Wuz, n.1, febbraio 2002

 

Olivia Barbella

 

I ricercati di Solaria

 

"Poi che mi chiedi il mio parere sull’ edizione delle Fughe…ti dirò che io, e con me le poche persone alle quali ho fatto vedere l’ esemplare slegato che mi hai inviato, siamo tutti rimasti semplicemente ammirati. Del resto Solaria stampa sempre bene : si direbbe che il buon gusto italiano, in fatto di stampa, si sia rifugiato nella tua piccola redazione e nella piccola tipografia che serve ai tuoi disegni. Fra venti o trent’anni le edizioni di Solaria saranno ricercate dai bibliofili ed il mio successore (se ne avrò uno, il che è dubbio, anche perchè mia figlia non sposerà  mai un libraio antiquario) le metterà  in vendita a caro prezzo". Così Umberto Saba commentava a Carocci il risultato editoriale del suo Preludio e fughe (1928), prezioso tra i preziosi del catalogo solariano.
Le Edizioni di Solaria. Una delle avventure più significative per la letteratura italiana del Novecento : 42 opere in una decina d’ anni (tra il 1926 e il 1937), di cui molte d’ esordienti d’ eccezione, quali Gadda, Pavese, Vittorini, Quasimodo, Quarantotti Gambini, Loria.

Nella Firenze degli anni Venti, Alberto Carocci trova in Carlo Parenti, tipografo di  ‘edizioni per amatori, riviste, dizionari e stampati commerciali’, con sede in via Agnolo Poliziano 3, un socio e un amico disposto a condividere il rischio di una rivista, a un anno dalle inquietanti disposizioni sulla stampa periodica promulgate dal regime.
All’ inizio non esiste una società  formalizzata giuridicamente e il responsabile unico della fucina editoriale è Carocci stesso, che può contare sull’ avvocato Mattia Azzurrini come primo socio di fatto. Dal 1928 invece la casa editrice risulta registrata alla Camera di commercio con la denominazione Edizioni di Solaria, società  in accomandita semplice Carlo Parenti & C. Soci accomandatari sono il tipografo Parenti e il direttore letterario Alberto Carocci; seguono come soci accomandanti (quelli che in caso di fallimento risponderebbero solo della quota sociale), con quote individuali di 3.000 lire, Alessandro Bonsanti, Leo Ferrero, Bonaventura Tecchi, Giacomo Debenedetti e Arturo Loria, cui si aggiungono nel 1930,  Giansiro Ferrata e Aldo Capasso.

Si tratta di una piccola impresa editoriale ‘d’autore’, a carattere personale e artigianale, orgogliosa di giocarsi la sua identità  in opposizione alla grande editoria industriale preoccupata della vendibilità  immediata di prodotti letterari d’ intrattenimento e di consumo, come i libri di Pitigrilli o di Brocchi.
Il progetto solariano è orientato alla fondazione di una moderna civiltà  letteraria, sensibile alle sollecitazioni della grande letteratura europea e impegnata nella conoscenza problematica e critica del presente senza chiudersi nei limti della tradizione, ma mantenendosi comunque immune dalle tentazioni avanguardistiche più estreme. Tutto questo, certo, non senza difficoltà .
Ad affliggere i soci sono i pressanti problemi economici. Nei carteggi risaltano insistenti gli accenni all’ estrema povertà  di mezzi, preoccupante nonostante il sistema degli autofinanziamenti e delle cartoline di sottoscrizione. Il meccanismo delle vendite per abbonamento è semplice : a edizione stabilita l’ autore versa a Parenti una cauzione di 1.000 lire, cercando poi di garantirsi con un certo numero di vendite mediante cartoline di prenotazione inviate a probabili acquirenti. Un numero pari a circa duecento prenotazioni assicura la stampa del volume; se ne stabilisce quindi la tiratura, tenendo conto delle copie da destinare alla vendita cosidetta libera e di quelle ‘riservate’ per gli amici, cioè i sottoscrittori delle cartoline. Per esempio, nella Raccolta di scritti (1928) di Piero Burresi si avverte : "Questa edizione si compone di 400 esemplari numerati, dei quali i primi 300 fuori commercio riservati agli amici e 100 destinati alla vendita". O nella Serva amorosa (1929) di Bonsanti : "Questa edizione si compone di 200 esemplari numerati costituenti l’ edizione originale, dei quali i primi 20 stampati in doppio Guinea, e numeri da 1 a 5 legati in tutta pelle. Abbiamo stampato inoltre una tiratura fuori serie riservata alla vendita".

