Wuz, n.5, settembre-ottobre 2004

 

Hilarius Moosbrugger

 

La grande stagione

di Valentino Bompiani

 

Via San Primo, a Milano, sarebbe piaciuta a Balzac. Il lungo muro di mattoni rossi del Senato la delimita a nord. Sul lato opposto due o tre palazzi dell’inizio del ‘900 si affacciano sulla strada, ne ricevono poca luce, rivelano cortili silenziosi, con qualche vecchio glicine che si arrampica da un balcone all’altro.
In uno di questi, forse il più buio, Valentino Bompiani ha passato gli ultimi anni della sua lunga vita. L’atmosfera che lo circondava era l’opposto di quella moderna, molto ‘visual’, da editore protagonista che il nome Bompiani ha sempre evocato.
Protagonista è la parola chiave per descrivere Bompiani editore. Sia perchè è quella scelta da lui stesso per definirsi, sia perchè lui la contrapponeva a diverse altre tipologie probabilmente attribuite ai suoi concorrenti : editore ideologico, letterario, tipografo, libraio, enciclopedico, popolare, pronto intervento, perfino editore Barnum.

E’ evidente il senso di superiorità  insito nel giudizio, ma anche la consapevolezza della propria capacità  e passione : "L’editore protagonista riesce a trasferire nelle scelte la propria natura, curiosità , esigenze, insoddisfazioni e orgoglio, dubbi e speranze".
Si aggiunga la voglia di Bompiani di essere anche scrittore e d’avere un rapporto da autore a autore con quelli da lui pubblicati; si aggiunga il suo gusto per la grafica dell’editoria -impaginazione, caratteri, copertine, formati- e si arriva all’esatta definizione di protagonista.
Savinio, autore molto Bompiani, avrebbe sottolineato : "il primo attore che nell’antico teatro greco sosteneva sulla scena la parte del personaggio principale".

Bompiani iniziò con Mondadori, cinque anni, dal 1925 al 1929. Segretario particolare prima, segretario generale poi : "Mondadori mi vuol bene, dice il nostro Bompiani, se potesse mi inciderebbe sulla spalla la sua sigla editoriale come il marchio ai vitelli".
L’apprendistato fu utile, continuarlo era molto difficile : "Arnoldo è ingombrante, vorace e divoratore. Col fascino di cui dispone e che egli adopera consapevolmente, se appena lo cosparge di miele diventa una carta moschicida".
Il secondo passo fu dalla Mondadori alla Unitas, un bel salto all’ingiù, ma compensato dalla posizione : direttore editoriale.
La Unitas era una casa editrice di due svizzeri ticinesi, stava in galleria Vittorio Emanuele, pubblicava testi scolastici, settimanali di moda, talvolta libri.
Bompiani, più che la speranza, aveva la certezza di poter dirigere, trasformando l’approccio provinciale in una produzione sempre più qualificata.
Non andò così. La proprietà , sulle prime condiscendente, si mostrò via via resistente a cambiamenti drastici, tantomeno disposta a barattare quantità  per qualità .
La situazione, divenuta tesa, venne risolta da un caso culminante, un grande ‘affare’ combinato dai proprietari, I Promessi Sposi aggiustati da Guido da Verona : "Pensavo a Salani che vendeva i libri a peso, due chili di Louise Alcott, mezzo chilo di Luigi Motta; a Sonzogno che aveva l’arco intero della edizione popolare, dai romanzi di Carolina Invernizio alla celebre ‘Universale’; ma I Promessi Sposi rifatti da Guido da Verona, no".
Il contratto imponeva l’assenso del direttore editoriale, in mancanza di questo l’unica soluzione era licenziarlo. Lo fecero.

