Antologie scolastiche curate da autori italiani famosi

di Hilarius Moosbrugger

Un giorno di primavera di qualche anno fa Marco Dall’Occa mi parlò per la prima volta dei testi particolari che andava cercando, in giro per città , librerie e bancarelle.
Marco Dall’Occa è libraio antiquario, vive a Bologna e unisce il gusto del ricercatore alla passione per i libri.
La raccolta riguardava le antologie per le scuole italiane, elementari, medie e superiori, compilate da autori importanti, talvolta illustri, del ‘900.
La parola antologia ci riporta alla scuola. Libro di lettura inevitabile, ha lasciato in ciascuno di noi ricordi diversi: amabili, indifferenti, in certi casi detestabili. Ma è poco noto, o addirittura ignoto, che nei decenni che vanno dall‘inizio del secolo al 1980, la quasi totalità  dei maggiori scrittori italiani abbia compilato antologie.
Un pomeriggio, a Bologna, nel suo studio, Dall’Occa mi pose davanti, autore dopo autore, una cinquantina di libri, uno più inaspettato dell’altro.
Si divertiva al mio stupore, poi entusiasmo, non di acquirente (il che senza dubbio acquetava i suoi timori di eventuali dispossessi), ma di curioso, interessatissimo a vedere sfilare Prezzolini e Cecchi, Bontempelli e Montale, Alvaro e Landolfi, Roversi, Calvino, Umberto Eco, la scelta dei titoli, le copertine, le introduzioni, gli indici.
Quell‘insieme di opere, oltre a essere raccolta inedita, costituiva un tassello della letteratura del ‘900 italiano. Solo vagamente si sapeva delle antologie d‘autore prima che fossero rintracciate. Ora era possibile analizzarle nel loro contenuto, nelle caratteristiche formali (grafica, illustrazioni) e nella personalità  dei compilatori.
Questo è il motivo che mi ha spinto a proporre di scrivere per Maremagnum su questo argomento.
Maremagnum, sito web di libri rari o esauriti, da tempo comunica con i lettori attraverso articoli e commenti, ampliando la propria area d‘azione. E‘ quindi un mezzo ideale per portare a conoscenza di tutti coloro che si interessano alla storia dei libri temi così originali.

Prima di affrontare tempi più vicini conviene tornare indietro, fissare qualche data che serva da raccordo tra passato remoto e passato recente, indicare autori di antologie precedenti non meno illustri.
Nel 1827, presso Antonio Fortunato Stella e figli, uscì a Milano un libro dal titolo: ‘Crestomazia Italiana cioè scelta di luoghi insigni o per sentimento o per locuzione raccolti dagli scritti italiani in prosa di AUTORI ECCELLENTI D’OGNI SECOLO‘, in due volumi, per cura del Conte Giacomo Leopardi.
Ho davanti a me i volumi in brossura, ben conservati. Sono in 8°, copertine leggere color paglierino, con triplice fregio che inquadra fronte e retro e delimita il dorso. Il prezzo di allora: L 5 italiane.
Nell’avvertimento Leopardi spiega ai lettori la ragione dell’opera: “Della utilità  dei libri di questo genere si è ragionato in Francia ed in altre parti più e più volte… ne abbiamo anche nella lingua italiana un buon numero… ma tutte sono lontanissime da quello che io mi ho proposto che debba essere questo libro: il quale con nome più proprio ed usato dai Greci antichi in opere simili intitolo Crestomazia “.
Indica poi tre motivi all’impresa: ” Primieramente, io ho voluto che questo libro servisse ai giovani italiani studiosi dell’arte dello scrivere.. Secondariamente, ho voluto che questo riuscisse come un saggio e uno specchio della letteratura italiana.. In terzo luogo, il proposito mio è stato che questa Crestomazia non solo giovasse, ma dilettasse”.
Dà  ancora tre avvertenze: “La prima, che io medesimo ho letto tutta intera ciascuna delle opere che sono citate… l’altra che degli scritti di Daniele Bartoli ne ho tolto uno solo (perché autore egregio ma abusato)… la terza che se questa Crestomazia dei prosatori sarà  bene accettata dal pubblico, forse si farà  una Crestomazia dei poeti “.
Si nota subito che il libro non doveva servire solo a imparare a scrivere, imitando gli autori, ma anche al piacere della lettura: la ‘ricreazione’ dello studio.
E’ questa la prima definizione di antologia moderna. Come vedremo questo ‘posizionamento’ verrà  mantenuto per anni, per poi evolvere in direzioni diverse.
Ebbe seguito Leopardi. Fin troppo. Da Fornaciari (1829), a Tommaseo (1841), Troya (1846), Scavia (1870) e molti altri.

