Wuz, n.4 luglio-agosto 2006

Hilarius Moosbrugger

Immaginazione e storia
di Elsa Morante


E’ curioso il gioco dei nomi nella vita di Elsa Morante.
Nata a Roma da Irma Poggibonsi e Francesco Lo Monaco, suoi genitori naturali, ebbe come padre legittimo Augusto Morante, marito della madre. Il suo cognome perciò, dal suono particolarmente eufonico, è un obbligo d’anagrafe, ma anche una sorta di pseudonimo legale, un ‘doppio’ di nascita. Segno, questo, che si sposa benissimo con la natura immaginifica e segreta di Elsa.

Nella sua creazione letteraria, d’altra parte, il mondo della fiaba è quello che le è più congeniale. Costituisce un percorso che evolve lungo tutta la durata della sua vita, dagli inizi precoci dei raccontini infantili, alle prime prove più impegnative pubblicate in rivista e in libro, ai risultati maggiori del periodo dopo la seconda guerra mondiale.
Il fantastico è sempre presente, è il serbatoio da cui lei prende ispirazione, associazioni e perfino linguaggio : “Accade nei romanzi come nei sogni : una magica trasposizione della nostra vita, forse ancora più significativa della vita stessa perchè arricchita della forza dell’immaginazione”.

Elsa nacque con il gusto della scrittura : “La mia intenzione di fare la scrittrice è nata, si può dire, insieme a me”. Autodidatta, senza scuole elementari, a sei anni componeva storie e poesie piene di illustrazioni a colori. Un suo quaderno è titolato : Elsa Morante. Il mio primo libro. Narra la storia di una bambina.
La scuola fu limitata a ginnasio e liceo, sempre continuando la sua attività  di scrittrice per bambini, con produzioni che pubblicava su vari giornali. La pagavano regolarmente, come racconta lei stessa, con una punta non di venalità , ma di soddisfazione.
A diciotto anni, finiti gli studi, uscì dalla famiglia, ansiosa di una vita sua. Si manteneva dando lezioni di latino e scrivendo tesi di laurea.
Per due anni almeno la letteratura venne dimenticata, non perduta però. Fu una parentesi, una intermittenza, perchè già  subito dopo, nei primi anni Trenta, aveva conosciuto Giacomo Debenedetti, cominciato a scrivere per il ‘Meridiano di Roma’, poi intrappresi i racconti che diventarono Il gioco segreto.

Carlo Levi a quel tempo la incontrò, visitandola in una camera ammobiliata dove viveva a via del Corso : “Quello che mi colpì subito fu un lumino acceso davanti a una Madonna a capo del letto. E poi Elsa : non era una donna. Con quegli occhi viola, quella faccia piccola e larga, il sorriso timido che scopriva i denti minuti, separati, e i capelli grigi, arruffati disordinatamente”.
Nel 1936 si legò a Moravia, vivendo con lui una relazione amorosa contraddittoria, alternata tra desiderio e rifiuto, separazioni e riprese. Si sposarono nel 1941, in chiesa, testimoni Longanesi, Pannunzio e il pittore Capogrossi. Si sarebbero separati nel 1962, ma non divorziarono mai.
Elsa, in quegli anni, scriveva su ‘Oggi’, settimanale diretto da Mario Pannunzio e Arrigo Benedetti. Aveva una rubrica fissa ‘Il giardino d’infanzia’ dove raccontava di sé e pubblicava reportages di cronaca con lo pseudonimo Antonio Carrera.
E pure d’allora è la sua traduzione da Scrapbook di Katherine Mansfield, edita da Rizzoli nella collana ‘Il sofà  delle muse’, curata da Longanesi.

Il primo libro significativo però, fu Il gioco segreto, editore Garzanti, volume iniziale della collana ‘Il delfino’ diretta da Orio Vergani, novembre 1941, così commentato da lei stessa : “E’ una raccolta di racconti, alcuni dei quali, al mio gudizio di oggi appaiono decisamente brutti. Altri invece io li considero validi ancora oggi : e tali, difatti, apparvero al loro tempo a Giacomo Debenedetti…a lui devo la prima felice speranza della mia giovinezza… allora io credevo che fosse un fenomeno naturale un critico che sapeva leggere i libri e intendere ogni loro significato : e più tardi, invece, ho imparato che questo fenomeno è un miracolo, quanto mai raro”.
Nel 1942 Elsa Morante iniziò il rapporto con Einaudi. L’editore torinese stampava Le bellissime avventure di Caterì dalla trecciolina, edizione del settembre 1942, in 4°, illustrata in copertina e nel testo dai disegni dell’autrice. I racconti erano d’epoca ginnasiale, un ‘romanzo/fiaba’ lo definì  Elsa. L’edizione si esaurì subito e divenne quasi introvabile.