Superato il colpo, Bompiani decise di fare da sé. Diventò editore in proprio nel novembre del 1929, capitale di 65.000 lire costituito dalla liquidazione Unitas, tre locali a palazzo Durini, una segretaria. Da Verona era arrivato al centro di Milano, da dipendente a imprenditore.
Il primo libro edito fu la biografia di Don Bosco di Don Ernesto Vercesi : "Un suggerimento venuto direttamente dalla cronaca, la Chiesa si preparava a beatificarlo, ma i giornali ne parlavano poco, mi piaceva saperne di più e avevo chiesto a Don Vercesi di scrivermi lui una biografia non agiografica ma politica del fututo Beato".
La stampa era affidata alla tipografia degli Artigianelli dei Salesiani, l’ordine di Don Bosco : "Ci andai in tram, tutto era netto, modesto, pacificato. I candidi Padri avevano appena finito di spampare Gli Indifferenti di Alberto Moravia, per conto della casa editrice Alpes. Non lo sapevo, nè se lo avessi saputo quel nome e quel titolo avrebbero avuto un significato. Ma il fatto è accaduto a un passo da me. Per incontrare Don Bosco avevo preso un tram invece di un altro. Guarda il caso, al capolinea c’era Moravia".

Per quarantatré anni Valentino Bompiani ha diretto la sua casa editrice.
Un quadro d’insieme della produzione è certo possibile, ma senza pretendere un sistema eccessivamente preciso, perchè tutto il progetto fu determinato dalla scelte che Bompiani esercitava : "Un’ invenzione sempre diversa libro per libro. Come i gatti sui tetti, i libri fanno l’amore con i libri che incontrano".
Due sono i settori che Bompiani ha affrontato, le collane letterarie e le raccolte enciclopediche.
Per qunto ricco e significativo sia stato il contributo dato alla letteratura attraverso il rapporto stretto, esclusivo, con gli autori, e la qualità  dei titoli proposti, forse lo sforzo maggiore e anche più nuovo, venne dalla seconda area, dapprima con l’ Enciclopedia Pratica Bompiani, poi Il Dizionario degli Autori e delle Opere e infine la serie degli Almanacchi Letterari.
Proviamo a esaminare, con qualche dato, sia l’uno che l’altro settore.

Le collane

20 sono le collane di letteratura realizzate da Bompiani nei quarant’anni considerati, 18 di ‘base’ e 2 di ‘riprese’. I loro nomi -nomi che si trovano nei cataloghi delle produzioni Bompiani, e non sempre sui volumi, a dimostrazione di una identificazione più distributiva che creativa- sono : Letteraria, Romanzi Storici, Grandi Ritorni, Pantheon, La Zattera, Corona, Centonovelle, Biblioteca di Martedì, Pegaso, Uno al mese, B-S, Teatro Contemporaneo, I Numeri, Il Pesanervi, I Neofigurativi, Scaffale Alto, Delfini, Classici, Portico, Idee nuove.

‘La Letteraria’, prima e più importante collana, si definiva ‘Romanzi, novelle, racconti, raccolte di versi, saggi di scrittori italiani e stranieri moderni, scelti tra mille’. Comprendeva 530 titoli, 240 italiani e ben 290 stranieri.
Senza numerazione nè indicazione del nome della collana sui volumi, ha continuato la sua vita per tutti i 43 anni della Bompiani di Valentino; ha presentato i suoi autori in una veste grafica di precisissima identità  -sia le brossure che i libri a copertina illustrata- e, nel suo insieme, è da considerarsi una delle raccolte più ricche di prime edizioni di autori italiani, tra i maggiori del ‘900, e di prime traduzioni di scrittori americani, inglesi, franc
esi.

‘Pantheon’ iniziò nel 1940. Grossi volumi antologici delle principali letterature straniere : russa, tedesca, spagnola, americana. I curatori erano non solo gli specialisti più qualificati, ma raffinati scrittori quali Landolfi, Traverso, Bo, Vittorini.
Nacque un caso per ‘Americana’. La raccolta, basata su scrittori realisti che affrontavano temi sociali spesso in modo crudo, era accompagnata da un’ introduzione e da corsivi scritti da Vittorini, in cui si sottolineava sia la novità  che l’ importanza di quei temi.
A volume già  stampato intervenne Pavolini, ministro della cultura popolare fascista, bocciando l’edizione per tendenziosità  antifascista del curatore.
Proteste, lamentele, trattative poi il solito compromesso : una nuova edizione con introduzione e corsivi riscritti dall’ Eccellenza Cecchi, Accademico d’ Italia. Cecchi dovette serpeggiare un bel po’ per sostenere che gli autori americani dimostravano la decadenza della razza loro, ma infine ci riuscì. Il risultato fu una vera rarità  bibliografica : le poche copie originali salvate dell’ edizione Vittorini del 1941.

