Nell’ottobre del 2018 la libreria Pontremoli di Milano ha diffuso un bel catalogo monografico comprendente una collezione di 184 tra libri e cimeli pascoliani, all’interno della quale erano compresi 15 opuscoli per nozze pubblicati dal poeta romagnolo, alcune altre placchette dedicatorie di varia natura e diverse altre rarità.
Sappiamo che Pascoli, negli anni giovanili, scrisse e pubblicò diverse poesie in opuscoli di questo genere, talvolta comprese anche in raccolte miscellanee occasionali che peraltro non sempre riportavano il nome del poeta. È noto anche che una parte della tiratura della prima edizione di Myricae, (25 copie su 100) era stata destinata alle nozze dell’amico Raffaello Marcovigi con Gina Gelmi (Fig. 1). Un elenco di tali opere è, per stessa ammissione degli studiosi più accreditati, molto difficile da completare, e il citato catalogo contribuisce certamente a fare grandi passi avanti, anche se, ovviamente, non esaurisce tutti i dubbi sull’esistenza di alcuni libretti o sull’entità di quelli superstiti.


Un primo inventario delle placchette occasionali citate nelle bibliografie di Pascoli alimenta i miei dubbi sulla diffusione o sull’esistenza di almeno tre opuscoli di questo tipo.
Il primo è un volumetto che contiene l’esordio poetico del Pascoli quattordicenne: il poemetto Il Pianto dei Compagni, pubblicato nel volume collettivo Solenni Esequie di Pirro Viviani nel Giorno XXX della Sua Morte, XVII Dicembre 1869 (Urbino, Tipografia Savino Rocchetti, 1869), che raccoglie i contributi dei compagni di scuola di Viviani, curati dal loro insegnante Geronte Cei. A fine secolo, Pascoli riprese questa poesia facendola diventare – con qualche variante – il nucleo della poesia L’Aquilone, compresa nella nuova edizione dei Poemetti (Sandron, 1900, Fig. 2), anche se, per ritrovare il testo della lezione originaria, occorrerà attendere il 1939 e la sua ristampa, a cura di Ferruccio Bernini, sul bimestrale «Convivium». La placchetta originale, tuttavia, non risulta presente negli archivi di Pascoli, né mi risulta mai apparsa sul mercato dell’antiquariato.


Il secondo è la Canzone per Nozze Principesche, scritta nel 1872 per le nozze della principessa Anna Maria Torlonia (proprietaria del latifondo amministrato da Ruggero Pascoli) con Giulio Borghese. La canzone, scritta da Pascoli studente di seconda liceo, fu inviata dal poeta in forma manoscritta alla principessa, che non si preoccupò neppure di rispondere. Dopo la morte di Pascoli, fu ritrovata dalla sorella Maria in un quaderno conservato nell’archivio del poeta e quindi pubblicata in Poesie Varie (Zanichelli, 1912, Fig. 3). Secondo molti studiosi, quella pubblicata dalla sorella è stata la prima edizione della Canzone, ma ci sono fonti che citano un’edizione coeva, stampata dalla Tipografia Malvolti di Rimini. Questo libretto ‘fantasma’ non è stato mai rintracciato, ma resta l’incertezza su una sua eventuale edizione a stampa.


Il terzo è il bifolio In Morte di Alessandro Murri (Rimini, Tipografia Albertini e C. 1875, Fig. 4), comprendente una poesia scritta e stampata da Pascoli, dietro richiesta del fratello Giacomo, per la zia Luisa Vincenzi, da poco rimasta vedova. Quasi tutti le copie della tiratura però, finirono bruciate dopo la sentenza di Giovannina Grilli, una vecchietta riminese in odor di santità, che, interpellata dalla religiosissima zia Luisa, aveva accusato la poesia di essere contro Cristo. Per molti anni si è ritenuto che l’unico esemplare sopravvissuto fosse quello sottratto al rogo da un’altra zia del poeta, consegnato a Maria Pascoli e poi pubblicato in Poesie Varie. Ma nel 2015, è comparsa un’altra copia del bifolio, fino a quel momento conservata da una coppia di coniugi riminesi, che è stata poi donata alla Casa Museo di San Mauro Pascoli (Fig. 5). Se un secondo esemplare è sfuggito al rogo, non si può escludere l’esistenza di qualche altro superstite.

Lucio Gambetti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *