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I famosi caratteri dell’Archivio Tallone

Storia di una casa editrice

di Giancarlo Petrella

articolo tratto da e per gentile concessione di «la Biblioteca di via Senato», mensile di Bibliofilia e storia delle idee, (n. 107 – luglio 2019)

Caso pressoché unico nella storia dell’editoria europea, l’officina tipografica, oggi Casa Editrice Tallone, prosegue una tradizione iniziata, Oltralpe, nel tardo Settecento. In origine fu infatti la tipografia fondata a Digione da Jean Baptiste Noellat e rilevata da Nicolas Odobé nel 1827. Dopo ulteriori passaggi di mano, l’attività giunse nel 1870 a Victor Darantière e da questi, nel 1908, al figlio Maurice. È a questo punto che entra in scena Alberto Tallone (1898-1968), figlio del pittore Cesare e della nobildonna di origini napoletane Eleonora Tango, il quale, dopo un apprendistato presso Darantière e Léon Pichon, per i quali aveva progettato numerose importanti edizioni, nel 1938 corona il proprio sogno acquistando dai suoi maestri torchi e ampie dotazioni di prestigiosi caratteri di cassa che gli permettono di fondare les Éditions Alberto Tallone in rue des Tournelles, 28 a Parigi. Nel 1960 Alberto trasferisce la casa editrice in Italia, nell’elegante dimora di campagna di Alpignano, alle porte di Torino, dove tuttora il figlio Enrico, con la collaborazione della moglie e dei figli, prosegue e sviluppa il progetto tipografico-editoriale talloniano che risponde ai canoni della ‘tipografia pura’ e da ottant’anni coniuga accuratezza filologica e ricerca estetica. La produzione della Casa editrice si specchia in un catalogo di oltre quattrocento titoli, che spaziano dai filosofi greci e i classici della letteratura mondiale ai poeti contemporanei, in una varietà di lingue, formati, carte e caratteri. Libera dalle gabbie, formali e contenutistiche, imposte dalle ‘collane’, la Casa editrice Tallone ha realizzato negli anni una ‘bibliodiversità’ che non ha eguali nel panorama editoriale internazionale. Ogni libro, composto interamente a mano e progettato per trasmettere lo spirito recondito del testo, si traduce in un’esperienza unica e, per certi versi, rinnovata di lettura, che, anche nel caso di autori già editi e ampiamente noti, non è mai scontata né ripetitiva ma disvela trame, colori e suoni fino a quel momento inaccessibili. Né il libro talloniano, immune da marchi distintivi che non siano la perfezione estetica e la qualità assoluta della materia prima (carta delle migliori cartiere italiane, europee e giapponesi e un campionario di caratteri originali che spazia dal Settecento al Novecento), ha altro contrassegno che la propria forma, sempre diversa, eppure sempre riconoscibile, in un gioco abilissimo di sprezzatura tipografica.

Il fascino misterioso delle pagine talloniane viene da lontano e non ha tempo, come tutto ciò che non soggiace alle mode. Nasce dalla disposizione dei neri e dei bianchi, suonati da mani sapienti dotate della stessa sensibilità musicale che fu di Cesare Augusto Tallone, fratello di Alberto (1895-1982); dalle proporzioni dei margini e degli spazi, dai formati slanciati che anelano all’assoluto, dalla disposizione e dalla scelta dei caratteri che, pur nel solco della tradizione cinquecentesca, sanno esprimere le tonalità del gusto moderno, in un perenne gioco di rimandi con l’antico nel quale si intravede il pensiero di Raffaello Bertieri (nova ex antiquis). In accordo con la lezione bodoniana, anche Tallone si fa regista, o forse meglio sarto, del libro, consapevole che compito del tipografo è dare forma al pensiero, rivestire la nudità delle parole, avendo l’accortezza di non distrarre né tantomeno disturbare il lettore con la propria presenza. Il regista, come il sarto, scompare dietro l’esito tipografico, che manifesta un’assoluta trasparenza per quanto frutto di infiniti passaggi progettuali. Né c’è migliore chiave interpretativa dei canoni estetici sottesi ai libri Tallone che la serie dei quattro Manuali Tipografici che rappresentano, per ricchezza e chiarezza di esempi, modelli e materiali originali, un unicum nel panorama tipografico-editoriale.

Libri straordinari sono quelli che escono dall’opificio Talloniano, centellinati in un catalogo che cresce con la lentezza di non più di qualche titolo all’anno. Fra i più recenti, Le Avventure di Pinocchio (2014) secondo la versione originale del 1883 inframmezzata dalle 77 celebri vignette di Carlo Chiostri, volume nel formato in ottavo oblungo di 326 pagine composte a mano con carattere Garamond tondo corpo 14 inciso nel 1910 su punzone da Henri Parmentier, stampato in 450 esemplari numerati, di cui 190 su carta turchina di puro cotone prodotta appositamente dalla Cartiera di Sicilia e pochissimi altri, in omaggio all’autore, impressi su sei diverse carte di altissimo pregio prodotte a mano nel comune di Pescia, di cui Collodi è frazione. L’edizione (2016) dei Contrepoints di Jean-Luc Nancy in cui il filosofo francese presenta una riscrittura attuale in forma poetica e riflessiva dello Stabat Mater e del Dies Irae è accompagnata da sei incisioni originali di Claudio Parmiggiani che ne dilatano la forza espressiva attraverso autentiche esplosioni di colore. L’edizione, impressa su carta a mano di puro cotone Magnani di Pescia in soli 60 esemplari numerati, rappresenta a buon diritto un autentico monumento dell’arte della composizione, dato il complesso studio e le numerose prove necessarie per impaginare i testi (composti a mano con i monumentali caratteri corpo 16 e 24 incisi da William Caslon e fusi nelle matrici originali settecentesche), la musica gregoriana (anch’essa composta a mano dall’editore Tallone, il solo al mondo a utilizzare i tipi mobili gregoriani originali, incisi a mano da Théophile Beaudoire nella seconda metà dell’Ottocento) e le incisioni. Il risultato è quello che «Le Monde» ha definito «un hommage à la civilisation de l’Europe». Un volume che unisce infatti «initiative et des papiers Italiens, des textes Français, des encres allemandes et des caractères Anglais». Le poesie in lingua inglese di Emily Dickinson (2017) si offrono al lettore da un volume nel formato 8° oblungo composto a mano con il carattere Tallone disegnato da Alberto Tallone e inciso a mano su punzoni d’acciaio da Charles Malin a Parigi alla fine degli anni Quaranta del secolo scorso. Frutto di altrettanto meditata composizione, che rispecchia le cadenze sommesse della poetessa inglese, l’edizione è impressa in 300 esemplari, 40 dei quali illustrati da una tavola di Giulio Paolini, firmata e numerata, appositamente realizzata per l’edizione. Procedendo, il raffinato Manuel des amphitryons di Grimod de la Reynière (2015), testo fondamentale della civiltà del convivio occidentale, uscito dalla penna di uno dei fondatori della moderna gastronomia, anch’esso frutto di un processo compositivo durato anni che ha impiegato oltre 360.000 caratteri Caslon originali. E ancora, la recentissima edizione del Qohélet (2017) nella nuova e definitiva traduzione di Guido Ceronetti, composta con i tipi corsivi Caslon originali settecenteschi e impressa complessivamente in 188 esemplari, alcuni dei quali accompagnati da 13 incisioni originali policrome appositamente realizzate da Mimmo Paladino.

[continua]

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