Sembra ormai accertato che, tra gli eterogenei scritti di Luigi Bertelli (Vamba), ci sia anche un numero indefinito di sonetti in vernacolo fiorentino, scritti a cavallo tra due secoli, dopo alcune conversazioni sulla poesia dialettale tenute nelle redazioni del Fanfulla e del Fracassa.

Per quanto ne so, il primo a parlarne è stato Ardengo Soffici che, nel suo diario di guerra Kobilek (Libreria della Voce, 1918), racconta di aver recitato alcuni di questi sonetti – “volgarissimi ma geniali” – durante una cena agostana, per allietare la serata del generale di corpo d’armata Luigi Capello.

Per avere una traccia ulteriore di queste poesie deve passare ancora qualche decennio. In un anno imprecisato del secolo scorso esce infatti una scarna placchetta semi-clandestina fuori commercio dal titolo Sonetti Fiorentini (Fig. 1), quasi del tutto priva di paratesto.

Fig. 1

Nessuna indicazione di data e di tiratura, nessun indice, nessuna traccia dell’editore che lo ha pubblicato, della tipografia che lo ha stampato e dell’autore della prefazione. Niente illustrazioni né decorazioni. Gli unici elementi paratestuali, oltre alla prefazione, sono il titolo in copertina, il nome dell’autore al frontespizio, un semplice colophon con la scritta EDIZIONE FUORI COMMERCIO / Esemplare N., con timbro apposto da un numeratore (500 copie?), e una nota che esprime qualche dubbio sull’attribuzione di cinque dei ventisette sonetti trascritti.

Qualcuno ha creduto di riconoscere nell’edizione i caratteri e la carta delle edizioni Vallecchi (probabile) e nell’estensore della prefazione Ardengo Soffici (possibile), nonché di poter datare l’opuscolo intorno agli anni trenta, anche se ritengo più coerente una datazione successiva alla fine della seconda guerra. Restano comunque molti dubbi sull’origine di questa edizione, intrapresa nell’anonimato più assoluto, necessario per evitare i rischi giudiziari legati alla pubblicazione di poesie infarcite di bestemmie in vernacolo e dal contenuto non proprio innocente.

In anni più recenti segue un nuovo libretto, curato da Corrado Nocerino per “Nuova Fortezza” nel 1983 (con un’appendice di poesie dialettali del livornese Cangillo) (Fig. 2), ristampato nel 1990 e nel 1993, con il nuovo marchio “L’Informazione” (Fig. 3).

 

Fig. 2
Fig. 3

Tutto chiaro quindi (o quasi) sulle edizioni successive, che sono tutte piuttosto facilmente reperibili per qualche decina di euro, ma se si indaga sulle edizioni precedenti l’intrigo si fa più complicato.

E’ possibile che nella sua declamazione conviviale Soffici recitasse i sonetti imparati a memoria o trascritti, ma non si può escludere che avesse a disposizione un qualche libretto stampato e, del resto, anche la successiva edizione anonima lascia intendere che chi l’ha predisposta abbia avuto a disposizione qualcosa di analogo. Una vecchia traccia che può aiutare è un’edizione del 1904 della Società Editrice Fiorentina dal titolo Intorno a i’ Cupolone. Sonetti in Vernacolo Fiorentino, firmata da Montino Celli, ma “riveduta e corretta” da Vamba (Fig. 4). Dubito che l’autore di questo libro si nasconda dietro uno pseudonimo, visto che, a lato del frontespizio, troviamo un suo ritratto fotografico e un suo autografo, ma certo l’intervento ‘redazionale’ di Vamba fa pensare che la sua vena vernacolare avesse una certa popolarità nell’ambiente fiorentino.

Fig. 4

Tanti indizi, ma nessuna prova dell’esistenza di un’edizione di fine ottocento o di inizio novecento, coeva alla stesura dei testi, tanto più che la tesi più accreditata è che questi sonetti abbiano inizialmente avuto una circolazione solo in forma manoscritta. Naturalmente questa è una tesi che, fino a oggi, non può essere smentita, anche se sono più propenso a pensare che questo fantomatico libretto resti un piccolo gioiello da scovare.

Lucio Gambetti

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