La tiratura complessiva delle opere ha una media di 400 esemplari; un numero bassissimo, programmato per evitare giacenze di magazzino e passività  di capitali (evidentemente però non tutte le edizioni solariane riscuotono lo stesso successo, se molti titoli risultano ancora disponibili nel 1954 sul catalogo di vendita Vallecchi). Eccezionale rispetto a questo standard la tiratura di Preludio e fughe di Saba : 700 copie, vendute a 7 lire l’ una per 98 pagine. Prima che lo scrittore si rivolgesse agli amici di Firenze, un tipografo triestino gli aveva sottoposto un preventivo di spesa di 250 lire per 50 copie : se Saba avesse accettato quelle condizioni avrebbe dovuto rivendere il volume nella sua libreria a 5 lire per pareggiare solo le spese, secondo quanto lui stesso lamenta in una lettera a Carocci. Sappiamo anche che il volume si esaurì in breve tempo e permise un guadagno valutabile intorno alle 2.000 lire.

Le questioni economiche, dicevamo, sono motivo costante di preoccupazione per editori e autori. A Carlo Emilio Gadda che chiede la cifra da sborsare per veder stampato il suo secondo lavoro, Carocci è costretto a rispondere : "Quali siano le condizioni di Solaria, almeno se non sopraggiunge un premio dell’ Accademia, tu lo sai : quindi, purtroppo, non possiamo fare tanto i grandiosi. Appunto a questo proposito, e preoccupandomi della poca convenienza che avresti potuto trovare tu nell’ affidare il tuo libro a Solaria, parlavo ultimamente con Bonsanti. Non potresti avere un editore il quale non solo non ti facesse spendere ma anzi ti pagasse ilo manoscritto ? Tu sei oramai uno scrittore che ha diritto a pretendere condizioni migliori di quelle che la spiantata Solaria non possa offrire. Inutile che ti dica che questo discorso ha mira unicamente il tuo interesse, non quello di Soaria; che per conto mio sarò felice di stampare il tuo libro". Ma dopo vari tentativi presso altri editori e nonostante le esitazioni ("Per il libro di guerra con Ceschina mi si sconsiglia per via della omonimia con Piero Gadda. Se verrò a Firenze vorrei provare da Vallecchi. Mi piacerebbe con voi, ma non ho soldi".), il lavoro uscirà  nel 1934 per i tipi di Solaria con il titolo Il castello di Udine, in veste editoriale antispreco : "In complesso la stampa è discreta. La coperta è gialla. Hanno ‘goduto’ per me le vecchie risme di carta di 8 anni fa, rimastegli dalla rivista. Ora nè la rivista nè i libri escono più in quella carta giallina da libro di ‘bancarella’. Ma sono esaurito e non ho voglia di protestare, regolerò i conti e tirerò un respiro".

A pubblicazione imminente o avvenuta, agli autori non rimane che riaprire la caccia alle prenotazioni; ed è con invadente giovialità  che Gadda si fa promotore ironico di se stesso perorando la sua causa presso un amico : &quot
;E’ finalmente uscito il mio secondo libro : Il castello di Udine...Se tu puoi e vuoi, prenota una copia (Lire 12) e fanne prenotare qualcuna a qualche Mecenate, (ti ho mandato le relative cartoline cent.5), a qualche vecchia signora cieca di 99 anni, promettendole che, se prenoterà  il libro, salverà  l’ anima. Esso infatti reca indulgenza plenaria a chi lo prenota e mena buono in modo straordinario. Il destino sarà  generoso con chi è generoso col Gaddus".
L’ esordiente Pavese invece si sente troppo imbarazzato a elemosinare lettori al suo Lavorare stanca (1936) : "Il mio amico Ginzburg mi disse che senza sottoscrizione non se ne faceva nulla…In questo caso non se ne fa nulla delle poesie; e questo non per falsa modestia od orgoglio, ma semplicemente perchè mi spiace andar seccando gli amici e raccogliere l’ obolo onde consacrarmi poeta. Vuol dire che tornerà  un’ occasione un giorno o l’ altro. Si aggiunga poi che mi hanno preso certi scrupoli sul valore dei miei versi e vorrei ripensarci". Al che Carocci lo rassicura : "Ho voluto parlare con Parenti…perchè mi rincresceva molto rinunciare a pubblicare le sue poesie. So anche io che richiedere prenotazioni all’ autore è una cosa assai poco simpatica. Non lo avrei voluto fare, e non l’ ho fatto che per la necessità  in cui si trova Solaria, e la sua assoluta mancanza di mezzi. Ora ho insistito con Parenti, facendogli anche presente che si tratta di un volume molto piccolo e di poca spesa. Ha promesso di darmi una risposta tra qualche giorno. Vuol dire che per trovare prenotazioni ci daremo un po’ d’ attorno noi, e non dispero di trovarne". Anni dopo, a volume finalmente uscito, Pavese esprime la sua riconoscenza a Carocci, ribadendo la propia timidezza : "Tu che già  fosti stampato e tanti giovani autori battezzasti, conosci a fondo le reazioni psichiche di chi si vede davanti il primo libro. Comunque, ecco qua : tranquilla certezza di essere degno del grave onere, raffinata compiacenza dell’ ampio frontespizio, e delle bianche pagine immense del testo, gratitudine per le medesime, gratitudine per il modico prezzo, gratitudine per tutti e per tutto…E’ una fortuna che io sia lontano, perchè sarei assolutamente inetto alla pubblicità , e, personalmente, non avrei osato chiedere la sottoscrizione nemmeno per una copia. Mentre Monti e mia sorella lo rifileranno anche agli analfabeti".

