“Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali di altri”… e in guerra vale qualunque cosa, sopratutto la propaganda.

Oggi cade l’anniversario della morte di George Orwell e ci pareva interessante svelare un curioso retroscena, legato al cartone animato che  fu tratto nel 1954 da uno dei suoi libri più noti, La Fattoria degli Animali.

All’epoca del lancio, il lungometraggio, il primo animato realizzato in Inghilterra, fu osannato dalla critica e presentato al pubblico con un gala di lancio niente meno che alle Nazioni Unite di New York. Come mai tanto interesse per un cartone, le cui tematiche, per altro, apparivano così inadatte ai bambini?

Dietro la versione cinematografica di Animal Farm, realizzata dalla società cinematografica Halas & Batchelor, ci sarebbe niente meno che la regia della Cia e dunque il film, in cui il maiale Napoleone ha le fattezze di Stalin e si parla di rivoluzione, riunioni segrete, piani quinquennali e cameratismo voleva essere un formidabile veicolo di propaganda in un periodo storico in cui cominciavano le schermaglie della Guerra Fredda.

Animals-03-Benjami_3096031a-largeLa verità sul coinvolgimento della CIA è rimasto segreto per 20 anni fino a quando, nel 1974, Everette Howard Hunt, che aveva lavorato nell’Agenzia, ne rivelò la storia nel suo libro Undercover: Memorie di un agente segreto americano.

Dopo la morte di Orwell, il 21 gennaio 1950, Hunt,  che lavorava  nella divisione guerra psicologica dell’agenzia, venne mandato in visita alla vedova dello scrittore, Sonia, per ottenere i diritti cinematografici sul libro. 

Si favoleggia che per convincerla a firmare, l’agente le avesse promesso un incontro con l’attore preferito della donna, Clark Gable.

Gossip a parte…Come mai la scelta ricadde proprio sull’Inghilterra?

Si trattava innanzitutto di una decisione strategica: pur controllando il film, la Cia aveva maggiori garanzie di riservatezza, inoltre non si fidava della lealtà di alcuni disegnatori americani ( il maccartismo e la sua caccia alle streghe erano in rampa di lancio) ed era rimasta ben impressionata dalle animazioni di propaganda realizzate in tempo di guerra da Halas e Batchelor.

Si potrebbero ora qui elencare le problematiche morali che rendono vagamente meschina l’idea di fare propaganda attraverso l’innocenza di un cartone animato, ma chiunque scrive fa propaganda e anche queste considerazioni ne fanno a modo loro… quindi val la pena di tralasciarle e concludere che in fondo non vi sia nulla di male.

Peccato si siano concessi una serie di licenze poetiche, la cui più significativa riguarda proprio il finale.

Orwell, critico, giornalista e corrispondente dall’estero per molti anni, era convinto che la politica non offrisse all’uomo alcuna redenzione, tanto da rendere i maiali, alla fine della rivoluzione, talmente simili agli ex padroni umani da essere da loro indistinguibili.

Nella versione cinematografica, gli altri animali, resisi conto della malvagità e delle malversazioni dei maiali, chiedono l’intervento esterno, trucidano i malvagi, abbattono la dittatura e si avviano a creare una nuova e splendente democrazia.

La declinazione politica statunitense del favolistico “e vissero tutti felici e contenti” snaturava senza ragione la sorprendente potenza del messaggio offerta dal testo letterario.

Perché, chiaramente, ci sono finali più uguali di altri.

@Antonietta Usardi

 



 

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