‘La Zattera’ dovette il suo nome a un’idea di Cesare Zavattini, salvare libri importanti dal naufragio della guerra, l’epoca era il 1942.
Fu la collana più picola di formato, 8×13, con 24 titoli più che tascabili perchè, come indicava Zavattini : "Amico lettore, non ti meravigliare se vedrai alcuni nostri libri impropriamente rimpiccioliti. Siamo in guerra e la carta scarseggia". Tutti i titoli erano derivati dalla ‘Letteraria’ salvo due, entrambi famosi, usciti in prima edizione : L’ amata alla finestra di Corrado Alvaro e Tutta la vita di Alberto Savinio.
Zavattini aveva avuta un’ altra idea minima : raccogliere libri da ‘gita a piedi’ e chiamare la collana ‘Lo Zaino’, ma non ne uscì nemmeno uno.

Dopo ‘La Letteraria’, la collana più ricca di volumi -248- fu quella dei ‘Delfini’.
Con la famosa copertina disegnata da Munari, la raccolta fu non solo un grande successo di vendite, ma un valido strumento di cultura, dato il prezzo più che accessibile e l’ ampia varietà  dei titoli.

Bompiani non sembrerebbe editore di particolare sintonia con i libri per ragazzi. Eppure fin dall’ inizio riconobbe interesse e potenzialità  a questo settore che, a suo parere, s’era arrestato a Emilio Salgari e Giulio Verne.
Il primo approccio fu certamente particolare. A cominciare dal nome della collana, ‘I libri d’acciaio’, che alludeva sia al mondo futurista ‘libri moderni per ragazzi moderni’, sia all’ aspetto fisico dei volumi ‘solidamente confezionati e rivestiti con carta d’acciaio’.
Nonostante l’ aggressività  dell’ idea però, i risultati furono modesti e la raccolta chiuse dopo pochi anni di vita.
Tralasciati i programmi di tipo metallico, Bompiani non smise l’attenzione verso la letteratura per giovani. E, non tanto paradossalmente, i successi maggiori vennero da un mondo molto più gentile.
Il Piccolo Principe di Saint-Exupéry, tradotto da Nini Bompiani moglie di Valentino, fu un assoluto best seller; Il Cucciolo di Marjorie Rawlings ebbe 64 edizioni; i volumi di Molnà r, Kastner, Van Loon furono diffusissimi. Fino ad arrivare ad alcuni piccoli capolavori della letteratura italiana del ‘900 come Totò il buono di Cesare Zavattini, Il Sigaro di Fuoco bellissimo libro di poesie di Alfonso Gatto, Grogh, storia di un castoro di Alberto Manzi, il futuro ‘maestro’ della trasmissione televisiva Non è mai troppo tardi.

Le enciclopedie

Il Dizionario Letterario delle Opere, dei Personaggi e degli Autori di tutti i tempi e di tutti i paesi è l’opera più importante edita da Bompiani.
Fu preceduta però dalla Enciclopedia Pratica Bompiani. Si capisce che le opere a carattere enciclopedico affascinavano l’editore.
La Enciclopedia Pratica, un approccio monografico di cultura, vita civile e famiglia, in 27 sezioni, dalla storia universale alla gastronomia ( ‘ventisette segretari ai vostri ordini’), uscì nel 1938, due volumi a 150 lire, arrivando a vendere 250.000 copie.