Il problema della distribuzione – della rivista e delle opere – era poi un ulteriore ostacolo, difficilissimo da sormontare. Le maggiori librerie italiane erano infatti filiazioni dirette dei grandi editori che controllavano il mercato del libro attraverso l’ Associazione librai italiani, creazione di Treves, "per le cui forche caudine era pur dovuto passare il povero Gobetti e per le quali ci siamo rassegnati a passare anche noi", come scrive Mario Gromo a Carocci. Le vendite di Solaria e delle sue edizioni passano quindi in un primo momento per Milano, tramite Alpes; poi per Firenze attraverso Bemporad, che pubblicizzava la collana nel suo catalogo di vendita. Leone Ginzburg, commentando l’ offerta di Giulio Einaudi di gestire la pubblicità  della rivista fiorentina, è esplicito sulla questione : "Peccato che non possiate combinare anche per la distribuzione dei libri, almeno per ora : sono sicuro che le vostre edizioni, sia pure affidate a Bemporad, rimarranno lo stesso irreperibili a chi non dimostri un’ eccezionale volontà  nel procurarsele. Nessuno mi toglie dal capo che il volume del Quarantotti Gambini sarebbe stato il maggior successo librario dell’ annata, se avesse avuto una distribuzione come l’ intendo io".

A decidere che cosa pubblicare è Carocci, cui si affianca tra il 1929 e il ’30 Ferrata, nel breve periodo di condirezione della rivista, poi Bonsanti.
La linea culturale seguita  si configura omogenea anche se non univoca : i primi autori pubblicati sono tutti ‘solariani’, ma lo stretto legame tra rivista e programmi editoriali si riconosce anche in scelte editoriali comuni, come la valorizzazione della prosa narrativa e l’ invito al romanzo (le Edizioni di Solaria non stamperanno libri di poesia dopo il 1931; per questo assume particolare rilievo la decisione di pubblicare la raccolta di Pavese).
Le scelte dei testi di poesia dei primi anni sono selettive, e quasi tutte straordinarie : Narcisso dello stesso Carocci (1926), Caprizi canzonette e storie e Liriche e idilli di Giotti (1928 e 1931), Preludio e fughe di Saba (1928), Acqua e terre di Quasimodo (1930) e finalmente, fuori data, Lavorare stanca di Pavese (1936).
Prende forma poi, una sicura linea narrativa, rappresentata dai testi di Loria, Bonsanti, Vittorini, Ferrata, Nannetti, Morovich, Quarantotti Gambini (del quale due dei racconti confluiti nei Nostri simili (1932) erano stati pubblicati in rivista per interessamento di Montale, cui Saba aveva parlato dell’ ancora sconosciuto amico triestino). E’ un gruppo in cui spiccano alcuni tra gli autori maggiormente responsabili del rinnovamento della letteratura italiana negli anni Trenta, e alcuni addirittura tra i più significativi del ‘900, su tutti Gadda.

