Tre sono i Dumas.
Il primo, il nonno, generale con Napoleone, figlio illegittimo del marchese de La Pailleterie e di una schiava negra di Santo Domingo, Cessette Dumas. Un gigante dalla capigliatura crespa e incarnato creolo, capace di sollevare se stesso e il cavallo su cui era montato, appendendosi con le mani a un ramo d’albero.
Il secondo, Dumas padre, con la capigliatura del genitore, ma bianco di pelle e d’occhio azzurro. Erediterà una forza spropositata e una energia creatrice capace di produrre 600 romanzi.
Infine, Dumas figlio, dandy, elegante, frivolo e accademico di Francia.

E’ il secondo Dumas, Alexandre, l’autore del Conte di Monte Cristo, scritto nel 1844 insieme a una suite di opere (I tre moschettieri, Vent’anni dopo, Il Visconte di Bragelonne) segno di una prolificità e qualità strepitose.

Dumas è romanziere che scrive per raccontare una storia. La più intricata, sorprendente, romantica, piena di colpi di scena, che ci sia.
Questo meraviglioso narratore non fa dello stile. Usa il linguaggio di getto, strumento semplicissimo ma efficacissimo a tenere avvinti i lettori.
Il Conte di Monte Cristo è uno dei suoi libri più belli.
La storia di Edmond Dantès, della sua disgrazia, rivalsa dalla sfortuna e inesorabile vendetta è molto nota.
Però, in particolare i lettori più giovani, che forse hanno visto l’adattamento televisivo ma non affrontato il libro, provino a leggerlo. Non potranno più staccarsene: fino a che il Conte non sparirà all’orizzonte, a bordo della sua nave dalle bianche vele, insieme alla incantevole fanciulla che il destino gli ha riservato alla fine delle sue avventure.

Alessandro Dumas
Il Conte di Monte Cristo
Donzelli editore