Wuz, n. 6, novembre-dicembre 2006

 

Hilarius Moosbrugger

 

L’affabulazione scritta

di Piero Chiara

 

 

Esistono persone che hanno il dono del raccontare. Fatti, personaggi, ricordi, ambienti, tutto viene usato a pretesto per il piacere di parlare. In un gruppo di amici, di solito a tavola, la cosa riesce particolarmente bene perchè chi ascolta si diverte, chi racconta ha in mano il potere dell’ attenzione, e, tenendo sospesi gli uditori, svolge le trame a suo gradimento e in fondo narra la vita : "Vivir para contarla" dice Garcìa Marquéz.
Saper scrivere però, con lo stesso gusto e la stessa naturalezza, è un’ altra faccenda, assai più rara.
Piero Chiara aveva entrambe queste doti e la sua capacità  di affabulatore è stata l’ anticipazione del suo successo di scrittore.
Altre due particolarità  gli sono caratteristiche. La prima, il lungo periodo di incubazione, cinquant’ anni, trascorso prima di incominciare a pubblicare libri. La seconda, l’ importanza delle radici, Luino, il lago, gli amici.

E’ Chiara stesso a delineare il percorso che, alla fine, lo ha portato a scrivere. Ne indica i presupposti e ne stabilisce le tappe. Sono : la scuola infelice e di poca riuscita che lo spinge a diventare autodidatta; i lavori saltuari degli inizi e poi l’ adagiarsi in quello di aiuto cancelliere di tribunale, occupazione/sinecura ideale per dar spazio a una creatività  già  percepita ma non ancora realizzata; e, cosa più importante di tutte, la passione per la letteratura, i libri. In una intervista Chiara elenca gli scrittori che lo hanno iniziato : dai poeti francesi Baudelaire, Rimbaud, Laforgue, ai romanzieri Balzac, Flaubert, Maupassant, Proust; agli italiani, Dante, Boccaccio, Leopardi; e poi gli spagnoli, i russi, gli inglesi, gli americani. (1)
Nelle sue parole si sente l’ immedesimarsi con gli autori e un crescere nella loro consuetudine, assorbendo modi e tecniche e, allo stesso tempo, aumentando la consapevolezza di poter tentare in proprio.

Per quanto riguarda la rilevanza del territorio, addirittura del paese natale, tutta la sua opera la testimonia. E’ un continuo rievocare gli sfondi e le quinte del suo mondo per far risaltare le persone, i caratteri, gli umori, i nomi. Chiara ha viaggiato molto in vita, sia nella realtà  che nei libri letti e frequentati. Ma la sua ispirazione torna sempre a casa, come i suoi amici di Luino che girano il mondo per traffici e avventure e poi si ritrovano al caffè Clerici per raccontarli "perchè l’ unica benevolenza che i luinesi hanno tra loro è proprio quella di ascoltarsi in quei racconti e di accettarli per veri". (2)

I primi libri di Chiara sono svizzeri. Per primi libri si intende le prime raccolte pubblicate in volume. E svizzeri perchè legati a quel paese da fatti di edizione e/o di contenuto. Una plaquette di poesie, rispettante la tradizione che vede la prima opera di un autore essere una raccolta di liriche, è Incantavi. Il titolo del libro è legato all’ entroterra di Luino. E’ pubblicato nella collana ‘L’ ora d’ oro’ diretta da don Felice Meneghini sacerdote a Poschiavo, nei Grigioni. A lui Chiara era stato presentato da Giancarlo Vigorelli, già  amico a Milano e poi co-rifugiato in Svizzera negli ultimi anni di guerra. Incantavi appare con la sigla editoriale Pro Grigioni Italiani, in tiratura di 500 copie, data d’ uscita particolare : 25 aprile 1945. Porta una dedica alla moglie di Chiara, Jula, giovane zurighese sposata in Sant’ Ambrogio a Milano nel 1936.
Il secondo libro è il diario del periodo di internamento in Svizzera, "itinerario della memoria" lo definisce Chiara. Il titolo manterrà  il primo sostantivo, diventando Itinerario Svizzero. Sono prose sugli avvenimenti di quei giorni, riportate per ricordare incontri e sensazioni, non ancora per una elaborazione in racconto. Itinerario è edito dalle Edizioni del ‘Giornale del Popolo’ di Lugano e appare nell’ autunno del 1950, recensito favorevolmente da Vittorio Sereni su ‘Paese Sera’. Il riconoscimento prelude all’ invito a scrivere che Sereni rivolgerà  a Chiara pochi anni dopo. Un accenno di Chiara a proposito della sua vita di allora a Varese, dice molto sul suo avvicinarsi alla letteratura : "Vissi, in quel quartierino alto sulla città  come un mirador. Nelle lunghe notti d’ inverno leggevo e fantasticavo certe volte fino al sorgere della prima luce, quando vedevo dalla mia finestra il monte Rosa accendersi". (3)

