Wuz n. 6, luglio-agosto 2002

 

Carlo Isnenghi 

 

I ricercati della Meridiana

 
 

“Gli uomini pratici hanno sempre dimostrato un certo disprezzo per i poeti. E, viceversa, i letterati hanno sempre avuto poca comprensione per la tecnica”. àˆ Eugenio Luraghi che dice questo. Ma lo dice con l‘intento di contraddire questa affermazione, provare che il contrario è possibile e che tecnica, pratica e poesia possono convivere in una stessa persona e realizzarsi in opere che riuniscano queste caratteristiche.

Eugenio Luraghi (Milano 1905-1991) fu uno dei maggiori dirigenti industriali del Novecento, direttore e amministratore di grandi società  private ““ Pirelli ““ e gran commis di aziende statali ““ Alfa Romeo su tutte. Allo stesso tempo, fu appassionato di letteratura, di poesia e di pittura, scrisse articoli, pubblicò libri e realizzò una Casa editrice molto particolare :Le Edizioni della Meridiana.

Nel bel libro di Rinaldo Gianola, Luraghi, l‘uomo che inventò la Giulietta, (Milano, Baldini e Castoldi), la nascita della Casa editrice è così descritta: “Tra il 1947 e il 1956 Luraghi fa anche l‘editore in proprio. Ci mette risparmi, tempo, lavoro e tanta passione. Nascono le Edizioni della Meridiana, in origine una piccola iniziativa, che diventa un cenacolo di intellettuali e lascia una traccia precisa nell‘editoria italiana”.

D‘altra parte, Milano nel dopoguerra è ricca di persone e di idee legate al mondo della cultura, ma con dimensioni e posizione a parte, rispetto ai grandi editori già  affermati. Sheiwiller padre e figlio rappresentano ormai una raffinata tradizione di pubblicazioni d‘arte e di letteratura; attorno a Mattioli e alla Banca Commerciale si riuniscono uomini che hanno passione sia per le lettere che per l‘economia; nascono edizioni come quelle di Cederna che apre alla letteratura straniera con straordinaria cura nelle traduzioni o Schwarz che pubblica giovani poeti sposando il gusto della scoperta di nuovi talenti a quello della grafica più particolare.

In questa atmosfera le Edizioni della Meridiana trovano perfettamente il loro posto, un tassello di gran valore, nel mondo effervescente delle iniziative milanesi.

Nelle parole stesse di Luraghi il ricordo è vivo e si sente trasparire il piacere che quel lavoro per lui così inusitato doveva procurargli: “Dopo che il vecchio Sheiwiller ebbe cessato le sue preziose edizioni (riprese poi dal figlio) coi fratelli Angelo e Aldo Guazzoni pensammo di fondare un‘editrice che, ambiziosamente, potesse far conoscere poeti e saggisti giovani che non trovavano possibilità  presso i grandi editori, legati ad opere di sicuro e largo smercio. Iniziammo. Teresa ““ mia seconda sorella ““ miopissima e fattiva si curò, unica, di tutto: rapporto con gli autori, coi tipografi, con la distribuzione. Aveva una fervida fantasia e quando raccontava fatti e storie non si capiva mai fino a che punto confondesse la verità  con l‘immaginazione.

Arrivarono subito masse di scritti: non si ha l‘idea di quanti poeti ci siano in Italia. Noi ci riunivamo dopo cena a distribuire i testi da leggere e poi a scambiarci opinioni ed a decidere.

Leonardo Sinisgalli, Sergio Solmi e poi anche Vittorio Sereni ci aiutarono molto: era il difficile periodo delle poesie ermetiche e noi sentivamo molto la responsabilità . Pubblicare giovani immeritevoli avrebbe costituito un incoraggiamento sbagliato, non pubblicare i meritevoli sarebbe stata mancanza grave. Gabriele Mucchi ideò graficamente le edizioni ed iniziammo.

Libri bellissimi, scelte buone, tanto che molti dei poeti da noi rivelati io li trovai, molti anni dopo, fra i grandi pubblicati da Mondatori. Inserimmo, fra i giovani, inediti di facile cassetta strappati a Montale, Ungaretti e altri nominativi, per alzare il tono della collezione. Aggiungemmo una collana diretta da Sereni ed una critica, da Solmi. Ma la distribuzione era un disastro. Abbiamo insistito molti anni, ma praticamente con questo lavoro serale ci mangiavamo buona parte dei guadagni che facevamo col nostro lavoro diurno e dovemmo smettere.

