fare esattamente quel che c’è davanti. Poi bisogna pure farci un quadro».

@Massimiliano Varnai

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