I libri del Formichiere non vanno presi, per loro stessa essenza, troppo sul serio. Sarà per quel logo con su un Formichiere, o per la grafica a dir poco sbarazzina e consciamente iperenfatica, firmata Artesintesi.

Così questa monografia di Giuseppe Turroni su Jean-Paul Belmondo uscita nel Formichiere nel 1979, si presenta da subito come un libro meta-libro. Meta-libro come forse dovrebbe essere una monografia su un attore di cinema, sempre sospesa fra persona e personaggio, carne e ossa e rappresentazioni similvere in celluloide (senza contare una terza eterea dimensione, quella pubblica dell’attore, fatta di red carpets e paillettes, aneddotica e mistero da rotocalco).

La quarta di copertina ci anticipa che dentro, tra foto e bibliografia e filmografia, si parlerà della maniera Belmondo, la “superba maniera” Belmondo.

Un “gran bell’uomo” col gilet accuratamente abbottonato e una gestualità apparentemente disarticolata ma in realtà in pieno controllo, un uomo e personaggio apparentemente distratti ma in realtà nel mezzo del mezzo delle cose. Senza dimenticare l’immancabile sigaretta a mezza bocca (talvolta sostituita dal sigaro) che ne All’ultimo respiro è più una maniera d’esistere prima ancora che un oggetto di scena.

Curiosi, e in tema con quanto fin qui detto, due paragrafi successivi, a metà libro, intitolati l’uno “Dice di sé” e l’altro “Gli hanno fatto dire di sé…”

@Massimiliano Varnai

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