"Soltanto quando è maturo, cade il frutto della sorte" (Schiller, Die Jungfrau von Orleans)

La contessa Franziska zu Reventlow, nata a Husum nel 1871, è una modernissima figura di donna e scrittrice che non sfigurerebbe nelle cronache odierne.

Per dirne qualcuna, si sposò giovanissima e dopo un anno lasciò il marito, frequentò la boheme di Schwabing, ebbe un figlio di cui non si seppe mai il nome del padre. Fu scrittrice e traduttrice.

Tutto fa pensare a una donna – per l’epoca – capace di intendere e di volere con la propria testa e, soprattutto, capace di intendere e di volere quello che la sua inclinazione la portava ad essere: una donna assolutamente fuori dagli schemi convenzionali dell’epoca e che si trovava, con quest’epoca, a fare i conti. I conti, infatti, cominciarono, ad un certo punto, ad essere il suo problema.

Scritto in forma di lettere ad un’amica e pubblicato per la prima volta nel 1916, questo libro racconta di come un giorno, trovandosi a un colloquio con un discepolo dell’allora emergente Sigmund Freud, Franziska scopre di avere, a detta di lui, un non meglio dentificato "complesso del denaro". Accetta l’offerta di un ricovero nella clinica di un rinomato professore più per sfuggire ai creditori che per altri motivi, evidenziando in contropartita un’eredità da riscuotersi a momenti.

L’avventura in clinica sarà il trampolino per nuovi incontri, e addirittura rimpatriate, che le permetteranno di trascorrere il tempo in attesa dell’eredità entro canoni accettabili (e spassosi) al suo rango.

Lei, infatti, è inderogabilmente, nonostante le difficoltà economiche, una vera signora e lo dimostra assolutamente il finale a sorpresa, in linea con la sua filosofia di vita.

Curiosamente psicoanalitico e profondo nella sua leggerezza, interamente autobiografico, ironico e trasparente da risultare quasi sordidamente ingenuo, consiglio "Il complesso del denaro" a psichiatri in attesa di una guarigione illuminante, a filosofi dell’ "eppur si muove", a moderne suffragette che hanno difficoltà a trovare nuovi nemici ma, soprattutto, consiglio questo libro a speculatori finanziari con patrimoni traballanti o addirittura persi nella convulsa e ‘poco chiara’ speculazione di questi ultimi anni.

Antonella Beccari/Antologia X