Herman Melville nel 1849 si trovava a Londra.
Della città capitale del Regno sentì il fascino e colse l’aspetto più particolare, anzi unico, rispetto alle altre metropoli europee: i privilegi che la classe egemone maschile riservava a se stessa, raffinate abitudini, esclusive e perfino opulente.

Il Paradiso dei celibi è uno dei racconti doppi di Melville (doppi perchè al primo se ne contrappone un secondo esattamente antitetico; in questo caso L’inferno delle fanciulle).
I celibi sono studiosi, uomini d’affari, avvocati, giudici; Temple Bar la località a loro disposizione, il Paradiso appunto; qui, abitazioni, biblioteche, parchi sono solo per loro, così come cibi golosi e gloriose bevande: good living, good drinking, good feeling and good talk.
Melville non è mai scrittore realista, però sa usare il realismo da maestro per arrivare al significato simbolico che desidera proporre.
Il Paradiso è un racconto morale che seduce per le prelibatezze che descrive, facendo sentire il lettore deliziosamente in colpa nel gustarle sino in fondo.

Herman Melville
Il paradiso dei celibi
Passigli