Ora i bellissimi libri della Meridiana hanno un valore storico. Senza alcun nostro intervento, anzi inaspettatamente, vincemmo un premio Strega con Villa Tarantola di Vincenzo Cardarelli”.

Le Edizioni della Meridiana coprono un periodo di nove anni. Sono divise in tre collezioni: la prima è quella originaria che raggruppa opere di poesia e prosa di autori italiani, giovani e meno giovani, tre stranieri, più le traduzioni poetiche di Eugenio Montale.

Sono in tutto 36 volumetti, in 32°, tutte edizioni numerate da 300 a 1.500 copie l‘uno, alcune con illustrazioni nel testo, tutte con i ritratti degli autori, di pittori vari, di fronte al frontespizio. Alcuni titoli presentano una tiratura di lusso in 16°, di solito in 100 copie, ma talvolta meno, su carta speciale uso mano, con firma originale dell‘autore.

Si potrebbe disputare se la collezione completa sia di 35 o 36 esemplari. L‘elenco dei volumi dato da Dante Isella su Autografo (n° 15, 1988) porta 34 titoli. Ma i colophon al fine di ogni volume raggiungono il n° 36 e recano al n° 17 il titolo Candido Portinari presentato da E. Luraghi. Questo volume è eccentrico rispetto alla collezione di base. àˆ una biografia del pittore Portinari con 28 riproduzioni di suoi dipinti. àˆ in 16°. Io credo però, che si debba rispettare la numerazione originale dell‘editrice, mantenere il n° 17 al suo posto e contare quindi un totale di 36 titoli: da Stagioni di E. Luraghi, ottobre 1947 a Diario di F. Tentori, maggio 1956.

La seconda collana è chiamata “Quaderni di poesia”, diretta da Vittorio Sereni. Sono 8 volumetti in 32°, di colore giallo più scuro, usciti tra il 1954 e il 1956, da Barbaresco di G. Arpino a Il bel Paese di L. Erba.

Infine la terza è una collana di critica diretta da S. Solmi. Porta 5 titoli, quattro in 32°, copertina verde testi di Brandi, Borlenghi, Antonielli, Gavazzeni, più un quinto in 16°, l‘interessantissima antologia I pittori che scrivono, curata da L. Sinisgalli.

Quarantanove titoli in nove anni. A testimoniare da un lato, l‘accuratezza e la scelta meditata degli editori, dall‘altro l‘artigianalità  della conduzione. Di grande valore qualitativo, ma con risorse limitate di tempo e di danaro.

A scorrere l‘insieme dei titoli e degli autori è inevitabile soffermarsi su alcuni che si possono considerare i più importanti. Da Cardarelli e il suo Villa Tarantola,vincitore di un premio Strega, ai sonetti di Gongora nella bellissima traduzione di Mucchi. Poi Montale e Ungaretti. Il primo con Quaderno di traduzioni, “Dal banchetto, non certo luculliano, delle mie maggiori traduzioni (che furono tra il 1938 e il 1943 i soli pot boilers a me concessi) erano cadute sotto al tavolo alcune briciole che finora non avevo pensato a raccogliere. Mi ha aiutato a ritrovarle la fraterna sollecitudine dell‘amico Vittor
io Sereni, al quale dedico il mio quaderno”.

Ungaretti, con Il povero nella città , riunisce pagine uscite sulla “Gazzetta del Popolo” di Torino dal 1931 al 1932: “Sono paesaggi e persone e opere visti a lume di fantasia e di proposito sottratti quindi ad ogni precisa informazione obiettiva. Rispecchiano solo i miei stati d‘animo, attimi fuggenti del mio sentimento”.

E, Sandro Penna che pubblica Appunti,il suo secondo libro di versi dopo Poesie edite da Parenti nel 39. Un volumetto di 80 pagine, con un ritratto di Penna di Orfeo Tamburi.

Ma, assieme a questi, sono dei titoli meno di grido ““ di richiamo diceva Luraghi rivelando il suo lato pratico ““ ma indicativi della sensibilità  di chi sceglieva : le due Antologie dei poeti nuovi; i Capricci di Vegliardo di Barilli in prima edizione; il primo libro di poesia di Toti Scialoja, I segni della corda in 300 copie, forse il più raro di tutta la collezione; i testi di Giacomo Natta raccolti dal “Selvaggio” di Maccari e dal “Costume” di Mucci col titolo L‘ospite dell‘hotel Roosvelt presentati da Ungaretti; e infine l‘edizione italiana delle liriche di Rafael Alberti, Poesie, tradotte da Luraghi e proposte per la prima volta in Italia, a far conoscere il poeta spagnolo esule, che Luraghi ricordava dagli anni Trenta, durante la sua esperienza di lavoro in Spagna.