E’ stata Solaria a trasformare l’ ingegnere in scrittore, incoraggiandolo e stimolandolo a dedicare più tempo e impegno all’ attività  letteraria (per lui a quei tempi ancora secondaria), ospitando cose sue sulla rivista, e soprattutto pubblicando i suoi primi due libri di racconti e prose varie : La Madonna dei filosofi (1931) e Il castello di Udine (1934). E anche nel caso di Gadda gli scambi epistolari con gli editori ci fanno assistere al progressivo prender forma delle opere nella loro materialità . Le indicazioni per La Madonna sono precise : "Bisognerebbe ora rivedere molto accuratamente le bozze -poichè gli errori sono molti- dal lato tipografico, curando l’ ortografia e la punteggiatura. Ti prego perciò di metterti d’ accordo con Bonsanti, che si era cortesemente offerto per la revisione e la correzione. Io sono in un periodo tremendo, terremotato. Ti prego di far tralasciare tutte le note degli Studi imperfetti che ho cancellate a lapis rosso e di far rialzare e mettere bene in centro i titoli nelle pagine-occhiello come Teatro, Cinema, ecc. Essi, infatti, sono un po’ bassi. Ho visto che il carattere è un po’ piccolo, non è proprio elzevir e neanche Bodoni, ma ormai è fatto. Ti sarei grato di raccomandare a Parenti perchè la stampa e l’ impaginatura siano accurate. Quanti esemplari si fa ? Nel contratto è detto 1.000, dei quali 800 in vendita e servizio stampa, e 200 costituenti l’ edizione originale. La novella ultima, Notte di luna, potrò consegnarla soltanto a metà  febbraio, purchè voi mi liberiate da ulteriori correzioni di bozze. Essa occuperà  non meno di 60 pagine. Se deve essere compresa nel volume, sarà  bene non largheggiare troppo in pagine bianche ed occhielli, pur lasciando quelli necessari, cioè un occhiello per ogni novella, uno per tutti insieme gli Studi imperfetti e uno per tutto il volume. In fondo poi, vorrei l’ indice. Forse ci sarà  la dedica del volume : si tratterebbe di una signora. Ti sembra opportuno o no, dato che vi sono espressioni talora un po’ scabrose ? La dedica prenderebbe una pagina. Se l’ aggiunta della novella Notte di luna facesse oltrepassare di qualche pagina le 220 o 216 prefisse, ti prego di tranquillare Parenti. Non baderò a un centinaio o due di franchi in più, purchè il volume venga bene. Mi raccomando che anche la qualità  della carta sia la migliore possibile".


L’ interessamento quasi feticistico di alcuni autori per gli aspetti materiali e paratestuali dell’ edizione li spinge spesso a intervenire con istruzioni meticolose relative alla scelta della carta, dei caratteri, dell’ impaginazione, dei colori e delle illustrazioni di coperte e sopraccoperte, anche considerato che di ogni opera della collana (proprio come per la rivista) è prevista un’ edizione corrente in carta comune e una di lusso in carta speciale. Ecco per esempio Giuseppe Raimondi preoccupato per il suo Cartesiano signor Teste : "La copertina del Titta Rosa non mi pare la più adatta ad un libro come il mio. Anzi, siccome Longanesi si è divertito a comporre in tipografia un tipo di copertina per il Signor Teste di suo gusto, e di mio gusto, mi permetto di mandargliela caro Carocci, nella speranza che diventi anche di suo gusto. Egli l’ ha composta nella ‘giustezza’ precisa delle edizioni di Solaria, e quindi non resterebbe che fare un cliché di questa pagina. Carocci non mi dica di no, non cerchi di persuadermi che le copertine disegnate dal Bramanti sono belle (noti che del Bramanti avevo ammirato delle piccole xilografie in Solaria). Ma le copertine, mi permetto di dire che non sono il suo forte. Scusi ma preferirei che lei le componesse di soli caratteri tipografici, di quei bodoniani ed elzeviri che mi pare la sua tipografia possieda. Ho ragione ? Se lei è deciso ad usare la carta bianca per la copertina (quella del Titta Rosa è buona), la consiglierei a stampare i filetti in azzurro e il resto, cioè titolo, nomi, ecc, in nero. Diventerebbe una copertina molto elegante e seria. In quanto alla carta del testo, faremo con questa. Per il corpo della composizione, faremo con questo, ma si può mettere un’ altra interlinea ? Se lei proprio ci tiene a servirsi dell’ opera del Bramanti, gli faccia fare il frontespizio, ma sul tipo della copertina che le invio. Sono cero che lei non vorrà  rifiutarmi questa cortesia".
In realtà  Carocci terrà  conto solo parzialmente delle note di Raimondi, utilizzando un disegno di Longanesi in antiporta. Quanto ai caratteri tipografici, esiste un piccolo mistero : nella stessa tiratura numerata, si possono osservare due tipi diversi di copertine, con fregi e caratteri differenti.

Il carteggio tra Ferrata e Carocci consente poi di ripercorrere l’ intera storia di Luisa. La storia del romanzo -uscirà  nel 1934 senza ottenere alcun successo- inizia nel 1928, quando l’ autore annuncia la consegna alle Edizioni di Solaria di un "capolavorico romanzo", prevista per il novembre dello stesso anno. Cinque anni dopo, a pubblicazione imminente, Carocci è ancora alle prese con gli ultimi problemi, quali l’errore nella stampa del prezzo di copertina, e le difficoltà  nella riproduzione del lavoro di Carlo Levi per la sopraccoperta (commissionata allo scrittore-medico-pittore direttamente dall’ amico Giansiro) : "Questa Luisa ! Tanta gloria ci procurerà , e tanti guai per ora. Ecco le ultime. Nel fare in tipografia le bozze per la fascetta (da servire per le sole copie delle librerie) tu hai messo lire 15 anzichè lire 12. Così è accaduto che la fascetta è stata stampata, e così pure la copertina, con lire 15. Adesso non c’è che : o lasciare quel prezzo indistintamente per prenotatori e vendita, o buttar via fasce e coperte stampate. Io sarei d’ avviso di lasciare il prezzo a lire 15. E questa è una. Ecco la seconda : è arrivata la sopraccoperta di Levi. Assai bella, ma difficilissima a riprodursi. Impossibile fare i clichés a tratto (verde, nero e rosa), occorrerebbe farli a reticolo, o addirittura con qualche altro sistema di quelli più perfetti, ma tutti costosissimi.
Il prezzo non è semplicemente dei tre clichés, ma assai maggiore, trattandosi per lo zincografo di separare i tre colori. Domattina potrei informarmi di quanto va a costare (magari facendo addirittura stampare dallo zincografo). Si potrebbe ricorrere a ciò, ma solo se tu hai la possibilità  di aumentare il numero delle prenotazioni. Mentre scrivo Parenti ha telefonato allo zincografo. Il prezzo dei soli clichés sarebbe lire 150. Ti prego di telefonare domattina SUBITO : 1° Se mettere lire 15 anche la tiratura vendita o ristampare ‘a tue spese’ coperte e fasce. 2° Se fare la sopraccoperta per i prenotatori, e in tal caso dovresti fare dieci prenotazioni in più. 3° Se fare la sopraccoperta per tutti, e in tal caso quindici prenotazioni in più".
Le direttive di Levi per la realizzazione della sopraccoperta sono dal canto loro chiarissime : "La sopraccopertina va fatta su carta ruvida, spessa e forte (come il rovescio della carta d’ imballo). E’ assolutamente escluso che si possa usare carta lucida e sottile. Particolare cura deve mettersi nel verde che deve avere lo stesso tono di quello del bozzetto e non deve essere più giallo. Naturalmente l’ intera copertina sia di costa sia di dietro deve essere verde ma il verde della facciata deve essere macchiato come nel bozzetto, che si potrà  quindi eseguire in verde rosso e nero. La carta della copertina deve essere bianca tinteggiate di verde, non carta verde. La mia segretaria ti potrà  confermare che l’ esecuzione di questa copertina mi è costata molto tempo e molto studio, ed è per questo che non ho potuto spedirtela prima".
Replica ancora Carocci : "1° Non è possibile stampare come vorrebbe Levi su carta grossa e ruvida. Per fare ciò sarebbe stato necessario stampare in rotocalco, e non con mezzi semplicemente tipografici. Ma ormai la sopraccoperta è dallo zincografo fino da ieri e i clichés sono in corso. A proposito del clichés, purtroppo alla prova è risultato che non sono affatto facili a fare come si credeva, e non solo costeranno assai di più, circa 250 lire (ti dico questo per curiosità  di cronaca, non perchè P. voglia altre prenotazioni…!) ma non potranno esser pronti fino a martedì mattina. 2° Staremo attenti che la stampa riproduca quanto più fedelmente i colori originali. 3° Saranno subito spedite le tre copie ‘preferenziali’ senza sopraccoperta. Tutto il resto partirà  non appena pronta la sopraccoperta. Come vedi non è che non ci occupiamo di te; anzi, ci stai dando un lavoro da matti".

Anche la storia di Lavorare stanca può essere ricostruita con insperata precisione. I rapporti con Pavese si inaugurano grazie alla mediazione di Ferrero e Ginzburg, che nel 1932 fanno pervenire a Carocci le prime tre poesie del volume futuro. Due anni dopo Pavese e Carocci entrano in contatto epistolare diretto, innescando un’ avventura editoriale lunga e travagliatissima. Nell’ ottobre del ’34 il manoscritto è interamente composto; ma l’ invio e la correzione delle bozze impegnano mesi e mesi tra il nervosismo e l’ irriquietezza dell’ autore, finchè nel marzo del 1935 interviene la censura ("Sono avvilito. Mi attendevo l’ onore della censura politica e quelli me la fanno puritana"). Pavese si adatta a certe eliminazioni, ma -aggiunge- "resta il Dio-Caprone. Qui, niente da fare. Lo considero il mio capolavoro. E ci voleva tutto l’ insatirimento di un censore per vedere nel drizzarsi della bestia un simbolo dell’ erezione. Ho corretto sulle bozze ‘hanno peli là  sotto’ in ‘sono bestie là  sotto’. Se non fosse che mi stampate gratuitamente e spese ne avete già  fatte, direi senz ‘ altro : non si fa più il libro. Così come stiamo, non oso dirlo ma lo penso".
Lo scrittore aggiunge ed elimina componimenti; e propone correzioni che smentisce subito dopo : "Caro Carocci, tu che frequenti poeti, saprai che tipi sono. Non dormo di notte al pensiero che ho mutato ‘hanno peli là  sotto’ in ‘sono bestie là  sotto’. Per favore cancella subito la correzione e rimetti come stava già  stampato, coi peli e tutto…Al diavolo i censori!".
Anche
da Brancaleone Calabro, dove è stato confinato a partire dal maggio del 1935, non manca di esprimere suggerimenti e speranze per l’ uscita del libro : "Ecco, se Dio vuole, le bozze definitive di Lavorare stanca. Ho tenuto conto del consiglio del Ministero, e cancello il Dio-Caprone (piangendo), Pensieri di Dina, Balletto e Paternità . Così il volume potrà  ormai servire da libro di preghiere anche per una vergine…Con la solita protervia, non so resistere alla tentazione di accludere altre otto poesie, frutto di questi ultimi tempi di calma. Se vedi possibile la cosa falle unire in coda alle altre, vale a dire dopo Una generazione, nell’ ordine con cui sono numerate. Ma se ciò potesse ritardare di troppo la pubblicazione, usa allora della tua discrezione. Sono, come puoi vedere, tutte poesie assolutamente innocenti, che non mutano per nulla il tono ascetico della raccolta e servono solo a rimpolpare il volumetto troppo smagrito dai tagli richiesti da Prefettura e Ministero…Ma, in nessun caso, non abbiate un’ altra volta l’ abilità  di smarrirmi queste bozze o di menarmele ancora per le lunghe. Pensa che dall’ estate del 1934 queste poesie pendono. E che, esclusa la torre di Pisa, sempre tutto quanto pende può un giorno cadere. P.S. Ricordati l’ indice in testa al volume".

Lavorare stanca e L’ osteria sul torrente di Morovich (anch’ esso del 1936) sono le opere che praticamente chiudono la collana. Benchè dall’ inizio degli anni Trenta si debba far fronte anche all’ impressionante e sproporzionato aumento del prezzo della carta, non è solo per motivi economici che l’ esperienza editoriale e culturale solariana arriva ad esaurirsi. Il fatto è che dal 1932 il motivo politico si impone con progressiva urgenza alla consapevolezza di Carocci e amici, fino a esplodere quando da Torino giungono le notizie dell’ arresto e del confino di Ginzburg e Pavese. Nel 1934 Carocci si denuncia ormai convinto che l’ antifascismo non può più essere un’ istanza soltanto implicita : "In Italia -scrive a Terracini- abiamo bisogno di una letteratura più impegnata e più sdegnata, dopo tanta Arcadia". E infine l’ epilogo dell’ avventura coincide con il sequestro per pornografia della rivista, per gli scritti Le figlie del generale di Terracini e Il garofano rosso di Vittorini, quando il regime fascista inizia a prendere atto della forza morale che i letterati dell’ orbita di Solaria hanno acquisito.


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