Il titolo disaggettiva l’essenza della missione inconscia di cui si è caricata Luce: la felicità rinunci a cercarla se non può essere completa. E’ un ambire che si fa esso stesso privazione.

Così è l’amore per la sua città. Impossibile da possedere tutta, a causa del suo claustrofobico esilio del proprio appartamento dentro il quale la protagonista si è auto-relegata, al punto che l’autodeterminata prigionia ne diventa anche l’effetto. L’amore per la sua Milano, che osserva puntigliosamente e ossessivamente dalla finestra regalando al lettore didascaliche descrizioni dalla commovente cristallinità.

Dentro la sua dimora Luce vive in un mondo non-mondo dove la fisica non esiste o, meglio, sono gli avvenimenti a determinarne le leggi e le costanti. Il tempo è un fattore trascurabile. La forza di gravità è l’unico elemento che governa l’appiattirsi e l’orizzontalizzarsi della esistenza di Luce, che ogni giorno diventa sempre più ombra di se stessa. Rinchiusa tra le quattro mura vegeta per fotosintesi al fioco muto bagliore di una televendita di bigiotteria che ossessivamente ripropone ciclicamente oggetti inutili e superflui come il mondo esterno che metaforicamente rappresentano.

L’amore è sbiadito ed incolore. Il lavoro inesistente. Fortuna: non pervenuta. Sembra di leggere la propria vita in un oroscopo stampato su fogli di giornale unti che fanno da tovaglia a tavole da tempo disadorne e vuote.

La svolta inconscia arriva insieme a ‘Bambina’ ed insieme ai suoi enormi 5 anni. ‘Bambina’ è Viola la nipotina a cui deve fare – suo malgrado – da baby-sitter. Ed i suoi 5 anni sono enormi perché fatti di un mutismo autoimposto e di emozioni giganti soffocate, al punto da farla apparire adulta.

Viola vìola l’isolamento di Luce e con la sua comunicazione non-verbale e sovente non-convenzionale sviscererà le emozioni più profondamente nascoste della protagonista, fino a farle ritrovare, l’una a l’altra, faccia a faccia come coetanee.

La fisica e la fisico-chimica riappaiono nelle macchie sui muri, nei post-it colorati e nelle cose che tornano finalmente verticali. Le emoglobine tornano ad arricchirsi di ossigeno. Gradualmente la forza di gravità lascia posto alla Forza che la gravità dell’esistenza impone. L’amore, la vita e i tarli sottocorteccia, o li schiacci o li accarezzi.

Stilisticamente la narrazione è certamente originale, poiché ricca di parole-luce che si articolano in caleidoscopi multicolore e si ricompongono dentro a prismi prima di giungere al lettore in forma chiara e diretta. Un linguaggio decisamente carico di affettività che non può che emozionare.

Esilaranti trovate di un improbabile “D’io” aforista aprono i capitoli, degnamente accompagnate da divertenti Annunci Condominiali; gli uni e gli altri perfette metafore dei nostri disordinati mondi interiori e specchio delle altrettanto non meno agevoli nostre vite quotidiane.

 

Recensione a cura di: Vincenzo Zoda
Autore:  Francesca Marzia Esposito
Editore: Baldini&Castoldi

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