E’ stato ampiamente dimostrato che l’opera della Morante può suddividersi in due epoche, non uniformi nè di pari importanza : la prima è quella dei racconti, nasce dall’infanzia, comprende la giovinezza, arriva ai due libri Il gioco segreto e Le bellissime avventure; la seconda è quella dei grandi romanzi.
In mezzo ci fu la guerra : “Il passaggio dalla fantasia alla coscienza (dalla giovinezza alla maturità ) significa per tutti una esperienza tragica e fondamentale. Per me, tale esperienza è stata anticipata e rappresentata dalla guerra : è lì che, precocemente e con violenza rovinosa, io ho incontrato la maturità “.

La guerra significò l’abbandono di Roma. Dapprima Elsa riparò, assieme a Moravia, a Sant’Agata paesino sopra Fondi in Ciociaria, dove restò diversi mesi; poi a Napoli fino all’estate del ’44.
Da due anni aveva cominciato a scrivere Menzogna e sortilegio : “Il libro che rimane per me il più notevole che io ho scritto : tale che forse non potrò mai scriverne un altro dello stesso valore”.
La gestazione durò oltre quattro anni. Nell’inverno 1948 la Morante mandò il libro in visione a Natalia Ginzburg all’Einaudi. La Ginzburg lesse, Pavese approvò.
Nella primavera erano pronte le bozze ed Elsa raggiunse il suo editor per correggerle : “Elsa abitava in un albergo vicino alla stazione : un albergo non lontano da quello dove, qualche anno dopo, sarebbe morto Pavese. Io avevo una copia di bozze e lei ne aveva un’altra; ricordo che per la fatica e per l’emozione, e per il timore che aveva degli errori di stampa, le venne la febbre”.
Il titolo del libro era all’inizio Vita di mia nonna, poi mutato felicissimamente in quello definitivo. La Morante stessa diceva : “Le due parole del titolo riassumono, in certo modo, le vicende di questo romanzo : dove il contrasto fra la cronaca quotidiana e i mondi favolosi dell’immaginazione porta quasi tutti i personaggi a una conclusione tragica”.
Elsa Morante è sempre stata molto conscia del valore del libro : “Non ho il coraggio di dirlo, perchè potrei sembrare una megalomane. Ma ero molto giovane. Ero convinta che il romanzo così come lo si intendeva nell’Ottocento era in agonia. Allora, io ho voluto fare quello che per i poemi cavallereschi ha fatto l’Ariosto : scrivere l’ultimo e uccidere il genere. Io volevo scrivere l’ultimo romanzo possibile, l’ultimo romanzo della terra, e naturalmente, anche il mio ultimo romanzo”.
L’opera uscì nel giugno 1948, un volume di 719 pagine, in 8°, cartonatura editoriale, in copertina un particolare del quadro A l’ombre des ràªves di Marc Chagall. Il 15 agosto Menzogna e sortilegio vinceva il Viareggio. Elsa andò a ritirare il premio accompagnata da Natalia Ginzburg.
Pochi conoscevano la Morante nel 1948. I suoi libri anteguerra erano stati dimenticati, se pure avevano avuto qualche successo in uscita. Solo Debenedetti e Savinio avevano apprezzato dichiaratamente i racconti de Il gioco segreto. Era molto, data la statura dei due lettori, ma era poco per la notorietà  di Elsa.
La vittoria al premio Viareggio proiettò lei e Menzogna e sortilegio alla ribalta. Ci fu rumore, nacque un caso. In pieno neoralismo un racconto fantastico di 700 pagine lasciò i critici interdetti.
Pochi capirono e apprezzarono -Cecchi, Debenedetti, Cajumi- molti ebbero un tono di sufficienza e, come spesso accade, parlando del libro si diffusero a parlare di se stessi.

Nove anni dopo, nel febbraio 1957, la Morante pubblicò il romanzo L’isola di Arturo, ancora da Einaudi, ancora vincitore di uno dei maggiori premi italiani, lo Strega.
Questa volta la lode fu unanime e il successo immediato.
Giacomo Debenedetti consacrò libro e autrice in un famoso articolo, apparso sul n. 26, maggio-giugno 1957, di ‘Nuovi Argomenti’, forse massima rivista critica del tempo.
Veniva gustato il racconto, il ‘contenuto’ come diceva Debenedetti, ma addirittura esaltata la forma : “Che si può erigere a paradigma degli assoluti di canto che questo libro, e in genere tutta la scrittura della Morante, adeguano con mirabile frequenza”.
Tutto l’articolo fu, insieme, spiegazione molto acuta di un critico che leggeva i libri per capirli e innamoramente di un lettore, sedotto dalla maga Morante.

Nel periodo che corre tra la stesura di Menzogna e sortilegio e quella de L’isola di Arturo furono scritte le poesie di Alibi.
Il libro uscì nel 1958, edito da Longanesi, secondo volume della collana ‘Collezione di poesie’ a cura di Domenico Naldini, in sequenza con altre due opere : Croce e delizia di Sandro Penna e Usignolo della Chiesa Cattolica di Pier Paolo Pasolini.
Alibi venne molto notato. I critici, in particolare, sottolineavano l’accostamento dei tre poeti.  Garboli però notava : “In seguito si vide che la Morante, Pasolini e Penna erano stati messi insieme da Naldini solo perchè li aveva sotto mano. Non avrebbero fatto scuola. Tutti si chetarono. Alibi fu dimenticato”.
L’importanza del libro d’altra parte, sarebbe stata sottolineata proprio dallo stesso critico. Garboli, oltre a sostenere che la poesia fu il punto di passaggio tra la Morante dei primi due grandi romanzi e quella più matura, anche più discussa, della Storia e di Aracoeli, aggiungeva : “In Alibi sono poesie d’amore, un amore che non può essere mai corrisposto, perchè è solo la sponda di se stesso. Chiamarli passioni, gli amori raccontati in Alibi, è quasi usare un eufemismo : malattie, infezioni, incantesimi”.
Da quest’opera iniziò la corsa verso la maturità  di Elsa, ma anche verso la fine.
Ci furono grandi viaggi in Russia, in Cina, negli Stati Uniti, in Sud America, in India.
Conobbe Bill Morrow, giovane pittore americano, grande nuovo amore, finito tragicamente. Si divise da Moravia.

La cadenza delle opere letterarie fu costante fino all’ultimo. Le uscite possono essere divise in due parti. La prima : il volume Lo scialle andaluso, 1963, raccolta di racconti pubblicata da Einaudi, il cui titolo è preso da un’ anteprima del 1953 su ‘Botteghe Oscure’; il testo La canzone degli F.P. e degli I.M., 1967, ‘Nuovi Argomenti’, prologo al libro Il mondo salvato dai ragazzini, uscito il 4 maggio 1968 da Einaudi.
La seconda parte : i due ultimi romanzi La Storia e Aracoeli.  Questi, nei tempi di concezione e scrittura e negli intervalli trascorsi tra l’uno e l’altro furono  quasi speculari a Menzogna e sortilegio e L’isola di Arturo. Quattro anni per La Storia iniziato nel 1971 e uscito nel 1975; cinque anni per Aracoeli cominciato nel 1976 e pubblicato nel novembre del 1982.

Elsa Morante morì d’infarto il 25 novembre 1985, dopo quattro anni di malattia. Prese per morire quasi lo stesso tempo che usava per la stesura di un libro.
Nel ricordarla oggi si possono citare i primi versi di Alla Favola anteposti a Menzogna e sortilegio : “Di te, Finzione, mi cingo / fatua veste. / Ti lavoro con l’auree piume / che vesti prima d’esser fuoco / la mia grande stagione defunta / per mutarmi in fenice lucente !”.

Questo articolo è basato su Elsa Morante, Opere, a cura di Carlo Cecchi e Cesare Garboli, Milano, Mondadori, 2 voll., 1988-1990.

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