Ciascun libro ha la sua storia, e questo è un libro che è stato molto raccontato, anche da Moravia stesso.

Seguendo le vicende editoriali assistiamo a una serie di fatti interessanti, che non sono solo aneddoti ma proprio una storia del periodo. È noto che Moravia lo pubblicò non a proprie spese, ma del padre, il quale gli diede le 5000 lire necessarie per poterlo fare, facendosi firmare, tra l’altro, una ricevuta…

Moravia recuperò tutti i quattrini perché il libro andò molto bene, nonostante abbia ricevuto inizialmente recensioni pessime. Fernando Agnoletti, per esempio, disse “Un libro scritto da un ebreo illustrato da un ebreo” – l’illustratore era il Veneziani. Già questa era considerata una “macchia”; venne accusato di volgarità perfino dalla rivista Il Frontespizio.

Intorno a Gli indifferenti vorrei raccontare due brevi aneddoti.

Primo episodio.
Il libro viene pubblicato nel 1929 – il finito di stampare è del “maggio 1929”, anche se verosimilmente uscì a luglio in 1300 copie. Moravia aveva iniziato a scriverlo nel 1925, periodo in cui era malato e si trovava in cura. Nel 1926 si mise in viaggio in treno per andare a fare visita a una sua fiamma tedesca. Appena passato il confine scese a una fermata, portando con sé la macchina da scrivere, ma dimenticando sul treno un plico di fogli che componeva buona parte del manoscritto. Probabilmente si distrasse in qualche modo e il treno partì. Prese allora un taxi e raggiunse la fermata successiva. Mentre correva per recuperare il fascicolo sul treno – poi ci riuscì –, la custodia della macchina da scrivere si aprì, ribaltando la parte restante del manoscritto su tutto il binario.

Secondo episodio.
Quando uscì il libro, Moravia lo portò di persona a uno dei massimi critici dell’epoca: Giuseppe Antonio Borgese, critico del Corriere della Sera, e commise un errore madornale.
Al momento della dedica, Moravia chiese: “Ma il suo nome è Giuseppe Antonio Borgese o Anton Gulio?”. La risposta, abbastanza piccata, fu: “Ma lei è così avveniristico da pensare di poter dimenticare il mio nome?”
Per altro Borgese ne parlò anche bene, fu uno dei primi a recensirlo, probabilmente dimenticandosi l’episodio o comunque non dandogli grossa importanza.

Oggi è uno dei libri più ricercati, però, come ho ricordato anche in altre sedi, essendo un libro di narrativa, un romanzo, è difficilissimo trovarlo in buone condizioni. Basti pensare che persino la copia conservata nella casa museo di Moravia, quella dedicata alla madre, è in condizioni pessime. Spesso il libro è addirittura rilegato in un secondo momento, un classico quando abbiamo a che fare con le brossure. Il poeta Elio Pagliarani una volta scrisse che una copia del libro, che aveva poi regalato allo stesso Moravia, l’aveva trovata in un mercatino in Russia!

Buona caccia alla prima edizione de Gli indifferenti su Maremagnum.com

Lucio Gambetti

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