GABRIELE D’ANNUNZIO, Le canzoni delle gesta d’oltremare. Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi. Libro IV: Merope, Milano, Treves, 1912.

Notissimo e rarissimo libro di D’Annunzio, sottoposto a censura e sequestrato. Sulla base di quanto si sa, le autorità non gradirono sedici versi di La Canzone dei Dardanelli, ritenuti offensivi verso l’imperatore Francesco Giuseppe d’Austria. Delle 100 copie stampate al momento del sequestro, 3 erano state inviate agli uffici competenti, mentre le restanti 97 furono ritirate per essere distrutte il 24 gennaio 1912. L’editore si attivò immediatamente e, due giorni dopo, pubblicò una seconda edizione che conteneva, al posto dei versi censurati, dei puntini di sospensione. A mia notizia, l’unica copia circolata dell’edizione originale, è una delle 3 superstiti, proposta nel 1972 da una libreria torinese al prezzo considerevole di 200.000 lire. Naturalmente, questa vicenda produsse una serie di eventi di interesse bibliografico. Prima di tutto fiorì una serie di contraffazioni, realizzate sostituendo alle due pagine con i puntini di sospensione, altre due pagine coeve con la riproduzione in zincografia dei versi ripristinati nella terza edizione del 1915. Pare inoltre che D’Annunzio abbia scritto di suo pugno i versi espunti su una ventina di esemplari della seconda edizione donati agli amici. Infine, non appena si diffuse la notizia della censura, qualcuno si attivò per pubblicare autonomamente i versi incriminati, che apparvero, inizialmente sul periodico La Ragione, il 27 gennaio 1912 e, immediatamente dopo, in volume, per i tipi della fantomatica casa editrice Aloisy di Roma che pubblicò un’edizione non autorizzata di La Canzone dei Dardanelli, pure essa molto poco vista.

Lucio Gambetti

Comments

  1. Buonasera, sono un curioso a cui piace andare a fondo. ho letto il suo articolo e mi è sorta spontanea la domanda.
    Che fine hanno fatto le 3 copie sopravvissute?
    sono finite in collezioni private? ne è stata mai rintracciata una? quella che nel ’72 venne venduta a 200000 lire, che fine ha fatto?
    Esiste materiale sulla storia di questa censura e sulle copie salvate?
    Grazie
    Giovanni

    1. Buongiorno, la scheda in origine faceva parte di una serie di schede su alcuni libri rari del Novecento e, per questa ragione, doveva necessariamente essere piuttosto sintetica. Abbiamo quindi contattato il dott. Lucio Gambetti che risponde come segue:

      Gentile sig. Giovanni,

      sapere quale sia stata la destinazione di quelle copie superstiti è una impresa molto, molto difficile. Oltre a quello avevo scritto in quell’articolo posso aggiungere che:

      1. Il 18 gennaio 1912 (sei giorni prima della stampa del volume) il prefetto di Milano aveva inviato alla casa editrice Treves una diffida a pubblicare, nel libro, “La Canzone dei Dardanelli”, il cui testo era già noto poiché era stato pubblicato sul Corriere della Sera del 14 dicembre 1911. In ragione di questa diffida e considerata la risolutezza di D’Annunzio, che aveva minacciato di ricorrere alle vie legali se il libro non fosse stato pubblicato integralmente, Emilio Treves decise di pubblicarlo prudentemente con una tiratura di cento copie. Tre di queste copie furono inviate, come di consueto, alla procura del re e, naturalmente, le 97 copie restanti furono sequestrate e distrutte.
      2. L’estensore del catalogo dannunziano, pubblicato dalla libreria Pregliasco di Torino nel 1972, ipotizza che i tre (o quattro?) esemplari superstiti siano passati (“per ignote vie”) in mani private, così come l’esemplare proposto nel catalogo, che faceva parte della collezione dannunziana di un privato. Non ho idea di chi abbia acquistato quella copia e non so quali vie ulteriori abbia poi preso. L’unica cosa che si può osservare è che il Sistema Bibliotecario Nazionale non censisce alcuna di queste tre copie, quindi è presumibile che, se non sono andate distrutte, siano tuttora presenti in qualche collezione. È interessante osservare però che quella copia, proposta a 200.000 lire, non è la più costosa di quel catalogo, perché una copia della seconda edizione, stampata con i puntini di sospensione e completata a mano dal poeta con i versi sequestrati, era proposta a 250.000 lire.
      3. La ricerca di quelle copie sopravvissute è molto rischiosa, perché è noto che alcuni buontemponi fecero stampare copie zincografiche delle pagine 113 e 114, presi dall’edizione del 1915 (che ripristinava i versi censurati) sostituendole nella legatura della seconda edizione a quelle censurate. Per evitare eventuali dubbi del lettore, nel suddetto catalogo, la libreria garantiva “l’assoluta autenticità” della copia descritta.
      4. La storia di questa edizione è raccontata sommariamente in diversi libri, tra cui segnalo la “Bibliografia di Gabriele D’Annunzio”, di Giulio De Medici, pubblicata nel 1929 dalle Edizioni del Cantauro (n. 76), ma di cui è ancora in commercio una versione in CD-ROM. Tuttavia, il libro in cui la storia di questa edizione è raccontata più dettagliatamente è, a mio parere, “D’Annunzio e i Suoi Editori”, di Vito Salierno (Mursia, 1987).

      Lucio Gambetti

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