Wuz n. 7, settembre 2002

Hilarius Moosbrugger

 

I ricercati dell’editore

Schwarz

Per conoscere Arturo Schwarz, editore, poeta, studioso d’arte e d’alchemia, sono andato a casa sua in via Giuriati, deliziosa strada tra liberty e déco nel vecchio quartiere dell’Acquabella a Milano.

Schwarz è un anziano giovane signore con una vitalità e uno spirito che traspare dai modi e dall’aspetto. È evidente che il suo è un mondo di attività e di studio, dove il tempo è messo a frutto e dove si producono idee e progetti senza sosta. Anche la casa, ovviamente, parla di lui. Piena di libri, di quadri, di sculture, di oggetti, ma senza ricerca estetica. È piuttosto una casa laboratorio, dove le cose si studiano, le opere non sono in mostra, sono strumenti di lavoro.

Sono venuto a parlare di libri, soprattutto di libri di poesia che Schwarz ha editato negli anni Cinquanta con grande intuito e anticipazione sui tempi, e con grande passione e capacità. E libri, in casa, sono ovunque. Li scosta perfino per farmi posto sul divano, ma non me li mostra né me ne parla in prima persona. Ha preparato depliants e cataloghi, me li mette in mano con cura, e mi dà l’indirizzo di una fondazione dove trovare tutta la rassegna stampa della sua attività attorno all’arte. Ho portato con me due delle sue edizioni, le poesie di Luzi e quelle di Alda Merini, quasi a fargli vedere che ho qualcosa di lui e che mi piacerebbe saperne di più. “Sono rarissimi – mi dice – ma lei studi questi cataloghi, troverà tutti i dettagli che le servono”. Non ha aggiunto: “Capisca da ciò che vede e deduca da ciò che leggerà”, ma è come se l’avesse fatto.

La sua sbrigatività non è scostante – m’aveva avvertito: “Non ho tempo” – ma in più, gli si addice. Fare molte cose, bene e in fretta. È la sua storia.

Schwarz nasce ad Alessandria d’Egitto nel 1924, da padre tedesco e da madre italiana, milanese. Adolescente precoce, a 14 anni scopre André Breton, legge Nadja e Le revolver a cheveux blancs, tiene una corrispondenza per quattro anni con il poeta surrealista e finalmente lo incontra a Parigi nel 1949. Nel frattempo gli studi in lingua francese e inglese, due lauree, una alla Sorbona in filosofia, l’altra a Oxford in scienze naturali. E la politica. È dirigente clandestino del movimento trotskysta egiziano, è incarcerato nell’Egitto di Farouk, torturato, poi espulso, di colpo e senza mezzi.

Nel 1950 si rifugia a Milano, città della madre, dove sfrutta la sua conoscenza delle lingue per impiegarsi come corrispondente commerciale. Dopo due anni ha messo da parte abbastanza per iniziare un’attività propria: una libreria editrice in via Spiga. In un suo depliant dell’epoca si legge “La casa editrice Schwarz ha iniziato la sua attività nel mese di Aprile 1952 con il duplice proposito di portare un valido contributo alla conoscenza delle nuove voci della nostra poesia e di chiarire i problemi culturali e politici del dopo guerra”.

Editore e scrittore lo era già dai tempi dell’Egitto: “Ho iniziato a vent’anni. Ho pubblicato una delle peggiori opere di Lenin Stato e Rivoluzione, mi pareva un libro fondamentale; poi Materialismo dialettico e storico di Stalin, che dirti? me ne vergogno ancora” (intervista di Lea Vergine).

E poeta lo è stato da subito e ha continuato ad esserlo per tutta la vita. Sotto lo pseudonimo di Tristan Sauvage pubblica le sue prime raccolte con Pierre Seghers a Parigi e poi le stesse ed altre come editore in proprio a Milano.

