Tra le marginali del nostro Novecento, Paola Masino è stata probabilmente una delle scrittrici più singolari e controcorrente. Nonostante lo stretto legame, anche letterario, con Massimo Bontempelli, suo compagno di una vita, non ha mai rinunciato a scelte stilistiche identitarie e autonome, che ancora oggi la fanno considerare una scrittrice ‘difficile’.

La sua forza polemica e le sue posizioni nei confronti del matrimonio e della maternità infastidirono sovente il regime, che la ‘attenzionò’ fin dai primi anni 30. Un suo racconto, Fuga, fu all’origine della chiusura del settimanale di Zavattini «Le Grandi Firme», e fu poi escluso da Bompiani nell’unica raccolta di racconti pubblicata con l’autrice in vita (Fig. 1). L’intera sua opera narrativa pubblicata in volume fu oggetto di critiche censorie da parte del suo stesso editore che, al suo secondo romanzo, Periferia (Fig. 2), fece apporre la fascetta con la scritta “Pubblico per dovere contrattuale questo libro bellissimo e insopportabile” e, per l’ultimo, Nascita e Morte della Massaia, la accusò di prendere a “scappellotti” il lettore, aggiungendo “Per coerenza dovrebbe adirarsi per ogni copia venduta suo malgrado”.

 

 

Fig. 1
Fig. 2

Proprio dalla vicenda editoriale di quest’ultimo romanzo nasce il mistero di un libro-fantasma.

Nascita e Morte della Massaia racconta, alternando la forma romanzesca e diaristica alla sceneggiatura teatrale, la vita di una protagonista senza nome che trascorre l’infanzia e l’adolescenza rinchiusa dentro un baule come in un bozzolo e poi, dopo la sua seconda nascita, vive la maturità nel ruolo di moglie ‘angelo del focolare’. Masino lo scrive tra il 1938 e il 1939 e lo consegna all’inizio del 1940 ad Alberto Mondadori per la pubblicazione sul suo settimanale «Tempo». Il romanzo però, sottoposto all’esame preventivo della censura, ottiene il permesso di stampa solo a condizione di alcune modifiche del testo, giudicato troppo disfattista, che spostino l’ambientazione fuori dall’Italia. Masino è così costretta a un’opera di revisione che ambienti il romanzo “al di là dell’Oceano”, trasforma le lire in zecchini, i marescialli in commodori e i magistrati in arconti. Per fortuna nel romanzo non ci sono nomi e, quindi, almeno su quel versante, non ci sono modifiche da fare.

Finalmente, dopo un lungo lavoro, il romanzo viene pubblicato sul settimanale, in quindici puntate, tra il 16 ottobre 1941 e il 22 gennaio 1942 e, subito dopo, viene predisposta la pubblicazione in volume per la stessa casa editrice. Malauguratamente però, una volta completata la stampa mentre l’intera tiratura è in attesa di essere distribuita, un bombardamento distrugge tutte le copie del libro insieme alla tipografia che lo aveva stampato.

Dopo questa disavventura, Masino abbandona temporaneamente l’idea di pubblicare il libro, che potrà vedere la luce solo il 30 novembre 1945, per i tipi del suo editore storico Bompiani (Fig. 3). Per questa nuova edizione l’autrice rivede un’altra volta il testo sulle bozze della precedente edizione distrutta, confessando però di non aver voluto “accanir[si] troppo a rimettere a posto ogni cosa”.

Fig. 3

Per un quarto di secolo questa resta l’unica edizione in volume del libro e solo nel 1970, anche grazie alla spinta dei movimenti femministi, Bompiani ne dà alle stampe una nuova edizione (Fig. 4), seguita poi, con una certa regolarità, da altre tre edizioni fino al 2019 (Figg. 5, 6, 7). Di copie dell’edizione andata in fumo però non resta alcuna traccia, così come di quella stesura, che, solo presumibilmente, potrebbe riprodurre quella del periodico.

Fig. 4
Fig. 5
Fig. 6
Fig. 7

Visto che, al momento della pubblicazione della nuova edizione nel dopoguerra, l’autrice non aveva a disposizione neppure una copia del libro distrutto, ma semplicemente le sue bozze di stampa, è immaginabile che la tiratura sia stata davvero interamente distrutta, anche se non si può escludere che qualche esemplare sia uscito dalla tipografia prima del bombardamento o sia sopravvissuto alla distruzione, e sia ora nascosto in qualche scaffale o in qualche cantina.

Lucio Gambetti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *