Nel diciassettesimo anniversario della strage di Capaci, invito alla lettura di questo libro la cui ossatura è composta da venti interviste della giornalista Marcelle Padovani, realizzate tra il marzo e il giugno 1991.

Le operazioni “Pizza Connection”, “Iron Tower” e “Pilgrim” e poi il maxiprocesso del 1986 passeranno alla storia come esempio dell’enorme capacità di lavoro del giudice Falcone.
Uomo concreto e riservato, schivo e allegro applica la legge, diventando un personaggio disturbante, circondato dallo scetticismo generale, appoggiato soltanto da alcuni colleghi.

Servitore dello Stato in "terra infidelium", spiega il suo approccio verso la conoscenza dell’universo di Cosa Nostra. Procedendo con la massima cautela verifica a ogni passo il confine tra il noto e l’ignoto, si muove sotto il fuoco incrociato di amici e nemici, anche all’interno della magistratura, che troppo spesso si lascia irretire dalle lusinghe del potere politico.

Parla della collaborazione dei pentiti e del rispetto ricevuto da loro. Facendo piazza pulita dei luoghi comuni, descrive la violenza degli uomini d’onore, le loro rivalità, l’importanza dell’interpretazione dei segni, dei gesti, dei silenzi.
“Nei momenti di malinconia mi lascio andare a pensare al destino degli uomini d’onore: perché mai degli uomini come gli altri, alcuni dotati di autentiche qualità intellettuali, sono costretti a inventarsi un’attività criminale per sopravvivere con dignità?”.

Questa mafia che disistima lo Stato, per il giudice Falcone è un fenomeno naturale che ha avuto un inizio e avrà una fine, perché come nelle parole del Generale Carlo Alberto dalla Chiesa «se è vero che esiste un potere, questo potere è solo quello dello Stato, delle sue Istituzioni e delle sue Leggi; non possiamo oltre delegare questo potere né ai prevaricatori, né ai prepotenti, né ai disonesti».

Giovanni Falcone, Cose di Cosa Nostra

Paola, Pavia