Sergio Solmi, in una sua nota del 1949, rilevava: “In complesso il programma della Meridiana limita le traduzioni, che pure in questo momento rappresentano la risorsa di tante case editrici, a poche opere originali ed invece dà  largo credito ai poeti italiani e non nasconde l‘ambizione di rivelare voci nuove”. Il programma venne mantenuto. Nonostante le difficoltà  la Meridiana lasciò uno dei segni più particolari dell‘editoria di quel periodo.

In chiusura, rivedendo il bel logo della Casa editrice disegnato da Gabriele Mucchi dove figura appunto una meridiana, con l‘ombra che ha superato di poco il mezzo giorno, mi viene una domanda a cui, per ora, non so dare risposta : chi trovò il nome “la Meridiana”? E perché?

I nomi di editori particolari o sono personali o nascono da una rivista di riferimento. Qui non è né l‘uno né l‘altro caso. Forse, a ripercorrere le vicende delle Edizioni della Meridiana si troverà  chi può dire il perché. Immagino un motivo che dia ragione a tanto gusto e merito.

 

Ringrazio Marco Dall‘Occa per le notizie e le indicazioni bibliografiche che ha voluto fornirmi con la sua solita amabilità  e la Signora Marina Luraghi che gentilmente mi ha parlato di Suo padre.

 

 

Catalogo delle Edizioni della Meridiana

Collana originaria :

1) E. Luraghi, Stagioni, ottobre 1947

2) R. Biasion, Tempi bruciati, marzo 1948

3) V. Cardarelli, Villa Tarantola, aprile 1948

4) Gongora, Sonetti e Frammenti, giugno 1948

5) N. Risi, L‘esperienza, giugno 1948

6) E. Montale, Quaderno di traduzioni, settembre 1948

7) L. Sinisgalli, Quadernetto alla polvere, dicembre 1948

8) R. Boeri, Più non torneranno al piano, febbraio 1949

9) M. Tobino, 44 ““ 48, luglio 1949

10) G. Ungaretti, Il povero nella città , agosto 1949

11) R. Alberti, Poesie, settembre 1949

12) R. Lucchese, Pazienza e impazienza, settembre 1949

13) S. Penna, Appunti, marzo 1950

14) A. Grande, Fuoco bianco, aprile 1950

15) Autori vari, 1 Antologia dei poeti nuovi, dicembre 1950

16) B. Barilli, Capricci di Vegliardo, gennaio 1951

17) Candido Portinari presentato da E.Luraghi, s.d.

18) C. Linati, Nuvole e paesi, giugno 1951

19) G. Angioletti, I giorni del mio tempo, 1951

20) B. Cattafi, Nel centro della mano, ottobre 1951

21) Autori vari, 2 Antologia dei poeti nuovi, novembre 1951

22) T. Scialoja, I segni della corda, gennaio 1952

23) P. Bigongiari, Rogo, maggio 1952

24) G. Lanza, I cigni neri, maggio 1952

25) L. Sinisgalli, La vigna vecchia, giugno 1952

26) J. Paulhan, Le cause celebri, novembre 1952

27) V. Bodini, La luna dei Borboni, novembre 1952

28) G. Orelli, Poesie, aprile 1953

29) E. Lippolis, Testamento a M.Catobran, maggio1953

30) G. Soavi, I genitori a teatro, maggio 1953

31) G. Natta, L‘ospite dell‘hotel Roosvelt, giugno 1953

32) Titolo e autore non identificato

33) P. Bigongiari, Il corvo bianco Marzo 1955

34) L. Giuliani, L‘aria e il tempo, ottobre 1955

36) F. Tentori, Diario, maggio 1956

 

Collana “Quaderni di poesia”

 

1) G.Arpino, Barbaresco, 1954

2) F.Fortini, Una facile allegoria, 1954

3) P.P.Pasolini, Il canto popolare, 1954

4) A.Zanzotto, Elegia e altri versi, 1954

5) U.Bellintani, Paria, 1954

6) B.Cattafi, Partenza da Greenwich, 1955

7) L.Romano, L‘Autunno, 1955

8) L.Erba, Il Bel Paese, 1955

 

Collana di critica 

1) C.Brandi, La fine dell‘avanguardia e l‘arte oggi, 1952

2) A.Borlenghi, L‘arte di N.Tommaseo, 1953

3) G.Gavazzeni, La morte dell‘Opera, 1954

4) S.Antonielli, La poesia del Pascoli, 1955

5) Antologia presentata da L.Sinisgalli, I Pittori che scrivono