Wuz n. 4, luglio-agosto 2005

Piero Scapecchi

La Divina Commedia in folio

L‘edizione della Commedia con il commento di Cristoforo Landino, monumentale in folio, edita a Firenze da Niccolò Tedesco nel 1481 (IGI 360), è la risposta a quella milanese di Nidobeato e la riaffermazione della fiorentinità  del capolavoro dell‘Alighieri. Questo esemplare di dedica alla Signoria fiorentina, stampato in pergamena, preziosamente decorato e legato, racchiude in sé il senso civico e culturale dell‘impresa letteraria e tipografica. Valore che si afferma nelle incisioni di Baccio Baldini (1436?-1487?) su disegno di Sandro Botticelli il quale, come ricorda Vasari “per esser persona sofistica, comentò una parte di Dante; e figurò lo Inferno e lo mise a stampa, dietro al quale consumò di molto tempo, per il che non lavorando fu cagione di infiniti disordini alla vita sua”.
àˆ tutta una serie di relazioni che si intrecciano nel profondo di questa impresa che producono un‘opera che segna un punto di svolta nella storia della tradizione dantesca del nostro paese: le illustrazioni accompagneranno le edizioni veneziana di Scoto (1484) e bresciana di Bonino de‘ Bovini (1487); il grande pittore disegnò anche per i Medici popolani una serie di illustrazioni su pergamena che, benché incomplete e disperse, restano il segno più alto di questo affaticarsi; Baccio Baldini collaborò con Niccolò Tedesco approntando altre incisioni per illustrare il Monte santo di Dio del vescovo di Foligno Antonio Bettini; Niccolò Tedesco, documentato a Firenze almeno dal 1464, editò opere di Marsilio Ficino, il casentinese Cristoforo Landino (1424-1498), autore delle Disputationes Camaldulenses, sempre prodotte da Niccolò e legate all‘ambiente laurenziano, accompagnò il dono con l‘Oratione avuta alla illustrissima Signoria fiorentina quando presentò el comento suo di Dante, [Firenze, Niccolò di Lorenzo, 1482?] di cui si conoscono oggi solo quattro esemplari.
Lo splendore culturale fiorentino, sottolineato da Landino nelle fitte pagine premesse al poema, corre parallelo e affiora, dopo la preparazione e la realizzazione, come segno ancor più incisivo della sottile politica di alleanze e di dominio intessuta da Lorenzo dei Medici, scampato ai pugnali prezzolati dei Pazzi e di Sisto IV, e si esplicita in questo esemplare, di provenienza magliabechiana, conservato tra i tesori della Biblioteca nazionale centrale di Firenze (Banco Rari 341).
Il culto di Dante, riacceso dal neoplatonismo di Marsilio Ficino, si era reso visibile in Firenze con la tavola di Domenico di Michelino (1465) ancor oggi conservata in Santa Maria del Fiore, da cui fu tratta un‘incisione sempre di Baccio Baldini, e poi riaffermato con il ritratto a piena figura, “intessuto” nel legno della Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio e nel tentativo di ottenere da Ravenna i resti del sommo poeta, come dimostra la lettera di Antonio Manetti a Lorenzo del 1476 dove si ricordano i contatti avuti con Bernardo Bembo per raggiungere lo scopo prefissato.
La storia tipografica dell‘edizione è molto complessa; ancora si discute su chi fu il committente (si è ritenuto di identificarlo in Pier Francesco dei Medici popolani o meglio in qualche personaggio del ramo principale della famiglia o in una società  costituitasi appositamente), sul numero delle copie tirate (se ne conservano circa 130 in collezioni pubbliche, di cui 60 in Italia, io credo che in tutto non fossero più di trecento, trecentocinquanta), sulle incisioni, che, interrotte nella realizzazione, accompagnano al massimo e variamente i primi diciannove canti dell‘Inferno, preparate e tirate per lo più dopo la stampa del testo perché esse sono solo in minima parte impresse sui fogli tipografici ma ordinariamente applicate; Hind ha classificato gli esemplari in cinque categorie basandosi sul numero delle incisioni presenti in ciascun esemplare (da tre a diciannove) e sull‘osservazione se esse siano state impresse direttamente o applicate al foglio nello spazio appositamente lasciato in bianco all‘inizio di ogni canto. Si deve ricordare per chiarezza che questo esemplare di dedica non ha incisioni e che esse furono perciò molto probabilmente prodotte dopo l‘agosto 1481 e non terminate a causa sia della partenza di Botticelli per Roma, sia delle difficoltà  economiche e infine per la morte di Niccolò Tedesco.
Solo un‘altra copia in pergamena è nota oltre a questa ed essa, proveniente dalla raccolta fiorentina dei Martelli, fu venduta nel 1818 ed è conservata oggi a Parigi nella Biblioteca nazionale di Francia.
L‘esemplare della Nazionale di Firenze è unico e prezioso perché è decorato con miniature attribuite ad Attavante e perché è legato con coperte in velluto cremisi su assi: al centro dei due piatti due placchette in argento niellate raffiguranti una il Marzocco (il leone simbolo della città ) e l‘altra Ercole più quattro cantonali (due per ciascun piatto) sempre in argento con in alto l‘insegna dei priori di libertà  e in basso la croce insegna del popolo, attribuite unanimemente allo stesso Baccio Baldini. La legatura fu restaurata dall‘orafo Antonio Graziani nel 1785 sotto la direzione del bibliotecario magliabechiano Ferdinando Fossi.
La decorazione della carta iniziale riassume, come la legatura, la destinazione civica dell‘esemplare; infatti al margine superiore, da sinistra a destra, sono miniati gli stemmi con il giglio fiorentino, la croce rossa insegna del popolo, l‘aquila rossa di parte guelfa, e al margine inferiore l‘insegna dei priori di libertà , di nuovo la croce rossa del popolo; mentre al centro del margine sinistro è il Marzocco e su quello destro Ercole, antico sigillo del Comune divenuto poi emblema della famiglia Medici.
Ma è la legatura che affascina; come scrisse Annarosa Garzelli a proposito della placchetta con l‘Ercole: “la raffinata conduzione dell‘immagine di questa placchetta sembra voler gareggiare con esiti della pittura, tanta è la minuzia descrittiva del paesaggio nello sfondo. L‘Ercole di questa legatura, nel ribadire un soggetto molto saggiato dai maestri fiorentini del Quattrocento consente di ritrovare le sue radici strutturali e stilistiche all‘interno della pratica incisoria dello stesso Baldini”.
Abbandonato per un momento lo smalto che domina nelle coeve legature fiorentine, a cominciare dalla preziosa cassetta Cesarini, pensata come custodia delle pergamene del Concilio fiorentino e conservata nella Biblioteca Medicea Laurenziana, fino ai molti libri d‘ore coevi, il niello si afferma sia come tecnica di incisione su carta che come lavorazione preziosa del metallo.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI ESSENZIALI