In corsa si arrivò a Carducci.

Nel 1885 apparvero a Bologna le Letture italiane: ” In questo libro il mio solo intendimento fu ed è di porgere alle scuole quella maggiore e miglior copia di lingua che ha da essere il fondamento e insieme lo strumento della cultura nazionale… avvezzare i giovanetti alla lettura all’intelligenza all’amore dei grandi scrittori che sono classici perché furono per eccellenza italiani “.
L’italianità , la nazionalità  si affaccia con chiarezza. E’ il segno del passaggio da una concezione letteraria dell’antologia a una visione con evidenti connotati civili e politici. L’Italia era da poco unita: era opportuno, come dicevano, fare gli italiani. L’indirizzo non farà  che progredire nei decenni a seguire.

E’ impossibile esaminare in dettaglio la quantità  delle produzioni di quegli anni, ma un nome emerge agli inizi del ‘900, estremamente significativo per la qualità  dell’uomo e per gli intenti dell’opera: Giovanni Pascoli e il suo Fior da Fiore.
“Quanto ad affari mi va poco bene; sono sbilanciato, né so quando e come potrò rimettermi… ho bisogno di un titolo e per avere un titolo voglio fare un libro per la scuola – in prosa – perché i versi valgono negativamente”.
In questa lettera del 1887 a Severino Ferrari, Pascoli non solo indica il proposito di mettersi a un’antologia, ma fa percepire quanto la produzione possa essere lucrosa e possa dargli merito, un ‘titolo’, per ottenere un posto all’Accademia Navale di Livorno.
Fior da Fiore
non apparve subito ( verrà  preceduto da un primo tentativo: Sul limitare). Per entrambi i libri editore sarà  Sandron. Le date: 1899 per il primo, ottobre 1900 per il secondo.
Il nome viene dalla Divina Commedia (Purgatorio, canto XXVIII):
“Una donna soletta, che si gia / cantando, e scegliendo fior da fiore, / ond’era pinta tutta la sua via”.
Pascoli dice nel Proemio: “Siete nella divina foresta voi, e vedete Matelda che canta e sceglie i fiori… Matelda è l’arte… e voi siete più presso all’origine, perché siete da poco al mondo a ber la luce”.
In Fior da Fiore dunque, c’è il richiamo all’arte, l’innocenza dei fanciulli (il Fanciullino), la purezza della lingua, la percezione della nuova Italia (la ‘Grande proletaria’), la nuova forza in divenire (nazionalismo e in nuce fascismo), l’opportunità  economica della produzione editoriale di massa.

Un lungo tratto è stato percorso rispetto alla ‘ricreazione’ di Leopardi. Si è ormai nel ‘900, e prossimi sono gli anni degli autori del nostro tempo.
Nel 1921 nacque il Partito Nazionale Fascista, nel 1923 fu realizzata la riforma della scuola italiana che prese nome dal ministro dell’istruzione del governo Mussolini, Giovanni Gentile.
La preminenza data agli studi classici fu netta, e forte la spinta allo studio della letteratura.
La scuola inoltre, venne considerata dal fascismo come grande opportunità  di formazione e conferma alla dottrina. Educatori, scrittori, case editrici, furono tutti coinvolti.
I trent‘anni che dividono le due guerre mondiali (1915-1945) ne sono la migliore dimostrazione.
Esempio chiaro lo dà  Prezzolini. Nella prefazione a I Maggiori (antologia del 1930) scriveva: “I nuovi programmi si propongono di avvicinare il giovane il più largamente possibile ai classici; e domandano ad esso piuttosto una valutazione estetica che cognizioni storiche, biografiche o bibliografiche. Inoltre i nuovi programmi indicano esplicitamente un certo numero di autori, veramente importanti, che dichiarano indispensabili. Trovo giusto che la luce dell‘antologia si versi tutta sui grandi autori”. La metafora finale non è particolarmente brillante, ma rende evidente l‘intento e l‘adesione dello scrittore alle direttive.
Le antologie scolastiche perciò, trovarono un mercato florido, predisposto dalle indicazioni ministeriali. Gli autori italiani conosciuti o già  famosi ci si buttarono volentieri. Dal loro punto di vista era una ghiotta opportunità . Da quello delle case editrici, l‘uso di nomi illustri era un alibi perfetto per contrabbandare manuali non particolarmente creativi, ma facili da proporre e far approvare agli insegnanti.
La propaganda fascista fu onnipresente nelle opere. Era obbligo e facilitazione insieme. Nessuno dei compilatori si sottrasse. I nomi ? Tanti, anche se certamente non tutti: Grazia Deledda, Panzini, Bargellini, Prezzolini, Alvaro, Mario Puccini, Diego Valeri, Baldini, Cecchi, Luigi Russo, Pancrazi e De Robertis, Bontempelli, Muscetta e Alicata.
Nei libri si possono sottolineare caratteristiche comuni: l‘autarchia degli autori scelti, lo spazio dedicato al PNF, la presenza di scritti di Mussolini; la retorica dei titoli: L‘Arpa d‘oro, L‘ora mattutina, Credere e Operare, Salire, La parola e la vita, Oggi, Avventure e scoperte; la simbologia di regime nelle illustrazioni delle copertine: moschetti e pugnali, vanghe e fasci, spighe di grano, aquile, aeroplani.

