Wuz, n. 3, maggio-giugno 2005

 

Hilarius Moosbrugger

 

La breve scia luminosa

della Cometa

 

 

Non è insolito che l’arte si sposi alla letteratura e che il matrimonio crei un risultato non solo di cultura, ma anche di commercio. Che vi sia una donna alle spalle, motore e spinta dell’iniziativa, aristocratica oltre che ricca, desiderosa di porre se stessa al centro dell’impresa e premurosa di affidare la regia a un intellettuale, preferibilmente poeta, ma insieme ispiratore dell’opera e, al bisogno, consolatore degli sconforti.
Il cammino seguito in questi casi ha delle tappe quasi prestabilite : recupero dei locali dove tener sede; elaborazione del programma, definito ma non troppo; ricerca del nome e del simbolo; formazione di un gruppo di addetti, di varia natura, ma tutti devoti, benchè con ranghi e caste di importanza e specificità  diverse.
La nascita che ne segue è quella di una creatura ricca di estetica, fascino, improvvisazione, qualche dilettantismo, unica però nei pregi e nell’ intelligenza, nonostante la cornice di snobismo inevitabile.

Questa premessa si addice benissimo alla ‘Galleria della Cometa’, alla sua attività  artistica e alle omonime edizioni di letteratura, entrambe volute dalla contessa Anna Pecci Blunt e iniziate a Roma nel 1935.

Roma sembra essere la sede naturale di avventure culturali di questo tipo. Il periodo tra le due guerre quello ideale per il concepimento. Attrici privilegiate, non solo dalla sorte, ma dalla loro capacità  e tenuta sono la duchessa di Sermoneta con ‘Botteghe Oscure’ e ‘Commerce’ e la contessa Pecci Blunt con ‘La Cometa’.

Irene Brin raccontando quei giorni scrive : "Tempi meravigliosi in cui le regine del buon mondo rivaleggiavano a colpi di Scipione e non di smeraldi; o mantenevano fastosamente una rivista d’ avanguardia, e non uno yacht; o finanziavano i concerti mentre oggi finanziano boutiques, saloni di parrucchieri, trattorie, nell’ ingenua convinzione di trarne moltissimi soldi".
Nel caso della ‘Cometa’ esiste un dualismo che si ripete : doppia è l’ attività  prevista, galleria d’ arte e casa editrice; doppia l’ attitudine delle due persone che l’ hanno voluta e diretta, Mimì Pecci Blunt e Libero De Libero.

"La contessa Pecci Blunt è una signora aristocratica, ma laboriosa, di studi letterari e archeologici, con una passione per Roma sparita (colleziona libri, documenti preziosi e rari, quadri e mappe da far invidia al Museo di Roma), una bella casa in palazzo Malatesta, a piazza Aracoeli, una collezione di quadri antichi e moderni (da Rembrandt a De Chirico, da Tiepolo a Magnasco, da Van Dick a Picasso, da Corot a Foujita, da Veronese a Carrà ), insomma una trinità  di passioni : arte, musica e letteratura.
Mimì Pecci vive a Parigi sei mesi all’ anno e il suo salotto è un vero luogo di incontri, come lo diventa subito quello romano. In quei salotti può sviluppare i suoi interessi e sviluppare il suo attivismo, le sue curiosità , con quella dose di fanatismo che è alla radice di tante passioni" (G. Appella, introduzione alla monografia Galleria della Cometa, Roma, 1989).

Libero De Libero è poeta. Dice Savinio : "Un Rimbaud nostro e che il demone ha lasciato in pace. Ma uguale a lui per la dolcezza di nostalgie, per alte meditazioni, per lunghezza di sguardo".
Nato a Fondi (Latina) nel 1903, quarto di otto tra fratelli e sorelle. A quattordici anni gli muore la madre. Passa un anno in un convitto religioso, esperienza traumatizzante che racconterà  nel libro Camera Oscura. A diciassette anni un fratello viene assassinato per vendetta fascista.
Dal 1917 si trasferisce a Roma dove comincia una vita di poesia, letteratura, pittura. E’ legato a Sinisgalli, frequenta molto lo studio di Scipione e Mafai, studia Carrà , Casorati e De Chirico. Nel 1934 il riconoscimento : Ungaretti pubblica nei ‘Quaderni di Novissima’ Solstizio, la prima raccolta di versi. Nel 1935 la contessa Pecci Blunt gli chiede di dirigere la galleria e le edizioni della Cometa.

De Libero stesso racconta nascita e vita del progetto. Il clima del gruppo, anche se intellettuale e aristocratico, era pur sempre casalingo : la sede era a palazzo Malatesta, dimora della contessa; il nome ‘La Cometa’ derivava dall’ insegna araldica che era stata di un prozio, papa Leone XIII. De Libero in Roma 1935 riporta : "Il locale venne trasformato e arredato dall’ architetto Libera, un piccolo ambiente con un arco in fondo che ne creava un altro più breve, tela grigia alle pareti, verdi il pavimento ed il divano, il soffitto bianco, in un angolo fuoriusciva un pezzo di colonna romana con capitello infossata nel muro, una larga vetrina a battenti, sulla porta verde dell’ esterno era dipinta una cometa bianca".
Scrivendo della ‘Cometa’ è impossibile separare le due attività . Esse si intrecciano continuamente negli interessi della nobildonna ispiratrice e sono impersonate totalmente in De Libero che riunisce in sé la passione per la letteratura con il grande amore per l’ arte.
L’ inaugurazione della galleria avviene il 15 aprile 1935 : in mostra una raccolta di cinquanta disegni di Corrado Cagli, con catalogo presentato da Bontempelli, dal titolo Idea sul disegno. In quattro anni ‘La Cometa’ esporrà  quarantun artisti italiani. Tra questi : Afro, Bartoli, Cagli, Guttuso, Carlo Levi, Longanesi, Maccari, Mafai, Manzù, F. Pirandello, Purificato, Sassu, Savinio, Scipione, Severini, Tamburi.