Nel 1938 il Dizionario, l’opera maggiore, era già  in gestazione. In quell’anno, le avvisaglie della seconda guerra mondiale erano nell’aria, Bompiani ebbe il desiderio "di mettere in salvo, con la memoria e lo studio di chi conosceva direttamente le opere, tutto ciò che l’uomo ha pensato e scritto nei millenni, dalle origini ad oggi".
Si può facilmente dedurre che assieme a un progetto di salvataggio ci fosse un po’ di sana paranoia -"riunire tutto lo scibile di tutti i tempi"- e un buon calcolo imprenditoriale.
L’organizzazione del lavoro fu di grande efficienza oltre che di grandi dimensioni. Gli autori vennero divisi in quattro categorie : quella di Omero e  Dante, Molière e Tasso, Beaumarchais e T.E. Lawrence, fino a la Capanna dello zio Tom e Quo Vadis.
L’insieme delle materie fu ripartito in trenta sezioni di lavoro, sessanta direttori di sezione, più di mille collaboratori. 7 volumi furono dedicati alle ‘opere’ (18.000 voci); 1 volume ai principali ‘personaggi’ (2.000 nomi); 3 volumi agli ‘autori’ (6.000 biografie critiche); 2 volumi di appendici (2.500 aggiornamenti); 1 volume alle storie letterarie di tutti i tempi (130 letterature).
Le voci, uniche o a gruppi, venivano affidate ai singoli collaboratori; arrivate in redazione venivano controllate, editate e uniformate secondo criteri prestabiliti.
Otto volte erano controllate le bozze, controlli minuziosi e talvolta anche curiosi : nel Dizionario tutte le ‘h’ del verbo avere furono eliminate e sostituite dall’accento. La ragione ? Economia di pagine, 100 secondo Bompiani.
I capiredattori del Dizionario furono Celestino Capasso e Paolo De Benedetti, per entrambi il lavoro di una vita. Carlo Cordiè presiedeva la revisione bibliografica : "Per ogni lemma riempiva una scheda grande poco meno di un fazzoletto : date di prima pubblicazione, controllo dei titoli, uniformità  dei nomi -Ciulo e Cielo d’Alcamo?- diciottomila schede a scrittura minuta. Come ha potuto farlo ? Perchè pazzo, un pazzo di Dio, se esiste una divinità  della filologia e dello scrupolo".
Il Dizionario fu chiamato dai redattori ‘Arca di Noè’ : "Non so -disse Bompiani- se il patriarca dopo aver finito di imbarcare gli animali fosse altrettanto felice e stanco". L’opera uscì tra il 1946 e il 1950.
Certamente oltre all’ efficienza straordinaria vi fu una passione ancora più straordinaria. Solo così poteva riuscire un lavoro durato dieci anni, unico nel suo genere, in Italia e in Europa.

Gli autori

Il rapporto di Bompiani editore con i suoi autori non era solo di lavoro, ma spesso d’amicizia. Voleva essere il più esclusivo possibile : pubblicando tutte le opere sfiorava talvolta il passionale, secondo il suo temperamento.
Zavattini, Alvaro, Savinio, Moravia, Marotta, Brancati, Piovene, Vittorini, V.G. Rossi, Annamaria Ortese, Orsola Nemi, Flaiano, Patti, Bontempelli, Cardarelli, Gatto, Eco.
L’ele
nco è lungo e certamente non completo. Più che bastante, tuttavia, a dare l’idea dell’importanza che la collana ‘Letteraria’ ebbe per la letteratura del ‘900 italiano.
Bompiani non fu l’editore più letterario, o il più anticipatore, ruolo spesso svolto dalle piccole case editrici a favore delle opere prime degli autori, fu però il più dedito a pubblicare sistematicamente gli autori adottati.
Dette loro inoltre, una veste molto identificante : nelle copertine, nell’impaginazione, nei caratteri di stampa. Unico neo, la fragilità  dei materiali usati. Il periodo a cavallo della seconda guerra mondiale rese difficile usare buona carta, ragione per cui oggi è raro trovare le edizioni originali in perfette condizioni.
Qui di seguito cerchiamo di rappresentare i rapporti tra Bompiani e alcuni importanti scrittori del ‘900 italiano, usando le loro stesse parole.

"Quando Zavattini venne da me non lo conoscevo neppure di nome. Tirò fuori dal taschino o forse dalla manica un rotoletto di ritagli : era il suo primo libro. Io mi sentivo offeso. Aspettavo Stendhal e dovevo perder tempo con le leccornie paesane. Gli proposi di scrivere un libro per ragazzi. Mi diceva di sì, con la testa un po’ storta e la bocca appuntita. Racimolò i pezzetti di carta e se ne andò. Dopo quindici giorni tornò con un rotolo di fogli scritti a macchina. Erano gli stessi pezzi ricopiati. Il manoscritto rimase in un angolo dello scrittoio. Un giorno, sfogliandolo, l’occhio mi cadde su di una frase ‘il capo ufficio diceva all’ impiegato le proibisco di pensare alla morte nelle ore d’ufficio’. Saltai sulla sedia".
Parliamo tanto di me (1931), I poveri sono matti (1937), Io sono il diavolo (1942), Totò il buono (1943) ebbero tutti un successo immediato e clamoroso.

