Sherlock Holmes è un delizioso antidoto ai disagi del presente.
Le sue deduzioni, l’energia che dimostra, la generosità degli intenti, l’amicizia con Watson, sono iniezioni di fiducia.
Tutto è credibile nel suo mondo, perfino vivere in un clima morale così rinfrescante.
L’epoca è il decennio tra il 1890 e il 1900, gli ultimi anni della regina Vittoria, gli hansom-cab di Londra, i cappelli a cilindro, delitti e misteri non inesorabili.

Holmes ha un nemico mortale, il professor Moriarty: lo scontro finale fra loro porta alla morte di entrambi. Ricordo il dolore provato credendo la fine definitiva. E l’emozione di scoprire che non era vero, Holmes era vivo!
Grande capacità di Conan Doyle di creare atmosfere e sviluppi drammatici, e poi dipanare ogni cosa, fidando nella logica, nella vittoria del bene sul male.
La casa vuota, il primo episodio de Il ritorno, è perfetto, commozione e suspense straordinariamente amalgamate, dettagli insoliti, soddisfazione di ogni conto in sospeso.
E’ ingenuità? Certamente. Però quanto distensiva e motivante.

Conan Doyle
Il ritorno di Sherlock Holmes
Newton Compton