dolores prato
Questo libro appare, fa rumore, poi scompare e riappare di nuovo, di nuovo facendo rumore. È il suo destino, sempre in bilico fra diventare (e restare) un classico e scomparire per venire rilevato dall’oblio talvolta. Fatto sta che si tratta di un romanzo splendido, Giù la piazza non c’è nessuno di Dolores Prato.

Prima Mondadori negli anni Novanta poi Quodlibet nel 2012, si sono occupati di riproporlo e – statene certi, facile profezia – tra una quindicina d’anni qualcun altro ci proverà di nuovo.

La prima edizione però è Einaudi. Siamo nel 1980, al numero 268 dei Coralli. Bleffa un po’ la quarta, dicendo che si tratta del primo romanzo dell’anziana autrice ma così non è. Però si trovano anche passaggi interessanti come quello che, azzeccandoci, sintetizza il libro come “una inconsueta rievocazione di una inconsueta infanzia”. La rievocazione è inconsueta per lo stile, per il disinteresse quasi snob dell’intreccio narrativo a favore di un lavoro di accumulo, indubbiamente poetico (e feroce, a tratti, come può essere un buon poetico).

L’infanzia narrata invece è inconsueta perché priva dei fondamenti tipici della famiglia, nelle figure di madre e padre, con tutto quanto vi gira intorno, eppure egualmente e diversamente miracolosa e appassionante.

Per amore di letteratura e come piccolo tributo al libro, riporto l’incipit straordinario: “Sono nata sotto un tavolino. Mi ci ero nascosta perché il portone aveva sbattuto, dunque lo zio rientrava: – Rimandala a sua madre, non vedi che muore in casa?”

@Massimiliano Varnai