Wuz, n.4, luglio – agosto 2007

 


Pasquale Di Palmo

 

 

La magia dell’anima

Angelo Maria Ripellino

 

 

Quasi trent’ anni fa, il 21 aprile 1978, si spegneva a Roma uno dei nostri intellettuali più versatili e funambolici. Poeta, saggista, traduttore, docente universitario, critico teatrale, giornalista, Angelo Maria Ripellino ha attraversato, con le movenze aggraziate di un saltimbanco un’ epoca controversa come quella a cavallo tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta del Novecento, senza mai perdere la propria eleganza e il proprio senso dell’ equilibrio. Segnò come un maestro in esilio nella propria terra, un gusto, una cultura, facendoci conoscere un mondo stravagante, popolato di ciarlatani e alchimisti, pagliacci e negromanti, registi e marionette. Ci fece addentrare come nessun altro tra i vicoli inquietanti di Praga, dove sfuggì miracolosamente alla morte in un sanatorio che distava soltanto un pugno di chilometri dalla "città  d’ oro" e nel quale era ricoverato per curare lo stesso male di cui morì Kafka. I versi che scrisse stridono con un suono simile a quello che i violinisti di Chagall ricavavano dai loro strumenti quando, ebbri di povertà , si perdevano tra le nuvole.

Quanti autori ci ha fatto conoscere Ripellino, attraverso mirabolanti versioni e presentazioni, dopo essere diventato consulente di Einaudi ? Spesso si tratta di nomi insospettabili come quello di Gombrowicz, altre volte di classici spogliati della cortina di muffa e polvere impressa dal tempo come Dostoevskij, Puskin, Lermontov, Tjutcev, Cechov che si affiancano ai più significativi esponenti delle avanguardie storiche, non di rado presentati per la prima volta in italiano : da Pasternà k a Majakovskij, da Chlébnikov a Holan, da Halas a Capek. Un vero e proprio universo fantasmagorico in cui la tragedia della storia irrompe attraverso la voce conturbante di alcuni dei suoi più emblematici cantori per svelenire le sterili polemicucce di casa nostra.

Ripellino, dopo un decennio di variegate collaborazioni su rivista, esordì nel 1950 con la pubblicazione della Storia della poesia ceca contemporanea, stampata a Roma dalle Edizioni d’ Argo e arricchita da 29 tavole. Nel 1954 licenziò per Guanda la fondamentale Poesia russa del Novecento, un volumone in 8° di oltre 700 pagine, con 24 caricature (esiste una versione ridotta e riveduta dall’ autore, stampata da Feltrinelli nella collana "Universale economica" nel 1960).
Nel 1959 esce nella collana dei "Saggi" einaudiani Majakovskij e il teatro russo d’ avanguardia, un libro che sin dalla grafica della copertina, si richiama alle tecniche compositive dell’ irripetibile stagione delle avanguardie russe. Il volto di Majakovskij campeggia infatti in sopraccoperta con occhi spiritati e rivolti verso il lettore, colorato di un rosso simbolico che sfuma in una tonalità  rosa pallido. Il volume è arricchito da 43 tavole fuori testo e riporta nella bandella una presentazione con il seguente incipit : "E’ un libro su Majakovskij, ma non su Majakovskij soltanto : di contro all’ immagine del massimo poeta rivoluzionario russo come d’ un genio isolato, scaturito dalla situazione esplosiva della Russia di allora come Minerva dal cervello di Giove, A.M. Ripellino ci presenta il quadro, al di fuori del quale tanto estro e tanta volontà  di rinnovamento sarebbero inconcepibili, cioè il quadro del movimento vasto e multiforme di cui M. fu una delle figure di punta : il futurismo russo".

A fare idealmente da pendant a questo libro esce nel 1965, sempre nella stessa collana einaudiana, Il trucco e l’ anima, il cui sottotitolo è I maestri della regia nel teatro russo del Novecento. Si tratta di una raccolta di saggi sui più significativi artefici del rinnovamento teatrale russo, dal patriarca Stanislavskij a Mejerchòl’d, accompagnati da illustrazioni inerenti una serie di spettacoli "storici" dominati da scenografie essenziali o avveniristiche.
L’ opera vincerà  il premio Viareggio per la saggistica e Giacinto Spagnoletti, che faceva parte della giuria, così ricorderà  Ripellino : "Alto, bruno, un ciuffo dei neri capelli quasi incollato alla fronte, il viso scavato da un male cattivo, gli occhi vividi di entusiasmo e tuttavia increduli, sembrava uscito da una delle illustrazioni del suo libro. Ricordava quei missionari della scena e della poesia russa, ormai leggendari, ai quali il rimbombo della vita esterna doveva giungere per vie segrete e inafferabili. Aveva lavorato cinque anni alla sua opera senza risparmiare le forze : era molto ammalato. Partì il giorno dopo per un sanatorio nei dintorni di Praga".

Ma facciamo un passo indietro per ricordare che Ripellino nel 1960 esordisce come poeta con la raccolta intitolata Non un giorno ma adesso, pubblicata dall’ amico Achille Perilli e da Luciano Cattania per Grafica Edizione d’ Arte. Il libro, una brossura in 8°, consta di 64 pagine ed è illustrato dallo stesso Perilli, allievo del padre di Ripellino, Carmelo. Singolare figura di studioso questo, con una forte influenza su quel figlio dall’ aspetto fragile e dinoccolato che, appena diciannovenne conosceva il russo, il polacco, l’ olandese e il rumeno. Antonio Pane osserva : "La poesia di Ripellino vuol essere un teatrino onirico, un cabaret di sogni, un circo di reveries, e reclama ormai un palcoscenico".

Questo palcoscenico sarà  costituito dalla pubblicazione della seconda silloge poetica : La fortezza d’ Alvernia. Uscita nel 1967 per l’ editore Rizzoli, la raccolta si contraddistingue per una grafica sobria ed elegante, con il disegno stilizzato di una fortezza che incombe sul nome dell’ autore e sul titolo del libro in campo bianco. Il volumetto, rilegato con sopraccoperta, misura cm 13,5 x 20,5 e presenta 146 pagine. Nel Congedo che figura in calce al volume si legge : "La fortezza d’ Alvernia nacque nel ’65, nei mesi in cui fui rinchiuso nel sanatorio di Dobrìs, a quaranta chilometri da Praga, quando mi dibattevo per sopravvivere nella città  assediata. Di qui la sua indole lavica, la sua acerba tensione, traiettoria di un urlo, il suo mai placato fragore".

Nel 1968 Einaudi pubblica una nuova raccolta di saggi : Letteratura come itinerario nel meraviglioso. Il libro esce nella collana "La ricerca critica. Letteratura" e annovera interventi su Puskin, Tjutcev, Cechov, Blok, Bely, Pasternà k, Majacovskij. Nello stesso anno l’ editore torinese dà  alle stampe anche l’ indimenticabile versione ripelliniana delle Poesie di Chlébnikov, salutata da Paolo Milano come esempio di magistrale "simbiosi poetica" con lo stile del futurista russo. Innumerevoli d’ altra parte, sarebbero i lavori di traduzione e le curatele da ricordare, ci limitiamo a segnalare : le Poesie di Pasternà k de
l 1957, le Poesie di Blok del 1960, i Nuovi poeti sovietici del 1961, Una notte con Amleto di Holan del 1966, Lènin di Majacovskij del 1967.

Ripellino approda come autore alla "Collezione di poesia" einaudiana con Notizie dal diluvio del 1969 che sarà  ristampato tre anni dopo in Sinfonietta raccogliendo anche la silloge eponima. Il volume, presentato in una bella edizione rilegata con sopraccoperta che reca il Pierrot prisonnier di Paul Klee, riporta in quarta la seguente dichiarazione :"Le poesie di questo libro, scritte tra il 1968 e il 1971, costituiscono un diario nel quale la storia privata, il grafico di una sofferenza, si intrecciano con le vicende che ci hanno sconvolti e incrinati negli anni recenti". Il trittico poetico einaudiano viene completato con la pubblicazione della raccolta Lo splendido violino verde, uscita nella "Collezione di poesia" nel 1976.

