Spesso nel parlare e nel parlato, rispetto al saggio, le cose arrivano meglio e più profondamente. Per questo si va ad ascoltare conferenze e dibattiti, o si leggono libri di interviste. Perché la libertà del parlato e tutto quanto porta con sé, compreso l’accenno o il lapsus o la minor costrizione delle parole e delle frasi, è un conduttore di verità meno raffinate ma forse più veraci e veritiere. Così diventa molto gradevole addentrarsi in Argan, Intervista sulla fabbrica dell’arte, a cura di Tommaso Trini, Laterza 1980, proprio per la fluidità con cui si parla d’arte, di critica d’arte, ma anche d’urbanistica e di opera nell’epoca della sua riproducibilità tecnica. Basato su domanda e risposta – talvolta più brevi, talvolta più articolate – dunque, il libro è scandito in otto capitoli, leggendo i titoli dei quali è ulteriormente possibile orientarsi e scegliere su quali argomenti soffermarsi. Il primo, “Occuparsi di Roma”, fa riferimento, fra l’altro, al mandato di sindaco che Argan ebbe tra il 1976 e il 1979.

@Massimiliano Varnai

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