E‘ interessante analizzare qualche esempio in dettaglio.

Prezzolini è il primo.
Nel 1925 pubblica a Palermo tre volumetti, illustrati fastosamente in copertina da Antonio Rubino. Li chiama Aguzzingegni.E‘ un tipico neologismo il titolo. In realtà  è una traduzione dall‘americano Mental test. Il sottotitolo precisa ‘esercizi ricreativi per i ragazzi delle elementari‘.
Non erano solo ricreativi gli esercizi. Oltre a divertire, istruivano. I titoli dei paragrafi che li compongono sono indicativi: il gioco dei giudizi (vero o falso); il gioco del possibile; il gioco del minore e del maggiore; il gioco dei labirinti.
Ciascuna pagina è una combinazione di illustrazioni e di testi. Sono stimoli a dar risposta alle domande poste e, così facendo, allenare a capire.
Quella di Prezzolini non era un‘invenzione, l‘origine era americana, come dichiara lui stesso nell‘introduzione, e ancor più particolare era il motivo che aveva portato alla compilazione.
L‘emigrazione verso gli Stati Uniti stava dietro l‘iniziativa. Il Bureau of Immigration  sottoponeva i postulanti all‘entrata negli USA a un test di qualificazione usando i Mental test. I nostri emigranti li fallivano tutti. Da qui l‘opportunità  di istruirli prima della partenza. E la Sicilia, Palermo soprattutto, era certamente luogo propizio, data la quantità  di siciliani diretti in America, a una pubblicazione del genere.
I volumetti erano agili, intelligenti, molto diversi dai tradizionali libri di testo, anticipanti di decenni la comunicazione visiva rispetto a quella concettuale.
Voglio ricordare ancora che, dieci anni dopo, nel 1935, sempre Prezzolini, preparava due antologie di scritti militari: Marte, Bemporad editore, Firenze. Le definiva raccolte per ufficiali intelligenti: un volume di autori italiani, uno di francesi e tedeschi. Efficace e furba incursione nel mondo delle forze armate con opere mai viste prima in Italia.

Nel 1936 Diego Valeri fece uscire da Paravia Salire, antologia per il ginnasio superiore. Nel 1939 la ripropose come riedizione. Però, in copertina, apparve in sovrimpressione la scritta “Questo volume è stato bonificato in ottemperanza alle disposizioni razziali”. L‘uso dei verbi in certi casi può essere atroce. Gli autori bonificati furono Momigliano, Debenedetti e Margherita Sarfatti (nonostante i trascorsi con il Duce).
Lo stesso Valeri, nel 1948, mutò il titolo in Il mattino e nella prefazione affermava: “La fermissima volontà  di difendere la dignità  dell‘uomo contro le forze straripanti della tirannide”. Niente mezze misure: bonificatore prima, resistente poi.

Massimo Bontempelli produsse nel 1935 un‘antologia per la scuola media. La chiamò, titolo modesto dato il suo temperamento, Oggi. Il contenuto non era fuori dall‘usuale, anzi, era canonico, con presenza di fatti e personaggi del fascismo. Ottenne molto successo, ma pochi anni dopo causò conseguenze perniciose all‘autore: nel 1948 Bontempelli, eletto senatore come indipendente nella lista socialcomunista, ebbe vita difficile, fu attaccato sia da sinistra per l‘antologia fascista, che da destra per l‘adesione al comunismo. Tempo un anno, fu epurato.