Nel 1973 Einaudi pubblica nella collana dei "Saggi" il capolavoro di Ripellino : Praga magica. In sopraccoperta è riprodotta un’ immagine deformata dell’ orologio della Città  Vecchia. Il libro, di 362 pagine, contiene 49 tavole fuori testo. Dalla bandella ricaviamo che l’ autore : "Narra dell’ età  di Rodolfo II, dei truffaldini alchimisti, del Quartiere Ebraico, del Golem, della taverne, delle strampalate figurette di beoni e spacconi che le frequentarono, dell’ indole funeraria e maligna di certe sue fabbriche e strade, degli stranieri che vi si allogarono nel corso dei secoli, della letteratura tedesca che vi fiorì sullo scorcio dell’ impero austro-ungarico, e di Hasek e di Kafka, cerimonieri dell’ intero libro, e di Apollinaire, Mà cha, Holan, Meyrink e dei dadaisti boemi, e degli infernali pagliacci della pittura di Tichy’, che esprimono a meraviglia la notturnalità  senza scampo, il malumore di Praga".

Dopo Storie del bosco boemo, pubblicate dal solito Einaudi nel 1975, che raccolgono quelle che lo stesso autore definisce : "Instabili macchine narrative, che spesso rassembrano…trecentesche affabulazioni o antico-novecenteschi canovacci per farse e guitterie da sogno di teatro totale", è la volta dell’ ultimo libro pubblicato in vita : Autunnale barocco, estrema raccolta di versi. E’ una sorta di testamento spirituale affidato alle ambiguità  del caso, in cui la parola poetica conosce le splendide rifrazioni di un diamante. Il libro, stampato da Guanda nel 1977 nella collana "La Fenice", presenta una copertina marroncina sopra cui si accampano il nome dell’ autore in un marrone più scuro e il titolo in azzurro. "Scriver poesie nell’ assedio in cui siamo invischiati vuol dire caparbietà  di non soccombere agli sfaceli, di sopravvivere, tenendo a distanza con la magia di Belcanto, con la pienezza polposa delle parole, con gli esorcismi delle paronomasie e delle assonanze, la Morte" si legge nella bandella.

Ripellino non fece in tempo a vedere Saggi in forma di ballate che presenta il seguente sottotitolo : Divagazioni su temi di letteratura russa, ceca e polacca. Il libro infatti uscì nella collana dei "Saggi" einaudiani nel 1978, poco dopo la morte dell’ autore. I ritratti critici sono quelli di alcuni tra gli autori più amati : Cechov, Chlébnikov, Majacovskij, Pasternà k, Halas, a cui si aggiungono Ròzanov, Bulgakov e Bruno Schulz. La sua attività  si chiude idealmente con questi due libri che testimoniano dell’ indiscutibile perizia dello slavista, il quale si avventura negli impervi territori della Muse ricavandone reperti preziosi. Claudio Vela asserisce : "Ripellino è un poeta russo, è un poeta ceco, è un poeta siciliano che, emigrato bambino in qualche provincia boema, per scompigliare le carte scrive in italiano".

Non si possono dimenticare però, in questo contesto, i libri apparsi postumi, spesso curati da una cerchia ristretta di studiosi che per anni si sono prodigati nel cercare di diffondere l’ opera di Ripellino. In particolare Antonio Pane, Claudio Vela e Alessandro Fo hanno curato, coadiuvati da Ela Hlochovà , moglie di Ripellino, alcuni volumi contenenti importanti inediti o semplici riproposte arricchite da nuovi apparati critici. Tra questi ricordiamo : I fatti di Praga (Libri Scheiwiller, 1988), Siate buffi (Bulzoni, 1989), l’ antologia delle Poesie 1952-1978 (Einaudi, 1990), e inoltre i recenti Nel giallo dello schedario (Cronopio, 2000), Storie del bosco boemo e altri racconti (Mesogea, 2006), Poesie prime e ultime (Aragno, 2006). A questi titoli vanno aggiunti i versi di Scontraffatte chimere, a cura di Giacinto Spagnoletti (Pellicanolibri, 1987), i saggi de L’ arte della fuga, a cura di Rita Giuliani (Guida, 1987) e gli interventi sulle arti figurative raccolti in I sogni dell’ orologiaio, a cura di Alfredo Nicastri (Polistampa, 2003).


Riferimenti bilbliografici essenziali

 Dossier Ripellino, a cura di Alessandro Fo e Antonio Pane, "Il Caffè illustrato" n11, marzo-aprile 2003.
Numero speciale della rivista "Trasparenze" dedicato a Angelo Maria Ripellino, a cura di Federico Lenzi, n. 23/2004, Genova, San Marco dei Giustiniani, 2005.
Antonio Pane, Storia di Ripellino, in Angelo Maria Ripellino, Poesie prime e ultime, a cura di Federico Lenzi e Antonio Pane, Torino, Aragno, 2006.



 

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