Bontempelli mandò a Bompiani Vita e morte di Adria e dei suoi figli (1930). All’editore il titolo non piaceva, capita spesso. Bontempelli rispondeva : "Con un altro editore insisterei, ma voglio assolutamente accontentarti perchè lo meriti. Vado a fare un giro, mulinando, spero di riscriverti questa sera se ho scoperto qualche cosa".
Il titolo rimase quello iniziale, per fortuna dell’autore, del libro e anche dell’editore.

"Piccolo di statura e tutto raccolto in sé, il suo stesso volto suggeriva l’idea di un oggetto di scavo roso dal tempo. Diceva Pietro Pancrazi che Alvaro assomigliava a un pugno chiuso visto di profilo. Quando venne da me nel ’38 ci parlavamo da anni come due innamorati che si incontrano sul ponte. Mi dette L’uomo è forte". E da quel momento tutte le opere di Alvaro furono di Bompiani.

Marotta iniziò da Bompiani con il suo libro più noto L’oro di Napoli (1947). Da allora raccolse successo dopo successo : A Milano non fa freddo (1949), Gli alunni del sole (1952), fino alle raccolte di scritti cinematografici dal ’56 al ’60.

"25 aprile 1945. Non so quanto tempo è passato, Vittorini sorrideva e io sorridevo. Abbiamo parlato del libro che ha scritto, nascondendo ogni sera i fogli sotto i mattoni".
Il libro era Uomini e no (1945), forse il più importante di Vittorini. In precedenza c’era stato Conversazione in Sicilia (1941), successivamente Il Sempione strizza l’occhio al Frejus (1947), Il garofano rosso (1948), Le donne di Messina (1949).

"Di Piovene leggevo gli articoli e i racconti, ma siamo andati avanti dieci anni prima che mi consegnasse nel 1940 Le lettere di una novizia. Dopo i primi romanzi Piovene è passato in altre mani. L’avrei sbranato ma non sono mai riuscito a litigare con lui".
Con Bompiani Piovene pubblicò anche La gazzetta nera (1943) e Pietà  contro pietà  (1946).

"Lo scrittore -dice- è l’uomo che si arrampica su un albero, il suo. Trova quello che trova : a un certo momento l’albero fiorisce. Così lavora Moravia".
Moravia fu il primo grande autore che Bompiani stampò. Il libro fu L’imbroglio. Cinque romanzi brevi (1937). Il rapporto continuò si può dire per sempre. Tutti i libri di Moravia furono di Bompiani. Per la precisione trent’otto, finchè Valentino fu alla guida, ventidue dopo la cessione della casa editrice. L’ultimo, La donna leopardo (1991) è stato stampato dopo la morte dell’autore.

"Vitaliano Brancati mi diceva di aver voglia di fare l’editore : vivo in un piccolo paese vicino a Catania, a Pachino : un buon paese tranquillo, da fidarsi. In un posto così, ci si fa un’idea metafisica della vita sociale e si finisce col disprezzare la realtà ".
I migliori libri di Brancati sono stati pubblicati da Bompiani : dalla riedizione, accresciuta, di Don Giovanni in Sicilia (1942) a I piaceri (1943), da Il       bell’ Antonio (1949), a Paolo il caldo (1955).

"Anche quando gli si stava vicino, Savinio guardava di lontano con gli occhi socchiusi, piegando il capo da un lato. Sulla pagina o sulla tela tra lui e la realtà  c’era sempre quella distanza e quel disequilibrio".
Savinio era già  molto apprezzato, come pittore e scrittore, prima dell’incontro con Bompiani. Anzi si può dire che i suoi libri più particolari furono tutti pubblicati prima del periodo di guerra. In quell’epoca però, dette a Bompiani le opere che portarono notorietà  e diffusione : Narrate, uomini la vostra storia (1942), Casa la vita (1943) e Ascolto il tuo cuore città  (1944).
Ancor oggi quei tre titoli sono i più ricordati di Savinio.

