Wuz n.3, maggio – giugno 2007

 

Hilarius Moosbrugger

 

La complessa frivolezza

di Ronald Firbank

 

 

 

L’ Inghilterra, tra gli ultimi anni dell’ Ottocento e i primi del Novecento, visse un periodo felice.
La potenza dell’ impero, la vivacità  industriale, la società  assestata permettevano una grande facilità  d’esistenza, mai più ritrovata dopo che la prima guerra mondiale ebbe spezzato ottimismo e gioventù.

Arthur Annesley Ronald Firbank nacque a Londra nel 1886, in tempo per partecipare nei primi anni della sua vita, a quello stato di grazia. Aveva vent’anni nel 1907, quando fu invitato alla festa per il compimento della maggiore età  di un suo compagno d’università , Vyvyan Holland, il cui nome velava volutamente, quello molto più famoso e imbarazzante di suo padre : Oscar Wilde.
L’anniversario era stato pensato dagli amici di Vyvyan, non dai genitori : "Perchè – diceva Holland – credo che nulla legato alla mia nascita sia ritenuto motivo di felicità  ".  Alla cena – dodici persone, tutti uomini – parteciparono Robert Ross, William Rothestein, Charles Shannon, Charles Ricketts, Henry James (eccentrica presenza rispetto a quel gruppo di artisti osé) e, unico giovane coetaneo, Firbank. Era il mondo dello "Yellow Book", di esteti dai modi eleganti e dalle abitudini libere, orchidaceous dandies, li definì Cyrill Connolly. Firbank era uno degli epigoni rispetto ai maggiori, ma l’imprinting che ne ricevette si accordava perfettamente con la sua natura.

La famiglia Firbank aveva origini recenti. Il nonno Joseph, nato in miniera, si emancipò entrando nel business delle ferrovie, allora agli inizi. Come contractor, costruttore di binari, fece fortuna, permettendo al figlio Thomas di continuare a un livello molto più elevato, diventare member of parliament, abitare una bella casa e sposare una giovane donna, diafana ma non debile, dai gusti tutti rivolti all’estetica. La coppia ebbe due figli e una figlia, il secondo maschio fu Arthur Ronald. La vita del giovane seguì  un indirizzo molto diverso da quello tipico dei ragazzi inglesi. Firbank era di salute cagionevole, venne viziato senza ritegno dalla madre, andò a scuola per la prima volta a 14 anni.
Non ci sono ragguagli sulla sua reazione al collegio di Uppingham, salvo uno, tratto dal registro della scuola : "Arthur Ronald Firbank, ammesso settembre 1900, ritirato aprile 1901".
Fu trovata un’alternativa, un istitutore privato che lo iniziò alle letture e lo spinse a scrivere.
Nel 1904, svolta negli studi e anche nella vita di Firbank, fu l’essere mandato in Francia, a Tours. Visse un anno nella cittadina della Turenna. Imparò la lingua, lesse Baudelaire, Flaubert, Gautier, Mallarmé e, oltre che dalla letteratura, fu catturato subito dallo stile e dal tono francese, dagli abiti al cibo, dai bei mobili ai bei libri, perfino dalla religione cattolica, più ammirata nei riti che sentita nella sostanza.

In Francia scrisse il primo libro, un sottile volume composto da due racconti Odette d’ Entrevernes A study in temperament. Lo pubblicò al ritorno in Inghilterra nel 1905, a sue spese presso l’editore Elkin Mathews, tiratura di sole 200 copie. Firbank insistette per renderlo prezioso, con metà  degli esemplari legati in rosa, metà  in blu. Insoddisfatto del risultato protestò con lo stampatore. Avrebbe dovuto esserlo del contenuto, inevitabilmente incerto e noioso nei manierismi. Ma era il suo primo scritto, gli apriva una via che non avrebbe smesso più.

Sarebbero passati molti anni però, dopo quel tentativo iniziale. Nell’intervallo ci fu un periodo di incubazione, di studio e di vita che servì da accumulo, quasi inconscio, di materiali che avrebbero fruttato in futuro, a maturazione avvenuta.
Firbank si iscrisse a Cambridge  per quattro anni.  Non dette neppure un esame e non si laureò. La sua vita era duplice, da un lato l’estetica, manifesta, dall’altro lo studio, ignoto ai più, da autodidatta nascosto.
Nella cittadina universitaria era conosciuto per il suo gusto, per la sua abitazione squisitamente arredata, piena di fiori, libri, quadri. Intratteneva gli amici con prodigalità , scegliendo cibi e decori, avendo cura delle persone e della conversazione. L’ università  fu una costruzione personale : di assorbimento di cultura e di esercizio d’eleganza.

