SICILIA

«Quell’antica feroce virtù»

La Guerra del Vespro di Michele Amari

di Nino Insinga

articolo tratto da e per gentile concessione di «la Biblioteca di via Senato», mensile di Bibliofilia e storia delle idee, (gennaio 2020)

 

La Guerra del Vespro di Michele Amari (Palermo 1806 – Firenze 1889) è stato il primo studio sulla celebre rivoluzione siciliana, che «per l’uso di documenti originali, la severa critica delle fonti» e il calore della narrazione è diventato un classico. Qui ripercorrerò la fortuna editoriale del libro di storia di maggior successo dell’Ottocento, che come notò Benedetto Croce, «segna assai bene il passaggio dalla storiografia di tendenza alla storiografia scientifica», e che quando nel 1842 uscì a Palermo per i tipi della Poligrafia Empedocle (un volume in-8 gr. di pp. [4], 308, [4], XXX, [2]), al fine di sfuggire alla censura borbonica, era intitolato Un periodo delle istorie siciliane del secolo XIII. Articolata in venti capitoli, la narrazione partiva dal contrasto tra Federico II e papa Innocenzo IV per finire con la pace di Caltabellotta del 1302, che poneva momentaneamente fine, col riconoscimento di Federico III d’Aragona, rex Trinacriae, alla ventennale guerra scoppiata tra Angioini e Aragonesi.

L’autore, nato a Palermo l’8 luglio 1806 da un modesto impiegato del Banco pubblico della città, grazie ai mezzi economici del nonno, venne avviato alla carriera amministrativa. Le difficoltà economiche incontrate dalla famiglia in seguito all’arresto del padre coinvolto nei moti del 1820, gli fecero a poco a poco maturare una profonda avversione nei confronti dei Borboni. Ripresi gli studi umanistici, pensò in un primo momento a un saggio su quei rivolgimenti, partendo dalla Costituzione del 1812. Resosi poi conto che la grande rivoluzione e il nuovo ordinamento siciliano della fine del secolo XIII – così scrisse nel 1888 – «avrebbero preparato gli animi alla riscossa molto meglio di quella effimera riforma del 1812 e della inconcludente rivoluzione del 1820», lasciò perdere quest’ultimo argomento per passare al Vespro. Sopravvissuto alla micidiale epidemia di colera che nel 1837 fece almeno quarantamila vittime nella sola Palermo, Amari fu trasferito a Napoli presso il Ministero di Grazia e Giustizia. Qui approfondì le sue ricerche presso il grande Archivio della città, tanto che al suo ritorno a Palermo, poté far stampare il suo libro in mille copie, grazie al permesso della censura qui impersonata dal canonico Gaspare Rossi. Nella premessa anteposta alla ristampa anastatica della prima edizione, edita a Palermo nel 1988 dall’Accademia nazionale di scienze lettere e arti, Romualdo Giuffrida ha ripercorso le tormentate vicende di quella pubblicazione, dall’andata a ruba delle mille copie in soli sei giorni (e per questo Marino Parenti la considerò una rarità bibliografica), fino alla reazione del governo napoletano che costò ad Amari la sospensione dall’impiego e poi l’esilio volontario a Parigi, dove restò sedici anni, fino al maggio del 1859.

Certamente, La Guerra del Vespro non è un’esperienza facile di lettura. Infatti, come notò, quasi a scusarsi, l’autore nella prefazione all’ultima edizione del 1886 («Noi giovani meridionali ci appigliavamo agli esempi toscani del trecento e del cinquecento»), dietro quell’anacronistico ricorso a vocaboli rari e disusati e al costrutto latino del periodo, c’era l’adesione al purismo con quella sua forte connotazione patriottica che metteva al bando francesismi e barbarismi per abbeverarsi alle vere fonti della lingua italiana, e ciò anche a rischio di rendere «stentatamente il pensiero» (p. VII prefazione, 1886).

Quanto al numero di edizioni dell’opera uscite nel corso dell’Ottocento, Giuseppe Salvo-Cozzo, direttore della Biblioteca Nazionale di Palermo, nel 1909 ne contò undici, dandone una minuziosa descrizione – riportata nella predetta premessa del Giuffrida – che qui per sommi capi riassumo, aggiungendo di mio due ristampe della seconda edizione parigina, di Capolago (1845) e di Lugano (1852) registrate da ICCU. La seconda edizione stampata in 1500 copie in-8, presso Baudry, nel 1843, a Parigi, recava il suo ‘vero’ titolo La guerra del Vespro Siciliano o un periodo delle istorie siciliane del secolo XIII; sicché, dato il grande successo, venne ristampata da Baudry ‘alla chetichella’ lo stesso anno in due volumi in-12. Costituiscono poi materiale ristampa dell’edizione parigina altre cinque edizioni, e precisamente quelle uscite nel 1843, a Lugano (due voll. in-16 con falsa indicazione di Parigi, Baudry; ma sulla quarta faccia della coperta reca: «Lugano, tipogr. della Svizzera italiana»); a Capolago «Canton Ticino, Tipogr. Elvetica» nel 1843 (col nome dell’autore taciuto sul frontespizio, ma presente in copertina, ristampata, come dicevo nel 1845: due voll. in-16 più una «Tavola analitica e cronologica» alla fine di ciascun volume); a Lugano, «a spese dell’Editore», 1852 (due voll. di cm. 19), nonché quella che reca sul frontespizio «Italia 1849» (due voll. in-16). Delle restanti cinque edizioni, tre videro la luce a Firenze presso Le Monnier nel 1851, 1866 e 1876 (rispettivamente, come «Quarta, Settima e Ottava edizione», tutte in-16 e in due volumi, tranne la prima in un solo volume); e le restanti due, a Torino (Pomba, 1852, un vol. in-12, registrata dall’autore nel «Catalogo delle opere» come contraffazione della fiorentina del 1851), e infine a Milano, nel 1886 presso Hoepli, in tre voll. in-8 piccolo («Nona edizione» sul frontespizio, ma in realtà tredicesima). Quest’ultima mantiene l’originaria suddivisione in XX capitoli, riservando la documentazione interamente al terzo volume.

[continua]

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