L‘antologia Avventure e scoperte, di Alicata e Muscetta, uscita nel ‘41, è un altro caso di altalena tra fascismo e antifascismo tramite un testo scolastico.
Intenzione degli autori era di contribuire a formare il nuovo uomo fascista: “far leggere per imparare a vivere”. Massima la presenza di discorsi e scritti di Mussolini.
L‘opera ricevette stampa più che favorevole, fu recensita su ‘Primato‘, i due autori ricavarono notorietà  e gratificazioni. Appena caduto il fascismo però, la reazione fu immediata e il testo ritirato dalla ‘Commissione epuratrice della Pubblica Amministrazione‘. Gli autori, passati nel frattempo al comunismo, reagirono con asprezza agli attacchi, non tanto per difendere il libro che difendibile non era, ma per sostenere il loro diritto a cambiar fede, politica e opere successive.

La fine del fascismo fu un crollo. L‘Italia divenne Repubblica. L‘ideologia di sinistra prese grande piede, nonostante la forza della Chiesa Cattolica. Ma per le antologie, lo schieramento politico non sarà  così determinante come nell‘epoca precedente, anche se si deve notare che le prove più riuscite appartengono agli scrittori progressisti, non ai conservatori.

E‘ lunga la sequenza degli autori che dal ‘45 arrivano agli anni ‘80. Non parlerò di tutti. Si può sceglierne alcuni, però, a dimostrare l‘andamento difforme delle realizzazioni: da quelle più elementari alle soluzioni più sofisticate e d‘avanguardia.

Inizio con un maestro di scuola di Parma, Renato Pezzani, che dal 1945 in poi produsse una serie di testi di lettura per le elementari. Li chiamò tutti Focovivo. Pezzani è stato poeta e prosatore intimista, sentimentale, di linguaggio semplice, anche sensibile.
Le letture sono scelte di pezzi suoi con pochi inserimenti di altri autori. Come esempio del mondo popolare di Pezzani cito una sua brevissima poesia: “Da un soldo un fiorino / da un fiore un giardino / da gocciola un rio / è legge di Dio”. E‘ l‘essenza della prudenza contadina.
Per i libri Pezzani si avvaleva di un illustratore importante, Erberto Carboni, famoso architetto e designer di quegli anni, tratto sofisticato a contrasto col tono dell‘autore.

In tutt‘altra direzione lavoravano due scrittrici, molto note e di ‘mondo‘, Maria Bellonci e Alba de Cèspedes.
Immaginarono una storia a puntate (cinque quante le classi elementari). La chiamarono La compagnia dei sette. Saga scolastica e famigliare, scritta come un racconto, protagonista un gruppo di ragazzi.
Scopo delle autrici era portare gli alunni a leggere. Ci riuscirono in modo insolito, coinvolgente, certo più efficace della classica scelta antologica.

Popolare, intelligente e a suo modo sofisticata è la doppia antologia Cantieri sonanti e Fiori di Bianchi e Colombo, pubblicata da Cappelli a Bologna nel 1949.
Lorenzo Colombo era il nome del nonno di Roberto Roversi, poeta e scrittore bolognese che con Pasolini e Leonetti nel 1955 ha fondato la rivista ‘Officina‘.
Roversi ha preso a prestito il nome, per affetto e sintonia suppongo, firmando queste raccolte dedicate alle scuole d‘avviamento: Cantieri sonanti per i ragazzi, Fiori per le ragazze.
La scelta degli autori è molto curata, mai banale. Due poesie di Umberto Saba, ad esempio, caratterizzano la destinazione dei due volumi: Goal per i maschi (sul calcio e sul portiere della squadra) e, bellissima, Il ritratto della mia bambina, (“La mia bambina con la palla in mano / con gli occhi grandi color del cielo”) per le femmine.
Roversi è estremamente seduttivo nella sua semplicità , perché il suo gusto nella scelta degli autori prende anche i lettori più riluttanti.

Eugenio Montale è l‘opposto. Bisogna parlarne per la sua notorietà , ma bisogna dirne male per il modo con cui ha sbrigato il lavoro. Oggi è il titolo della raccolta, edizioni Ariston, 1953.
Montale non è compilatore, è organizzatore di collaboratori: Cesare Angelini, Orio Vergani, Arturo Lanocita, Bruno Roghi, Olga Visentini. Sono inseriti cinque scritti loro, impaginati, stampati e via. Piccola speculazione.

