La fine dei Greene è un libro di S.S. Van Dine -probabilmente tra i più riusciti- che grazie ad un’entusiasmante trama, impedisce al lettore di schiodarsi dalle sue pagine. Al centro della storia troviamo la famiglia dei Greene composta dai figli del defunto Tobias Greene e dai diversi inservienti che lavorano all’interno della loro dimora.
Un duro patto obbliga i familiari del de cuius a non trasferirsi altrove per venticinque anni al fine di non perdere la propria eredità.
Una notte però, un misterioso omicidio di un componente della famiglia darà luogo ad una serie di inspiegabili misteri, di accuse reciproche e di nuovi orrori tra gli abitanti della casa.
Per risolvere il caso entrerà in scena Philo Vance, eccentrico investigatore e grande conoscitore d’arte che, grazie alle sue intuizioni e all’aiuto dei suoi fedeli collaboratori, riuscirà a trovare un filo conduttore che porterà ad un’impensabile scoperta.
La bellezza di questo giallo è dovuta all’eccezionalità di Van Dine nel descrivere minuziosamente i luoghi in cui si svolgono le azioni e i suoi personaggi.
In particolar modo lo scrittore ci descrive perfettamente la figura di Vance tanto da riuscire a creare nella mente di chi legge una soddisfacente immagine mentale.
La fine dei Greene è un libro appassionante, ricco di pathos che si apre e si chiude nel migliore dei modi.

Recensione a cura di Cecilia Carbonaro

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