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Noemi Veneziani (classe 1991), bibliofila, editor e articolista, coopera con Maremagnum e con la Virginia Woolf Project. In occasione del Salone della Cultura 2020, ha partecipato come relatrice alla conferenza Donne bibliofile: una passione in crescita.

Giornata mondiale degli oceani

Dopo aver trattato di mare [Giornata europea del mare (20 maggio)] e di terra [Giornata internazionale per la biodiversità (22 maggio), Giornata mondiale dell’ambiente (5 giugno)], come in un cerchio in cui tutto ritorna alla partenza, rieccoci al mare.

Le acque sono in effetti, ancora una volta, le protagoniste di un’importante ricorrenza, quella della Giornata mondiale degli oceani, istituita nel giorno dell’anniversario della Conferenza Mondiale su Ambiente e Sviluppo svoltasi a Rio de Janeiro nel 1992.

Lo scopo della ricorrenza è quello di sottolineare e ricordare l’importanza che gli oceani, i mari, i laghi e i fiumi ricoprono nella vita di ciascun essere vivente che abiti questo nostro straordinario pianeta.

Portavoce di questa giornata sono nuovamente loro, le ragazze dell’ultimo libro edito da Giunti e scritto da Christiana Ruggeri[1]: Green Girls.

Immagine tratta da Green Girls di Christiana Ruggeri con illustrazioni di Susanna Rumiz, Giunti Editore, aprile 2021

È proprio grazie alla loro azione se l’ambiente che abitiamo continua a vivere ma le conseguenze del cambiamento climatico, nello specifico il fenomeno d’innalzamento della temperatura dell’acqua, stanno mettendo a repentaglio l’incredibile ecosistema marino vessato dall’inevitabile assorbimento d’ingenti quantità di CO2 immessa nell’atmosfera. Ma non è solo ciò che sta sotto la superficie a essere in pericolo perché, con lo scioglimento dei ghiacciai e il conseguente aumento del livello dei mari, sono numerose le popolazioni che rischiano di trovarsi sommerse.

Il Sudafrica è un luogo che ha un legame molto profondo con l’oceano eppure, ormai da tempo, la mancanza di acqua è una delle maggiori piaghe. Ayakha Melithafa riporta ciò che vide quando, nell’aprile del 2018, Cape Town fu la prima città del mondo a rimanere completamente senz’acqua potabile: il «punto zero».

«Ho visto con i miei occhi cosa ha provocato nella mia famiglia e nei miei amici il “Day Zero” Ho visto gli effetti sulla nostra salute Ho visto morire animali di sete e persone pagare acqua per sopravvivere.»[2]

Nel mentre, la connazionale Zöe Prinsloo mette l’accento sulle disuguaglianze sociali provocate dalla crescente siccità. Ad aggravare una situazione già molto provata è la grande quantità di plastica, materiale di cui il Sudafrica è tra i maggiori contribuenti, che l’oceano deposita lungo le spiagge.

Nonostante questo e nonostante sia ormai troppo tardi per poter tornare indietro ma è ancora possibile invertire, almeno in parte, la rotta: il 3 febbraio 2020 è stato siglato il “Patto sulla plastica”[3] che prevede la riduzione e l’arresto della produzione d’imballaggi, oggetti che per l’80% finiscono in mare.

Save a Fishie, sito internet ideato da Zöe Prinsloo

In questa dura, durissima, lotta la voce dei nativi si alza ancora una volta forte e chiara per mezzo della canadese Autumn Peltier, “custode dell’acqua”, come da tradizione, perché le grandi multinazionali si rendano conto del danno che le proprie attività posso arrecare alle preziose fonti di acqua potabile indispensabili per la sopravvivenza della specie umana e non solo.

«Molte persone non credono che l’acqua sia viva e abbia un’anima, invece è così.»[4]

Immagine tratta da profilo Instagram @autumn.peltier

Dal Brasile, Catarina Lorenzo ha deciso di schierarsi dalla parte dei coralli dopo aver constatato con i propri occhi lo stato di avanzamento del fenomeno dello sbiancamento dei coralli che sta portando alla morte buona parte delle barriere coralline.

«Questa catastrofe mi rende molto triste. Vado in mare indossando stivali, guanti e una maschera. Non puoi andare senza protezione.»[5]

Con queste parole, Catarina accusa i governi di essere male equipaggiati per far fronte alle devastanti cause dovute al cambiamento climatico.

La voce dei giovani mãori della Nuova Zelanda guidati da India Logan Riley rispondono all’appello del pianeta: «Il manopare, lo squalo bianco, rappresenta determinazione e resilienza. La mia gente ha un immenso rispetto e ammirazione per lo squalo. Quando i guerrieri entravano in battaglia, nella loro mente c’era l’energia e la lotta dello squalo ed essere paragonati a uno squalo era un grande onore.» [6]

Quelle stesse acque che sono fonte di cibo rischia di trasformarsi in un emissario di morte e distruzione nel caso in cui il livello degli oceani continuasse a salire.

Ancora una volta, sono le popolazioni che producono meno inquinamento a pagare le conseguenze peggiori, ancora una volta è la lotta di coloro che custodiscono, vivono e comprendono questi luoghi contro il mondo dell’industria e del consumo.

Logo dell’organizzazione Te Ara Whatu di cui fa parte India Logan Riley

Dall’arcipelago delle Filippine parla forte e chiaro Marinel Ubaldo, la quale sottopone all’attenzione di tutti quanto siano a rischio di scomparsa numerosi insediamenti umani posizionati lungo tutta la costa del Pacifico. Non è pensabile che si resti indifferenti di fronte a questa minaccia, è necessario riscoprire il valore delle vite umane.

Lì accanto, dallo Sri Lanka, Anoka Primrose Abeyrathne racconta a chi ha la pazienza di osservare e ascoltare quanto la natura possa essere nostra alleata nella lotta per la vita. Nello specifico, Anoka fa notare come sia possibile utilizzare le piante di mangrovia come efficiente barriera naturale alle inondazioni: una risposta sostenibile per l’ambiente ed efficace per l’essere umano.

Chi ignora non può agire, chi non conosce non sa il valore di ciò che lo circonda.

«Abbiamo scoperto che 100 m di mangrovie sono in grado di mitigare fino al 66% l’impatto di un’onda distruttiva. Eppure, persino dopo lo tsunami, c’era resistenza per attuare piani per il rimboschimento. La domanda generale era sempre quale fosse il beneficio per il popolo.» [7]

Note:

[1] Christiana Ruggeri, giornalista del Tg2 e scrittrice

[2] Green Girls, Christiana Ruggeri, Ill. Susanna Rumiz, Giunti Editore, aprile 2021, P.60

[3] Firmato tra WWF, il comune di Città del Capo, il Dipartimento nazionale per gli affari ambientali, il South African Plastics Recycling Organisation (SAPRO) e il Waste and Resources Action Program (WRAP)

[4] Green Girls, Christiana Ruggeri, Ill. Susanna Rumiz, Giunti Editore, aprile 2021, P.97

[5] Ivi, P.113

[6] Ivi, P.126

[7] Ivi, P.156

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