Un altro poeta, diverso per sensibilità  e attenzione, è Libero De Libero, autore di Voci con voci, Lattes editore, 1956.
Il titolo è molto bello, De Libero lo spiega scrivendo: “Nel titolo Voci con Voci si è inteso significare il colloquio che si stabilisce tra il giovane lettore ansioso di conoscere e tutti quei poeti e scrittori che possono commuoverlo e illuminarlo”.
In questa affermazione vi è la proiezione del desiderio di De Libero, forse anche la fiducia, di trovare qualche giovane portato a un rapporto del genere.

Si arriva ora a livelli qualitativi notevoli, forse i maggiori della raccolta. Sono di uno scrittore e di un poeta: Italo Calvino e Franco Fortini.

Calvino pubblica da Zanichelli negli anni ‘60 La Lettura, antologia per la scuola media, in tre volumi, per le rispettive classi.
L‘autore non era solo nella compilazione, insieme a lui Giambattista Salinari e un gruppo di insegnanti d‘italiano: l‘incontro tra uno scrittore, uno studioso di storia letteraria e tre professori.
I criteri e gli obiettivi del lavoro dimostrano grande modernità : insegnare a leggere e scrivere; analizzare il linguaggio (dalla composizione poetica al romanzo, dalla descrizione obiettiva di un fatto alla lettera, al pezzo di teatro); proporre letteratura d‘evasione e quella che insegna, descrive, sostiene una tesi; aprire a forme d‘espressione moderna quali cinema, teatro, fumetti.
Infine: “Si è voluto fare soprattutto una antologia divertente che rappresentasse il piacere di leggere”.
Calvino temeva di tradire Einaudi lavorando alla Lettura: “Devo lavorare di nascosto perché quando lo sapranno all‘Einaudi non so quali fulmini mi attirerò sul capo”.
Forse i fulmini non arrivarono. Certo la sua rappresenta il punto più alto tra tutte le compilazioni considerate.

Fortini cita un verso di Dante per il titolo della sua raccolta: “Vedi che sdegna gli argomenti umani” (Purgatorio, II, 31).
Tra il divino e l‘umano Fortini è naturalmente per l‘umano.
L‘antologia Gli argomenti umani si basa sui nessi storici che vanno dall‘età  dell‘illuminismo a quella attuale. La scelta dei testi indica: “Autori consacrati, ma molti altri che non avevano varcata la soglia della scuola”.
Ancora, nell‘introduzione si dice: “Come si salga dalla coscienza nazionale a quella europea e mondiale. Come la voce dei poeti, la rappresentazione dei narratori, l‘argomentazione dei pensatori e degli uomini di scienza convergano da due secoli, attraverso conflitti e lotte, ad una meta, dove, come ha detto un poeta moderno l‘uomo sia d‘aiuto all‘uomo“.
I testi sono divisi in tre parti: età  della borghesia, età  dell‘imperialismo, età  contemporanea.
Le suddivisioni interne a ciascuna parte consentono amplissima esposizione di scritti di letteratura, filosofia, storia, scienza: da Kant a Lotta per la vita in fabbrica di Volponi.

Prima di concludere voglio indicare due gruppi di opere, per così dire, a parte.

Le prime sono lavori di Carlo Bo, Leone Traverso, Mario Bonfantini, Mario Praz, Luigi Foscolo Benedetto,Tommaso Landolfi. Riguardano raccolte tutte dedicate ad autori stranieri (eccezione nel mondo delle antologie italiane).
Le seconde sono compilazioni di Leonardo Sciascia, Raimondi, Francesco Lanza. Gli autori scelti sono quelli delle loro regioni, passati e presenti.
E‘ stato privilegiato un campo specifico, così poco comune nel panorama italiano che è opportuno ricordarlo qui.