Sandro Botticelli: pittore della Divina Commedia, a cura di Sebastiano Gentile, Milano, Skira, 2000, con bibliografia aggiornata
P. Scapecchi, Cristoforo Landino, Niccolò di Lorenzo e la “Commedia” ,in Sandro Botticelli, cit., pp. 44-47
A.Garzelli, Smalti nelle botteghe fiorentine del Quattrocento, “Annali della Scuola normale superiore di Pisa. Classe di lettere e filosofia”, s. III, XIV, 2, 1984, pp. 689-701 (700-701)
A.Chastel, Arte e umanesimo a Firenze nel tempo di Lorenzo il Magnifico. Studi sul rinascimento e sull‘umanesimo platonico, Torino, Einaudi, 1974 (prima edizione francese 1959)
A. Petrucci, Baccio Baldini, in Dizionario biografico degli Italiani, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1960- , vol. 5, pp. 478-471
T. De Marinis, La legatura artistica in Italia nei secoli 15. e 16.: notizie ed elenchi, Firenze, Fratelli Alinari, 1960, vol. 1, n. 1093 bis
E.G. Ledos, Lettre inedite de Cristoforo Landino a Bernardo Bembo, “Bibliothèque de l‘école de chartes”, LIV, 1894, pp. 721-724
A. Tenneroni, Appunti danteschi, “Giornale dantesco”, II, 1895, pp. 149-150

Sul niello come tecnica illustrativa e s
ulla produzione di Baccio Baldini si veda The illustrated Bartsch. 24. Commentary Part 1. Early Italian Masters, a cura di Mark J. Zucker, New York, Abaris Books, 1978-