"Tu disponi le sedie e prepara la sala per il pubblico che sta arrivando. Tu, invece, porta qui i filosofi e mettili in fila, ma prima falli belli. Un’attrattiva per quanta più gente possibile. E tu, Ermes, bandisci l’asta e chiama i clienti". Così inizia questo breve, feroce e dissacrante opuscolo di Luciano di Samosata. A parlare è Zeus, promotore ed organizzatore di una vendita di "filosofi usati", ceduti al miglior offerente in un’asta comica e surreale: Pitagora, Diogene (il sudicione del mar Nero), Aristippo, Democrito, Eraclito, Socrate (la zabetta di Atene), Crisippo, Aristotele e Pirrone vengono man mano presentati, messi alla berlina e venduti a prezzi stabiliti ironicamente in base a vizi e virtù. La lettura è agevole, divertente: Luciano – con la brillante e beffarda ironia di cui è capace – prende di mira, in tal modo, la filosofia, divenuta nel II secolo d.C. una moda di successo ed un mestiere redditizio quanto spettacolare. All’opuscolo fa da controparte il "Pescatore, o i redivivi", altro breve scritto – ma altrettanto piacevole – nel quale i filosofi, tornati in vita, trascinano in tribunale il loro accusatore (nei panni del personaggio di Parresiade) e i filosofi mistificatori, presi all’amo in una divertente e geniale pesca finale.
Consiglio l’edizione BUR, 2004, introdotta da Dario Del Corno, che raccoglie nel medesimo volume I filosofi all’asta, Il pescatore e La morte di Peregrino.

Andrea