La Cucina Italiana inizia le pubblicazioni nel dicembre del 1929 a Milano. Fondata da Umberto Notari – all’epoca editore di un famoso giornale economico, La Finanza Italiana – e diretta insieme alla moglie Delia Notari, la rivista esce con il sottotitolo “Giornale di gastronomia per le famiglie e i buongustai”. Oltre alla direzione della moglie, all’organismo di redazione viene affiancato un comitato di degustazione, tra cui abbiamo nientepopodimeno che Marinetti, Bontempelli e Paolo Buzzi, il che è divertente perché sono gli stessi che attaccano la cucina tradizionale, in particolare Marinetti.

La rivista è impegnata sul fronte della cultura gastronomica, ma pubblica anche articoli di scrittori del calibro di Ada Negri e di Pascoli, quest’ultimo, per esempio, parla del risotto.

A partire dal gennaio del 1931, la rivista ritaglia un grande spazio alla polemica sulla pastasciutta, polemica avanzata da Marinetti che combatteva questo cibo, a sua detta “pesante”, lui che invece preferiva la leggerezza, a partire dalla meccanica, per esempio la littorina.

Pochi anni più tardi, dopo la morte della moglie Delia, La Cucina Italiana passa di proprietà, va a Roma nelle mani dell’editore del Giornale d’Italia e il sottotitolo cambia in “Rivista mensile delle famiglie e delle donne italiane”. Ci si avvia verso il contenuto di un periodico per signore, perdendo, qualcuno ha detto, quel tono intellettuale epicureo del primo sottotitolo. Sono presenti più ricette, rubriche di moda, bellezza e aumenta anche l’impegno, per non dire lo schieramento politico.

La Cucina Italiana. Annata completa 1960

Nel ’37 la prima pagina cambia, il formato cambia, da quello della prima edizione, grande quanto quello di quotidiano, si passa a uno più piccolo e a quel punto appaiono anche le prime illustrazioni.

Dopo di che con la guerra diminuiscono le pagine, le ricette cominciano ad assumere quel tono legato alle privazioni alimentari, per poi interrompere le pubblicazioni nel luglio del 1943.

Nel gennaio del 1952 riprende la pubblicazione a Milano e a questo punto cambia nuovamente il sottotitolo in “Rivista di gastronomia e convivialismo”, risalendo di tono. La Cucina Italiana si presenta in una nuova veste a colori, illustrata con copertine, con piatti ben cucinati e che propongono l’immagine di un benessere ritrovato.

È poi nel ’56 che si rientra nell’epoca del boom economico e allora compaiono addirittura delle belle immagini in copertina di alcune massaie italiane vestite in maniera elegante, non più quelle massaie che si vedevano nella cucina degli anni Trenta. Queste signore, un po’ in stile americano, lavorano in cucina, con apparecchiature moderne (forni elettrici, frullatori ecc).

A guardarla nell’insieme, questa grande rivista che continua tuttora le sue pubblicazioni, anche su internet, ha fornito e fornisce un meraviglioso repertorio del costume, del mangiare, di come cambia la società…

Consigliamo a tutti La Cucina Italiana, con la promessa della meraviglia di passare dalle copertine degli anni Cinquanta, abbondanti di spaghettoni e maccheroni, man mano scivolando verso i colori tenui della dieta vegetariana e delle verdure… che non consigliamo a nessuno!

Michele Rapisarda


Scopri La Cucina Italiana su Maremagnum: http://bit.ly/RivistaCucina



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