Giuseppe Vannicola, Trittico della vergine, Roma, Voghera, 1901.

Raccolta di versi, opera prima dello scrittore simbolista e violinista marchigiano, pubblicata durante il suo breve soggiorno milanese, in compagnia della nobile russa Olga de Lichnizki. Vannicola è il classico esempio di irregolare della nostra letteratura. Scrittore simbolista e dandy, condivide con molti suoi colleghi d’oltralpe la fama di maledetto e di bohémien, anche se, in questo, è venata da una tensione mistica che lo porta, per un breve periodo, da Parigi all’Abbazia di Montecassino, dove si trasferisce con la convinzione di diventare frate benedettino. Il libro, pubblicato al ritorno da Montecassino, contiene tre poemetti (Stella Matutina, Rosa Mystica e Causa nostrae letitiae), preceduti da una lettera del drammaturgo Enrico Annibale Butti, che, con Marinetti, è tra le frequentazioni più assidue di Vannicola. Contrariamente a quanto avvenuto per molti esordi, questa raccolta non viene dimenticata, ma al contrario viene interamente tradotta in francese e ripubblicata nel 1905 per le edizioni della «Revue du Nord» (1904-1907), la rivista fiorentina (e poi romana) redatta interamente in francese, fondata e diretta da Vannicola (grazie alle disponibilità finanziarie della compagna Olga), alla quale collaborarono, tra gli altri, Papini, Prezzolini, Sinadinò e Amendola. L’unica copia di questo libro reperita è quella conservata dal Centro Apice di Milano, nel fondo di Giovanni e Vanni Scheiwiller, con dedica al commediografo milanese Giuseppe Bonaspetti.

Lucio Gambetti

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