Poi cominciò a viaggiare. Egitto, Algeria, Costantinopoli, la Grecia, Vienna, l’ Italia, ancora la Francia e infine l’ Inghilterra. Visse a Londra gli anni precedenti la guerra. Aveva casa, ma si può dire abitasse quasi esclusivamente nei due caffè più a la page del momento, la Tour Eiffel e il Cafè Royal. Mangiava pochissimo, solo fragole o pesche, però beveva quantità  inverosimili di champagne. Era alto, magro, aveva il culto della bellezza della sua persona, camminava con una sinuosità  più che sospetta, aveva bellissime mani, le unghie laccate di rosso. Divenne collezionista di libri, edizioni originali, dedicate, di Wilde, Beardsley, Max Beerbohm.
Un libraio antiquario famoso all’epoca, C.W. Beaumont, ricordava le sue richieste continue : "Avrebbe qualcosa di mio gusto oggi ? Voglio dire qualcosa che mi faccia sognare e mi sia di riposo allo stesso tempo ? Gli piaceva molto la parola ‘riposo’. I suoi libri preferiti erano tutti restfull, perfino Beardsley che a me sembrava l’opposto della tranquillità  ".

La guerra rovesciò il suo mondo. I gigli di Istanbul, gli scarabei del Cairo, la musica di Vienna, i balletti russi di Parigi, libri, quadri e teatri a Londra. Tutto finito.
Il padre era morto anni prima lasciando ai familiari meno di quanto si aspettassero. La combinazione del conflitto e della ristrettezza, sia pur relativa, spinsero Firbank a trovare un rifugio. La scelta fu la seconda città  universitaria inglese, Oxford. Prese alloggio al n.71 di High Street e ci passò i cinque anni di guerra. Viveva come un eremita, senza nessuna delle dolcezze di Cambridge, vedendo pochissime persone. Ma due furono gli eventi che a quel tempo mutarono la sua vita : cambiò nome e ricominciò a scrivere.

Il primo nome che gli era stato dato, Arthur, lo trovava bruttissimo. Perciò scelse il secondo, Ronald. Annunciò a tutti a voce, e per iscritto sul Times, che da quel momento sarebbe stato Ronald Firbank. In un certo senso lo annunciò anche a se stesso. Essere Ronald gli consentiva una nuova personalità , quasi un doppio che gli permettesse una visione della realtà  più distaccata, più ironica e, soprattutto, lo rendesse capace di riprodurre la vita in opere letterarie. Arthur non sapeva scrivere, Ronald sì.

Dal 1915 al 1918 scrisse quattro romanzi : Vainglory, Inclinations, Ca
price
e Valmouth.
Non cessò l’abitudine di cercare l’editore che gli concedesse di realizzare i suoi libri con l’ eleganza che esigeva e, benchè pagasse di tasca propria la stampa, gli fu difficile trovare il partner ideale.
Martin Seeker di Londra rifiutò, per pentirsi in seguito : "Ero ammirato dal suo Vainglory, ma non trovavo motivi per credere che si sarebbe venduto. Non ebbi l’istinto di capire che sarebbe diventato un testo di culto. Indirizzai Firbank a Grant Richards che accettò. Ho solo questo merito nello sviluppo della sua carriera ".
In effetti Grant Richards diventò l’editore dei libri di Firbank. Di tutti, salvo uno, stampato da Brentano in America. Tutti uscirono a spese dell’autore, nessuno in più di 500 copie.

Il primo fu, come s’è detto, Vainglory, ucito nel 1915, copertina nera decorata da un pastello di Felicien Rops, riprodotto anche sul frontespizio. L’idea di usare Rops come illustratore fu di Firbank stesso, trovava il disegno : "..così deliziosamente corrotto..", che usò l’argomento per convincere il riluttante editore.
Seguirono Inclinations nel 1916 con due disegni di Albert Rutherston; Caprice nel 1917 frontespizio di Augustus John; Valmouth nel 1918, frontespizio ancora di Augustus John.

La fine della guerra, nell’ euforia della vittoria, portò agli inglesi una parvenza di vita facile, simile a quella dei primi anni del secolo. Fu un’ illusione breve. Niente era più come prima, né la società , né la sicurezza, né le finanze. Firbank partecipò alle speranze del momento, lasciò il ritiro universitario, prese stanze in Jermyn Street nel centro di Londra, vendette la bicicletta che usava a Oxford e tutta la collezione di libri preziosi. Voleva essere libero e, in particolar modo, essere non più solo eccentrico spettatore, ma narratore consapevole della vita propria e altrui. Era cresciuto d’esperienza, conscio del suo valore e sicuro della capacità  di riprodurre nei suoi scritti ciò che vedeva e sentiva.
Per il teatro scrisse The Princess Zoubaroff una commedia che racchiudeva, nella sveltezza dell’ ironia, temi e motivi classici eppure attualissimi. Fu detto che ricordava Congreve per la sapienza dei dialoghi e la vivacità  dei personaggi. Nonostante queste raffinatezze, nessun impresario accettò la produzione. Firbank, resosi conto che le aspettative andavano deluse, pubblicò la pièce in libro nel 1920, sempre da Grant Richards, frontespizio e illustrazioni di Michel Sevier.