Inizia nel 1950 un decennio ricco di vicende personali e di attività  creativa, quasi in parallelo sembrerebbe, con l’ effervescenza politica e culturale dell’ Italia uscita dall’ immediato dopoguerra e avviata a una riuscita spettacolare. Chiara collabora a quotidiani e riviste in Italia e Svizzera, si coinvolge in mostre di scultura e pittura, tiene conferenze su argomenti letterari e storici, ha contatti e amicizia con scrittori e critici, Gadda, Sciascia, Sereni, Bo, Anceschi. Con Luciano Erba lavora a un’ antologia di poesie di giovani autori italiani, impresa difficile e spinosa come tutte le opere di questo genere. Nel 1954 l’ antologia esce con il titolo Quarta generazione, edizioni Magenta a Varese. Include Cattafi, Orelli, Zanzotto, Pasolini, Alda Merini. E’ il secondo libro dell’editore Bruno Conti dopo Linea Lombarda, due raccolte diventate simbolo della nuova poesia italiana.

Nello stesso periodo la vita privata di Chiara ha due svolte importanti. Nel 1955 – diviso ormai da tempo dalla moglie – si accasa con Irma Bozzetti, cercando intimità  e sicurezza. Nel 1957 lascia il posto di cancelliere di seconda classe. Va in pensione, ma in realtà  va a scrivere. Indicativo è il suo commento alla chiusura di un lavoro durato venticinque anni : "Ho letto migliaia di verbali nei quali uomini semplici e pieni del senso della realtà  si studiavano di riferire i fatti nel modo più chiaro possibile….mi sono capitati sotto gli occhi dei piccoli capolavori di narrativa, dai quali ho imparato a raccontare". (4)
Nel 1959 esce la sua quarta opera in volume, Dolore nel tempo, pubblicata da Bino Rebellato. Dedicata alla madre, morta due anni prima, riprende ricordi, note, spunti narrativi del suo recente passato. E’ raccogliere i frutti della sua produzione, ma è anche prepararsi a un salto ormai maturo.
L’ occasione si presenta una sera tra amici, si dice a casa di Angelo Romanò. Chiara parla di Luino, di persone conosciute, giocatori di carte, abili e crudeli. I convitati rivivono i particolari e il linguaggio dei protagonisti. Le storie sono lì, bell’e compiute, solo raccontate, non scritte. Vittorio Sereni, che è presente, chiede a Chiara di scrivergli per lettera quei racconti, per uso personale; poi, avuto lo scritto, lo passa a Vicari direttore del "Caffè". Il racconto I giocatori esce sulla rivista il settembre del 1958; un secondo, Storia di una tenutaria, esattamente un anno dopo, nel settembre del 1959.
La costruzione del primo romanzo di Chiara è avviata. Ci vorranno tre anni perchè Sereni, Niccolò Gallo e Mondadori si decidano. Nel marzo
1962 il libro è stampato e appare con il titolo Il piatto piange – preso da una lirica di Sereni – nella collana ‘Il Tornasole’. A luglio è già  la seconda ristampa. Chiara ricorda : "Non è stata un’ eruzione improvvisa, quella della mia narrativa. Vedevo da più di trent’ anni delle ‘fumarole’, sentivo dei borborigmi, delle scosse, ahimè soltanto di primo grado, e mi contentavo di quella poca attività . Poi, apertosi il cratere, cominciò un flusso regolare". (5)

La similitudine dell’ eruzione non è così azzardata pensando all’ opera di Chiara successiva al 1962. Per più di vent’ anni il successo non farà  che moltiplicarsi, di racconto in racconto, di libro in libro. La bibliografia di Chiara è ampia e ampiamente documentata e non la ripeteremo qui. E’ interessante invece, notare la natura dei titoli delle opere. Sono, da soli, la sintesi del racconto o del romanzo che propongono. Si veda, per citarne alcuni, La spartizione, Ti sento Giuditta, Il balordo, L’ uovo al cianuro, La stanza del Vescovo, Il cappotto di astrakan. Sono poi, titoli di presa immediata, invitanti a scoprire le storie sottintese. Infine non sono titoli da editore, ma cercati e voluti dall’ autore. Chiara era molto attento infatti, alla redazione del titolo giusto, ne faceva oggetto di ricerche ad hoc, con elaborazioni successive. Federico Roncoroni – amico e autorevolissimo studioso di Chiara – ci dice che per ogni opera esistono numerose varianti di titolo. Dimostrano il progressivo maturare dell’ idea che l’ autore aveva in testa e che, finchè non usciva esatta come doveva essere, non veniva approvata.
Lo stesso discorso si può fare per i nomi di luogo o di persona. Anche qui, oltre all’ esplorazione fonetica, è evidente la proposta di soluzioni che hanno sempre un significato ulteriore e facilitano le associazioni (a questo proposito si potrebbe ricordare Proust e il capitolo Noms de pays nella seconda parte della Recherche).
Ci è stato raccontato che Chiara volentieri girava per cimiteri di paese alla scoperta, sulle lapidi, dei nomi di persona. Non trasgressiva ci pare questa abitudine, se mai curiosa e non priva di partecipazione per i casi dei defunti. Ancora, è importanta la cura che Chiara poneva ai particolari dell’ edizione, dalle illustrazioni alle copertine, ai caratteri di stampa, ai formati richiesti ai diversi editori. Si capisce l’ amore che l’ autore portava a queste creazioni, non solo per il valore del testo, ma per la felicità  di avere in mano il libro, oggetto interamente suo.