L‘ultimo libro da prendere in esame è Ammazza l‘uccellino, letture scolastiche per i bambini della maggioranza silenziosa, Dedalus autore, Bompiani editore, Milano 1973.
Non è difficile accorgersi fin dal titolo, che non si è di fronte a una scelta di testi per la scuola, ma a una ‘anti-antologia‘, un pamphlet, contro i metodi e i contenuti dell‘insegnamento.
E‘ sarcastico, divertente, eccentrico. Dedalus è Umberto Eco.
Eco fa la parte dell‘oppositore, della pubblica accusa si potrebbe dire, e non la svolge solo con Ammazza l‘uccellino.
Un anno prima aveva pubblicato da Guaraldi la prefazione a I pampini bugiardi, indagine sui libri al di sopra di ogni sospetto: i testi delle scuole elementari.
Su ‘L‘Espresso‘ del marzo 1979 usciva l‘articolo Domani è domenica, scrivo l‘Eneide. Occhiello: Editoria affluente / gli autori di antologie.
La sua posizione, quindi, è ripetuta in varie occasioni e la tesi è chiara.
La si può apprezzare citando dalle prefazioni: “Compito della Scuola che, come la Storia, è Maestra della vita, è educare il fanciullo alla realtà  così com‘è. La crisi della Scuola, minacciata dalla canea contestatrice, è dovuta al fatto che si spinge inumanamente il bambino a criticare il Mondo in cui Viviamo facendogli dimenticare che esso è il Migliore dei Mondi Possibili” (Ammazza l‘uccellino).
Ancora: “I libri di lettura parlano dei poveri, del lavoro, degli eroi e della Patria”¦ della storia umana”¦ della lingua italiana. Questa antologia tende a dimostrare che questi problemi sono presentati in modo falso, risibile, grottesco”¦ che attraverso di essi il ragazzo viene educato a una realtà  inesistente”¦ i libri di testo dicono insomma delle bugie” (I Pampini bugiardi).
Infine: “L‘antologista scaltro è un personaggio diffuso nel sottosuolo culturale. Estrapola pagine di scrittori morti, testi di autori vivi, lettere private, taglia, cuce. Qualche volta ‘prefà ‘. E soprattutto incassa” (L‘Espresso, marzo 1979).

Giudizio intransigente, non c‘è che dire. Eco stronca senza pietà . Ma l‘opinione vale per tutto il mondo delle antologie ?
Non credo. Credo che il Professore separerebbe, senza esitazione, i risultati ottimi o buoni dalle mediocrità .
E‘ il motivo per cui ho titolato questo articolo Da Leopardi a Umberto Eco.
E‘ affiancare due mondi del tutto lontani e diversissimi tra loro. Ma è anche affermare un punto comune: il desiderio di aiutare i giovani ad affrontare la verità , senza condizionamenti o, peggio, manipolazioni.
Leopardi lo fece nella Crestomazia, fidando nella letteratura, formazione di giudizio e diletto.
Eco lo ha scritto nei suoi interventi, denunciando le falsità  e condannando comodità  e convenzione.
In mezzo stanno le molte opere che formano la raccolta. Ne abbiamo un lungo elenco, pur senza alcuna pretesa di completezza.
Devo dire che la maggior parte degli autori considerati m‘è sembrata deludente, nonostante la fama. Alcuni pessimi. Cinque o sei di grande valore: Calvino, Fortini, De Libero, Roversi, Bianciardi, Arpino.
L‘antologia è dunque da condannare ? Strumento inadeguato ?
Credo che genere e strumento non siano fine a se stessi. Mutano con la qualità  di chi lavora, sia a compilare che a interpretare. L‘autore nel proporre stimoli inaspettati, il maestro nel non aver paura d‘andare contro corrente e, forse, contro le normative.
D‘altra parte la raccolta che presento è stata messa insieme non per determinare meriti e demeriti dell‘antologia, ma per spirito di ricerca e gusto d‘antiquario.
E‘ ancora d‘aiuto Leopardi. Il quale sceglie come ultimo brano della Crestomazia il testo Utilità  degli studi degli antiquari.
Sono felice che l‘abbia fatto. L‘argomento è perfetto per dimostrare che grazie alla fatica della ricerca si formano raccolte di reperti raffinati, unici nel loro genere e utilissimi come fonte storica e iconografica d‘un epoca.

Bibliografia

L’autore di questo articolo si è valso della consultazione delle opere seguenti:

Brano a brano a cura di Carlo Ossola, Bologna, Il Mulino, 1978
I redenti di Mirella Serri, Milano, Corbaccio, 2005
Castelli di carta di Federico Enriques, Bologna, Il Mulino, 2008
Dalla scuola all’ impero a cura di Rossella Coarelli, viennepierre, 2004
Istruiti e laboriosi a cura di Rossella Coarelli, viennepierre, 2004
I pampini bugiardi a cura di Marisa Bonazzi, Firenze, Guaraldi, 1972

e degli articoli:

Da San Bonaventura a Donald Duck, U. Eco, L’Espresso, 1973
Domani è domenica, scrivo l’Eneide, U. Eco, L’Espresso, 1979
L’ultima volta di Eva, P. Dècina Lombardi, Epoca, 1988

Scarica qui il testo completo delle immagini di “Fiori d‘autore”

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