Aldo Camerino, nel 1954, scrisse su di lui un ritratto vivace: “Infilata via Spiga, verso via Sant’Andrea c’è un piccolo negozio di libri che ha colori allegri. È il negozio dello Schwarz. Assomiglia assai da vicino ad altri che vidi fuori d’Italia, quello di Adrienne Monnier a Parigi e la piccolissima libreria di David Garnett a Londra. I libri di poesia e di letteratura sono scelti con criteri che rivelano immediatamente il buon gustaio e il conoscitore, il libraio che per primo legge i libri che propone. Prima che Schwarz mi avesse detto ‘buona sera’ quei non molti metri quadrati e le pareti colme di edizioni nostre e straniere m’avevano detto, a un dipresso, l’amore e il gusto del padrone. Sarebbe stato difficile sbagliarsi. Qui convergono quasi quotidianamente studiosi e letterati, come in uno di quei salotti che non esistono quasi più, dove discorrere di poesia e di letteratura”.

La collana di libri di poesia di Schwarz oggi più ricordata e ricercata dai bibliofili è “Campionario”. Apparve nel novembre del 1952, quindi subito dopo l’apertura della casa editrice. Al ritmo di un volume al mese uscirono sette opere: Primizie del deserto di Mario Luzi; L’incertezza amorosa di Alessandro Parronchi; Un grido e paesaggi di Giuseppe Ungaretti; Un ponte nella pianura di Carlo Betocchi; La presenza di Orfeo di Alda Merini; A mio padre, d’estate di Giacinto Spagnoletti; De Consolatione di Michele Pierri.

Accanto a nomi di poeti conosciuti come Luzi, Ungaretti e Betocchi apparvero le prime opere di Alda Merini e Michele Pierri. La direzione della collana fu di Spagnoletti. I volumi, in 8°, erano numerati, con tirature limitate a 1.000 esemplari. Ciascuno portava un ritratto dell’autore di pittori diversi. Il volume di Ungaretti fu considerato fuori serie, edizione di lusso, in 8° grande, con un saggio di Piero Bigongiari e 5 disegni inediti di Giorgio Morandi, la tiratura limitata a 300 esemplari stampati su carta di Fabriano e firmati dall’autore. In più, fu proposto un cofanetto contenente i sei autori, tolto Ungaretti, in edizione speciale, 50 esemplari, firmati dagli autori, su carta Fabriano.

Come si può notare la caratteristica di approntare tirature di testa, limitate, fu subito perseguita da Schwarz, conscio dell’interesse bibliofilo che le tirature speciali implicavano.

È interessante confrontare i volumi previsti sul risvolto di copertina della prima opera di Mario Luzi. Ungaretti ha il titolo Monologhetto, poi diventato Un grido e paesaggi; Alda Merini non è prevista; al sesto numero dovevano uscire Poesie di Alfonso Gatto; sotto la menzione “seguiranno” si prevedevano testi di Sereni, Bertolucci, Caproni.

Sono gli indizi delle speranze, dei contatti non definiti e forse anche di un po’ di promozione dell’editore. Certo a ogni collezionista fanno gola questi titoli enunciati e mai apparsi, ci si imagina una raccolta di esclusivissimi testi fantasma.

I prezzi variavano dalle 1.000 lire delle tirature di testa, ma 3.500 per Ungaretti, alle 300/400 lire di quelle normali.

Da “Campionario” nacquero due successive collane di poesia: la prima, decisamente preziosa, di libri di autori famosi illustrati da litografie originali di pittori altrettanto famosi, chiamata “Nuovo Campionario”. Sempre Camerino, commentava: “Per il proprio e l’altrui piacere, Schwarz pubblica a prezzi purtroppo non accessibili né a me né ai miei lettori, primizie poetiche illustrate da artisti d’oggi. Ha sul tavolo Il falso e il vero verde di Quasimodo, illustrato da Manzù (13 litografie originali). Dalla stampa delle liriche, a quella delle litografie, dalla carta, alla cura evidente di tutti i particolari, è un piacere toccare, vedere, leggere qua e là”.