Incompletissima è, naturalmente, questa scelta di opere e di autori italiani. Da Flaiano a Landolfi, da Patti a Eco e a molti ancora, si potrebbe continuare a lungo a citare titoli e date, ma si finirebbe per fare un catalogo.
Di Umberto Eco però va detto che non solo produsse con Il nome della rosa il maggior best seller che Bompiani abbia mai pubblicato, ma che divenne parte della casa editrice contribuendo a scelte e indirizzi.
Fu l’unico tra i collaboratori, pare, a dare del ‘tu’ a Bompiani : lo chiamava zio Val, affettuosamente.

Ci spostiamo ora al capitolo autori stranieri, uno dei più importanti per Bompiani editore, soprattutto per l’apporto di scrittori americani, ma non solo loro.
"Quella che è stata chiamata la scoperta della letteratura americana da parte della cultura italiana avviene negli ultimi anni tra il ’30 e il ’40. La diffusa, incisiva cittadinanza a quella letteratura nel nostro paese comincia e si condensa con la pubblicazione di Uomini e topi di John Steinbeck e di Piccolo campo di Erskine Caldwell. Quei due libri parlavano dell’uomo, della sua condizione e miseria, con diretto impegno sociale e politico".
Bompiani vide l’annuncio pubblicitario di Uomini e to
pi
su un giornale americano, chiese il libro, lo lesse in una notte e domandò a Pavese di tradurlo. A Vittorini fu affidata la traduzione di Piccolo campo, mentre La battaglia di Steinbeck la tradusse Montale.
L’importanza delle opere straniere nella produzione Bompiani è dimostrata dalla costante presenza di quegli autori in tutte le collane. In ognuna infatti, il numero di opere straniere publicate è superiore a quello delle italiane : ‘Letteraria’ 290 su 500, ‘Grandi Ritorni’ 37 su 51, ‘Pantheon’ 17 su 21, ‘Corona’ 52 su 75.
Anche se a livello di immagine sono gli americani a connotare Bompiani, in termini di quantità  è la Francia che prevale : "Sto lavorando molto con la Francia. Punto molto su quella carta. Credo di aver concluso in questi giorni la cosa più importante di tutto il mio lavoro d’editore : ha sfondato e sempre più sto sfondando in Francia". Quei contatti portarono alla pubblicazione dei libri di Malraux, Camus, Sartre, Gide, Saint-Exupéry, Aragon, Céline, Bernanos.
Ancora nel marzo del ’46 Bompiani comunicava che di 30 opere straniere pervenutegli, 20 erano francesi, 3 inglesi, 1 spagnola, 1 americana e 1 portoghese.
Ovviamente il mercato europeo portava a questo risultato. D’altra parte la Francia non aveva la forza di novità  dell’ America. Aver aperto a questa, e in periodo fascista, resta un suo grande merito.
In fatto di libri stranieri Bompiani toccò un altro primato. Fu il primo editore italiano a pubblicare Mein Kampf di Adolf Hitler.
Nel 1933 Mussolini e il governo italiano pagarono 250.000 lire di allora i diritti di autore. Per l’edizione ci si rivolse dapprima a Mondadori che rifiutò. Quindi a Bompiani che accettò subito. Editandolo ridusse il libro da 800 a 500 pagine e accolse la traduzione di Angelo Treves. Questi, benchè ebreo, volle a tutti i costi il lavoro, offrendolo addirittura gratuitamente "perchè -diceva- tutto ciò che Hitler farà  dovete saperlo".