La vita della galleria però, ha un nemico potente e persistente : il fascismo.
Identificando nell’ ambiente della ‘Cometa’ un ottimo pretesto per una polemica razzista antisemita, una campagna imponente è montata dal ‘Tevere’, quotidiano romano, e da ‘Quadrivio’, il suo settimanale. Telesio Interlandi e Giuseppe Pensabene ininterrottamente battono contro la galleria e le sue attività , parlando, per la prima volta in Italia, di "arte degenerata, internazionalista, cosmopolita, decadente".
E’ lotta dura tra la contessa Pecci Blunt e il potere. Nel 1938 lei apre, addirittura, una succursale a New York, The Comet Gallery, al 10 East della 52ma strada. E’ come buttare benzina sul fuoco. La contestazione monta talmente che il gruppo alla fine cede e, parole di  De Libero, : " ‘La Cometa’ che non ebbe neppure l’ onore di essere proibita, chiuse la sua bella porta verde e chi ci perdette fu Roma, furono gli artisti italiani".

E la letteratura in tutto questo ?

" ‘La Cometa
‘ si è messa a stampar libri. Ci sono ora le edizioni, come vi erano le esposizioni della ‘Cometa’. ‘La Cometa’ artistica ha quel sentore di internazionale ebraica che tutti sappiamo" ( ‘Il Tevere’, Roma, 28 luglio 1939).
Le edizioni però, erano iniziate prima del 1939. Già  nel 1937-38 erano uscite le prime raccolte in versi di De Libero. Piuttosto dal ’39 in poi le pubblicazioni si intensificano, man mano che scema l’ attività  d’ arte.
Lo stile editoriale della ‘Cometa’ è molto semplice, molto marcato e molto elegante. I volumi escono in edizione ordinaria, in 16°, con copertine color crema, verdine, marrone chiaro, rosse. Quasi ogni opera ha una tiratura di lusso in 8° grande, a 65 esemplari. Si conoscono anche edizioni uniche, intestate ad personam, ad esempio Il Mar delle Blatte di Tommaso Landolfi, stampato in copia apposita per Libero De Libero. Ogni titolo porta un ritratto dell’ autore, a disegno.

Non sono molti gli autori pubblicati, ma tutti scelti e particolari e, tutti, rigorosamente in prima edizione. Tre le opere di De Libero : Proverbi (1937), Testa (’38), Eclisse (’40). Di Savinio : Tragedia dell’ infanzia (’39), e Dico a te Clio (’40). Di Tommaso Landolfi Il Mar delle Blatte (’39). Di Cesare Brandi Voce sola (’39). Di Roberto Papi Piripino (’38) che suscitò la sua parte di rancore fascista quando Interlandi fece scrivere un pezzo intitolato Un romanzo a chiave e una chiave che diventa grimaldello. Di Leonardo Sinisgalli Campi Elisi (’41). Di Bontempelli Introduzione all’ Apocalisse e Cenerentola (’42). E ancora opere di Salvini, Giovannini, Pavolini, Beccaria. Infine il titolo di lusso, annunciato, pubblicizzato, mai stampato : Hebdomeros di Giorgio de Chirico. Presentato in uscita nel 1938, già  composto e impaginato : "Non vide mai la luce perchè proibito dall’ artista, irritato dalle correzioni sul dattiloscritto apportate da De Libero -la copia delle bozze corrette è nell’ archivio Scheiwiller a Milano -" (Apella, op. cit.). L’ annuncio pubblicitario predisposto, incitava alla prenotazione di uno dei cento esemplari numerati con disegno originale di de Chirico, al prezzo di sole 50 lire.
Come sempre, anche alla ‘Cometa’ nelle locandine di future edizioni si trovano annunci di ‘imminenti’ mai realizzati : Aretusa di Savinio, Accordo d’ Aprile di Vigolo, libri di Moravia, Morante, Debenedetti, Gadda, Ungaretti.
Sarebbe divertente un piccolo, forse non tanto piccolo, dizionario dei titoli annunciati e mai usciti nella letteratura italiana del Novecento. Una collezione di puri fantasmi letterari.

L’ ultimo passo di De Libero editore della ‘Cometa’ sono tre almanacchi : hanno titolo Beltempo, almanacco delle lettere e delle arti e datano 1940, ’41,’42. Sono presentati a cura di Falqui e De Libero e contengono prose d’ arte, saggi, poesie e disegni. Sono curati e preziosi come i migliori almanacchi che si raccolgono sempre e non si leggono mai. Sono stati una via d’ uscita per De Libero, molto morbida e sfumata, dal sodalizio con la contessa Pecci Blunt. La nobildonna e il poeta si lasciarono bene.
Le gallerie romane continuarono, nonostante i tempi, ad aprire e a vivere brevi e meno brevi stagioni : dalla ‘Margherita’ allo ‘Zodiaco’, al famoso ‘Obelisco’ di Irene Brin e Gaspero del Corso.
La ‘Cometa’ però, rimane unica. E buona parte della memoria che ha lasciato è dovuta agli smilzi volumetti editi con tanta cautela, ma con inarrivabile eleganza.

 

 

Questo articolo è basato sui volumi : Giuseppe Appella, Galleria della Cometa, Roma, edizioni della Cometa, 1989; Libero De Libero, Roma 1935, Roma, edizioni della Cometa, 1981; Libero de Libero, Borrador : Diario 1933-1985, Torino, edizioni Nuova ERI, 1994.

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