La mondanità  era ormai, per Firbank, il terreno ideale per la ricerca di trame e fonte preziosa di espressioni verbali e linguaggio, da mettere a profitto scrivendo.
Alternava viaggi alla residenza cittadina. Le parentesi all’estero gli servivano soprattutto per scrivere. Ritirato in Francia o sulla riviera italiana elaborava i racconti che avrebbe pubblicato poi. Li chiamava ‘le creature’ e, man mano che uscivano in volumi simili per formato e dimensioni, arrivava a portarli con sé in una valigetta fatta fabbricare apposta. Averli a portata di mano lo confortava, gli sembrava di esser capace di produrre qualcosa di reale, non solo sogni.

The Flower beneath the Foot, bellissimo titolo, è la storia di Laura Lita Carmen Etoile de Nazianzi – straordinaria facoltà  onomatopeica di Firbank nella scelta dei nomi dei personaggi – la più bella debuttante di una corte da operetta, sedotta dal principe, riparata in convento e uccisa dai ricordi. Il libro fu scritto a Versailles, viaggiò con l’autore tra Firenze e i Caraibi e uscì finalmente a Londra nel 1923, illustrato da W. Nevinson. Due anni prima, nel 1921, era apparso Santal, racconto breve di tema orientale, edizione elegantissima nella copertina mattone bruciato chiaro, con mezzaluna azzurrata sopra il titolo. Non il più riuscito dei testi dell’autore, però.
Nel 1922 Firbank partì per Haiti, Cuba e le isole Barbados. Il suo interesse per la razza negra era nato improvviso, ma divenne dominante. Gli piacevano i negri, la loro vitalità , il ritmo delle musiche e i balli. Negli ultimi tempi era assiduo di un cabaret, ‘The Blackbirds’, dove sera dopo sera, assisteva agli spettacoli. Il viaggio alle West Indies fu quasi una scommessa a causa della distanza, le fatiche, gli azzardi climatici e alimentari. Resistette benissimo a tutto. Tornò con i colori, i suoni, addirittura le inflessioni idiomatiche di una storia che lui stesso definì, presentandola all’editore : "..potrebbe essere un Gauguin ".
Il libro ebbe due titoli : Sorrow in sunlight, quello preferito da Firbank e Prancing Nigger quello scelto da Brentano, editore dell’opera a New York nel 1924. Il racconto fu un successo così notevole da essere l’unica opera di Firbank prodotta non a sue spese e rieditata nel 1925 per il mercato inglese con il titolo originale.

L’ultimo libro di Firbank è una storia spagnola, in realtà  scritta in Egitto dove Firbank si era rifugiato nei mesi invernali del 1924. E’ il titolo suo più famoso : Concerning the eccentricities of Cardinal Pirelli. Don Alvaro, il cardinale, è il protagonista ed è il personaggio, se ce n’è uno, che meglio riproduce Firbank stesso, insieme di grazia e ironia, pruriginosità  e peccato, immagine compiaciuta di decadenza.
Il racconto inizia con il battesimo in chiesa, non di un bambino, bensì del cucciolo di police dog della duchessa DunEden e finisce con la morte del cardinale "..nudo ed essenziale come Adamo ..", caduto dinanzi a un dipinto del vecchio Domenico Theocòpuli, il Greco, dopo il vano inseguimento di un giovane, estrema deliziosa tentazione.
L’opera fu rifiutata a New York per immoralità . Uscì a Londra nel 1926, dodicesima stampa di Grant Richards, con un ritratto dell’autore in copertina, di Charles Shannon.

Firbank è diventato, negli anni, autore ricercato e particolare. Due sono le caratteristiche importanti che anticipò nei suoi scritti : la prima è la capacità  di creare due, tre, anche quattro voci narranti che si intersecano e che il lettore identifica solo in base alle intonazioni particolarissime e all’abilità  di trattamento del linguaggio. La seconda è il suo stile ‘in levare’ che gli consente un testo essenziale, comunicante in un minimo di parole un massimo di movimenti, scene, dialoghi.
L’originalità  di Firbank oggi è pienamnte ricosciuta. L’autore è indicato come fonte di scrittori quali Evelyn Waugh, Anthony Powell, Ivy Compton-Burnett, anche Hemingway.

Quando apparve il Cardinal Pirelli, Ronald Firbank era scomparso da sei mesi. Morì a Roma, all’ hotel Quirinale, di polmonite, a 39 anni.
Fu sepolto, lui cattolico, nel cimitero protestante accanto a Keats e Shelley. Solo un amico, Lord Berners, era alla funzione e suo è il ricordo di quel momento : " Il funerale avvenne un mattino di giugno sotto un cielo italiano senza una nube, tra i cipressi, le rose e il canto degli usignoli. Erano usignoli cattolici probabilmente, perchè fecero il possibile per sovrastare la voce del pastore anglicano che officiava ".

 

 

 

Questo articolo è basato su : Ronald Firbank, a memoir by I. Kyrle Fletcher, London, Duckworth, 1930; The complete Firbank, with an introduction by Anthony Powell, London, Duckworth, 1973; Ronald Firbank, memoirs and critiques, edited by Mervyn Horder, London, Duckworth, 1977; Ronald Firbank, letters to his mother 1920/1924, Verona, Stamperia Valdonega, 2001; Saved by art. The shy, steely, original Ronald Firbank, by Alan Hollinghurst, ‘Times Literary Supplement’, 17 novembre 2006.