Resta da considerare un tratto molto importante di Bompiani editore : la sua passione per tutto ciò che oggi si chiamerebbe la componente visuale del suo lavoro.
E’ noto che Bompiani non solo voleva esaminare copertine e impaginati prima della stampa, ma che ci si applicava di persona, soprattutto sulle copertine.
I bozzetti venivano stesi uno accanto all’altro e paragonati. Poi Bompiani tagliava, incollava e sovrapponeva per ottenere il risultato che aveva in mente.
Munari ha raccontato come, una volta, chiamato dall’editore a proporre una copertina importante arrivò in casa editrice con una grande busta e la porse a Bompiani invitandolo ad aprirla. Dentro c’erano decine di tessere colorate, forme geometriche in piano, tutti gli elementi necessari insomma : "Presidente -gli disse- si diverta, componga lei la copertina, i particolari sono miei, l’insieme sarà  suo".
Munari poteva permettersi l’impertinenza, gli altri abbozzavano, anche se non erano particolarmente felici. E’ però incontestabile la notevolissima caratterizzazione grafica delle edizioni Bompiani. La collezione delle copertine colorate della ‘Letteraria’ e di molte altre collane è, di per sé, la dimostrazione del gusto visuale di un’epoca.

Un’ opera straordinaria in questo senso è la raccolta degli Almanacchi Letterari. Iniziata nel 1925, ancora sotto il marchio Mondadori, con volumi in 8°, dal ’34 in poi uscì in 4° (dal ’34 al ’42, dal ’59 all’ 80, oltre a volumi non successivi nell’ 86 e nel ’99).
E’ un tutto formidabile di grafica, pubblicità , storia visuale. I trenta e più volumi costituiscono una delle fonti più raffinate del gusto e del costume del ‘900.

Proprio la responsabilità  della composizione dell’ Almanacco, ancora negli anni Mondadori, legò Bompiani ad Enrico Piceni, curatore con lui dal ’25 al ’38 dei primi numeri della pubblicazione.
Questa amicizia lo indusse ad iniziare un’altra attività , che fu sempre parallela all’editoria, quella di autore e operatore teatrale : "Ho scritto per il teatro anche da ragazzo. Saltavo la scuola per andare in biblioteca a leggere Schiller e Shakespeare".
La prima commedia fu L’amante virtuosa del 1930. Negli anni ’40 e ’50 scrisse le sue pièces più note : Albertina, Paura di me, Anche i grassi hanno l’onore, La domenica ci si riposa.
Oltre che autore Bompiani fu naturalmente editore di teatro, libri e riviste. ‘Pantheon teatrale’ nacque tra il ’39 e il ’41, direttore Vittorini. Le opere comprenderanno Teatro Spagnolo (1941), Le sacre rappresentazioni italiane (1942), Teatro Tedesco (1946), La commedia italiana (1947), Teatro religioso del medioevo fuori d’ Italia (1949), e infine Teatro Russo (1955). I curatori dei volumi, oltre a Vittorini, furono Bonfantini, Pintor, Apollonio, Contini, Alvaro, Lo Gatto.
Nel 1946, ‘Sipario’, mensile teatrale nato a Genova per opera di Ivo Chiesa e G.M. Guglielmino, pubblicava due opere di Sartre e Camus i cui diritti erano di Bompiani. La richiesta di spiegazioni e rimborso fu l’occasione per un incontro che avrebbe portato all’acquisto della rivista. Dal ’47 ‘Sipario’ uscì a Milano e dal ’51 Bompiani fu direttore per vent’anni, fino al 1971, ultimo numero.

Bompiani visse a lungo. Lui stesso racconta come nel 1972 cedette la casa editrice. Il racconto è idealizzato e attenuato; in realtà , grande fu la difficoltà  ad uscire e ad adattarsi alla carica di presidente onorario. La sua vita durò ancora vent’anni.
A Natale del 1991 volle prender congedo e scrisse un Addio agli amici. Non è un testo, è un raccolta di nomi che mette insieme vivi e morti, noti e ignoti. Fu un ringraziamento, un congedo, ma anche un implicito vaglio, perchè 78 soltanto furono i nomi inclusi.
L’editore fu protagonista fino all’ ultimo.

 

Riferimenti bibliografici

Questo articolo è basato su tre libri autobiografici di Valentino Bompiani : Vita privata, Milano, Mondadori, 1973; Dialoghi a distanza, Milano, Mondadori, 1986; Il mestiere dell’ editore, Milano, Longanesi, 1988. Inoltre, Valentino Bompiani. Il percorso di un editore artigiano, a cura di Ludovica Braida, Milano, Edizioni Sylvestre Bonnard, 2003 e Storia dell’ editoria letteraria in Italia. 1945-2003. di Gian Carlo Ferretti, Torino, Einaudi, 2004.

 

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