Mondadori fu il principale editore di Chiara. La politica della casa editrice era cauta. Inizia a stampare l’ autore su una collana allora minore come ‘Il Tornasole’, poi su quella ben più importante degli ‘Scrittori italiani e stranieri’, e, a dimostrazione di totale confidenza, negli ‘Oscar’. Le tirature erano sempre in crescita e, per l’ epoca, imponenti. Non sempre previste però. E’ stata documentata la doppia opinione che Sereni diede negli anni 1967/68 del valore di Chiara scrittore. Si passa da una valutazione di ‘autore rinunciabile’ nel caso si volesse attuare un criterio di stretta qualità , o si dovesse presumere il potenziale di vendita, a una successiva – appena un anno dopo – in cui si sostiene che Chiara è tra gli autori di cui Monadori dovrà  ‘tener conto’. (6) E’ pur vero che Chiara aveva, con Il balordo, appena vinto il premio Bagutta.

Vi è un aspetto ‘colto’ nell’ attività  di Chiara che non è così conosciuto : Chiara traduttore, curatore di edizioni, direttore di collane editoriali. E’ un lato del suo carattere che è nascosto dalla sua vitalità  e dal successo dei suoi libri di narrativa. Lettore accanito, affascinato dai classici italiani e da autori stranieri che leggeva in lingua originale, Chiara approfondiva molto i suoi studi, proprio perchè non di scuola si trattava, ma di gusto personale.
Gli esempi anche qui sono tanti. Ne citiamo alcuni : i Sonetti Funebri di Gongora tradotti per Scheiwiller nel 1955, rara e preziosa plaquette; le opere di Casanova : L’ epistolarioSaggi, libelli e satire per i 100 libri di Longanesi, la traduzione integrale di La storia della mia vita in collaborazione con Federico Roncoroni per Mondadori, le Lettere a un maggiordomo pubblicate nella collana ‘L’ Alzabecco’ diretta da Chiara per Luciano Ferriani; una importante biografia di d’ Annunzio, Vita di G.d’ A., edita da Mondadori nel 1978, grande successo editoriale con più di 100.000 copie vendute in sei mesi.
Una scelta, questa di Chiara studioso, coltivata da sempre. Si appassionava passando da un autore all’ altro senza costrizioni.

Chiara si attendeva una lunga vita, simile a quella del padre morto a 96 anni "dopo aver fumato 125.000 sigari". Il destino suo è stato diverso. Ammalato dall’ aprile del 1985 muore il 31 dicembre 1986. In una lettera a Roncoroni, Chiara scrive : "Non rattristarti….lo so, sarebbe bello vivere ancora qualche anno…ma non soffrire….me ne vado, non dico contento, ma appagato sì. Dalla vita ho avuto tanto….poi a cinquant’ anni è venuto questo dono dello scrivere e questo successo….di più sarebbe stupido pretendere". (7)
E’ una bellissima testimonianza di umanità .

 

 Note

(1) Intervista a M. Lodi, ‘La Prealpina’, 7 maggio 1973.
(2) P.Chiara, Il piatto piange, in Tutti i romanzi, Milano, ‘i Meridiani’ Mondadori, 2006.
(3) P.Chiara, Di casa in casa, Milano, Mondadori, 1988, p.204.
(4) P.Chiara, Sale e Tabacchi, Milano, Mondadori, 1989, p.130.
(5) D.Lajolo, Parole con P.Chiara. Conversazioni in una stanza chiusa, Milano, Frassinelli, 1984.
(6) G.C.Ferretti, Poeta e di poeti funzionario, Milano, Il Saggiatore, 1999.
(7) Fondo Chiara, presso archivio F.Roncoroni, Como.

Questo articolo è basato su Mauro Novelli, Introduzione e Cronologia, in Tutti i romanzi, Milano, ‘i Meridiani’ Mondadori, 2006. Federico Roncoroni, Piero Chiara. La vita e le opere, Nicolini editore, 2005. Si ringrazia Federico Roncoroni per l’ assistenza e la cortesia dimostrate.


  

 

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