Il libro dell’introspezione si potrebbe definire Gita al faro di Virginia Woolf.
Introspezione sua, attraverso il ricordo della madre, del padre, dell’ambiente familiare allargato.
Introspezione affidata a tutti i personaggi del racconto, come pratica di vita e, soprattutto, sfruttamento della riserva di idee e sentimenti in ciascuno presente. L’autrice mette in scena i suoi attori esplorando le loro menti. E’ artificio, sapientissimo, di stile:  perchè in realtà è la propria mente che la Woolf spreme a fondo per estrarne tutti i pensieri possibili. E’ un esame, quasi psicanalitico, di sè, offerto ai lettori.

Il linguaggio del racconto riflette la complessità dell’operazione, e il suo tono è tipico del livello di classe dell’autrice.
L’epoca della composizione (fine anni ’20) ancora lo permetteva, nè d’altra parte, la Woolf ha mai fatto mistero del suo non essere ‘popolare’.

Virginia Woolf
Gita al faro
Newton Compton