Le altre meraviglie di “Nuovo Campionario” furono Sestina a Firenze di Franco Fortini, con 10 litografie originali di Rosai; e Tito Lucrezio Caro, con 36 bellissime acqueforti di Enrico Baj.

La seconda collana, all’opposto, “Dialoghi col poeta” voleva essere “un’ antologia delle tendenze e dei nomi più vivi dell’attuale momento”. Riunì la produzione più numerosa di Schwarz: 46 poeti pubblicati negli anni, con una costanza e un’attenzione alle novità tutta particolare.

Impossibile citarli tutti, ma si ritrovano Bartolini con Ombre fra le metope; Asciamprener con Canti; Crovi con La casa dell’infanzia; Isgrò con Fiere del Sud; ancora Alda Merini con Nozze romane. Dice Schwarz: “Ricevevo in media 10 dattiloscritti al giorno, 300 al mese, 3.600 l’anno. Li leggevo, insieme a un comitato di sei lettori. Pubblicavamo un volume al mese per nove mesi l’anno”.

La poesia non è l’unica attività editoriale di Schwarz in quegli anni. Venne proposta una collana di storia e cultura con titoli importanti, come Storia del P.C.I. di Giorgio Galli, “un libro che fa onore all’intelligenza italiana” scrisse Salvatorelli; Fascismo e gran capitale di Daniel Guerin; La rivoluzione tradita di Leone Trotsky.

E ancora, L’enciclopedia della cultura moderna con La pittura italiana del dopo guerra di Tristan Sauvage; Il cinema italiano del dopo guerra di Fabio Carpi; La poesia inglese del dopo guerra di Roberto Sanesi; La poesia italiana del dopo guerra di Salvatore Quasimodo.

Come si vede vasti erano i programmi e molte le idee, ma come sempre, grossi i problemi finanziari: “Nel ’59 sommerso dai debiti fui costretto a chiudere e dovetti svendere tutto ai remainders per poter pagare i miei creditori” (intervista di Lea Vergine).

Dal 1952 al 1959. Sette anni di editoria intelligente, appassionata e raffinata. Con libri che oggi sono tutti rari, introvabili, o a trovarli, molto, ma molto più cari di quanto Schwarz li abbia mai fatti pagare.

Accanto alla letteratura la passione per l’arte: “Il mio interesse per i quadri è cominciato quando ho iniziato a scrivere poesie, a 15 anni. Poi mi capitò di leggere un lungo poema di Breton, Fata Morgana, una tra le cose più belle in assoluto che siano mai state scritte e il suo La pittura surrealista illustrato con immagini talmente straordinarie che contribuirono a risvegliare in me l’interesse per questa forma espressiva”.

La galleria Schwarz aprì nel 1954, nascendo dalla libreria, e durò fino al 1975. L’attività fu straordinaria. Presentò in Italia i protagonisti del Dadaismo e del Surrealismo, spesso per la prima volta, così come i pittori della nuova avanguardia. Ebbe successo e notorietà ovunque. Poi, nel 1972, un foglietto apparve sulla porta d’ingresso: “Fra tre anni, esauriti i suoi impegni, la galleria Schwarz chiuderà”. Così fu e un’altra vita, di insegnamento e di studio incominciò.

Lea Vergine definisce Schwarz “Scrittore, libraio, editore, mercante di fama internazionale, amico di Duchamp e Breton, studioso del pensiero alchemico”. Sono attività molteplici. Dimostrano certamente il lato pratico e fattivo di quest’uomo fuori dall’ordinario, ma a me sembra che il filo conduttore della sua vita, sia altrove.

Nel brevissimo tempo del nostro incontro, il suo gesto più vero è stato darmi un libro di poesie sue. Scorrendolo ho trovato questi versi: “Ricordo una sera / cercavo di capire / una frase del Talmud / diceva di un sogno / più lungo della notte”.

“Un sogno più lungo della notte” è una bellissima speranza. Forse, per Schwarz, la poesia è più importante di tutta la sua attività.