Credo sia capitato a tutti coloro che sfogliano libri fotografici sull’editoria o che saltellano nel web tra i siti che parlano di libri, di imbattersi in riproduzioni di volumi fino a quel momento sconosciuti, che, se suscitano qualche interesse, fanno nascere il desiderio di averli tra le mani per poterli almeno sfogliare. Nella gran parte dei casi, spesso con l’aiuto della rete, la ricerca di un esemplare di quella edizione ha successo, perché riusciamo a rintracciare il libro nell’enorme libreria virtuale o nel catalogo di qualche biblioteca. Ci sono casi però in cui il libro continua a essere irreperibile anche dopo accurate ricerche, tanto da farci dubitare della sua stessa esistenza, anche se ne conserviamo una traccia fotografica.

Per la mia esperienza, uno di questi casi è la ‘farfalla’ pubblicata nel 1972 sotto l’Insegna del Pesce d’Oro di Vanni Scheiwiller, Albino Pierro, firmata da Gianfranco Contini e Eugenio Montale (Fig. 1). L’unica traccia di questo libro – qui riprodotta – è infatti la copertina della plaquette fotografata nel volumetto Un Poeta come Pierro, curato da Giuseppe Appella per le romane Edizioni della Cometa nel 1992 (Fig. 2).

 

Fig. 1

 

Fig. 2

Per molti anni sono andato alla ricerca di questo libretto con tutti gli strumenti che avevo a disposizione e, in subordine, ho cercato di avere su di esso notizie che almeno aggiungessero qualche altra informazione alla scarna didascalia dell’immagine, dove si dice semplicemente che il libro contiene due testimonianze sul poeta dialettale lucano. Ma, nonostante l’importanza dei due autori, le numerose monografie pubblicate su Pierro e l’attenzione che i librai hanno sempre dedicato ai libri del piccolo-grande editore milanese, non ho avuto altri segnali che confermassero l’esistenza di questa plaquette. Nessuna traccia nelle bibliografie, nell’ICCU, nei cataloghi editoriali, nei diversi motori di ricerca on line e neppure nei bollettini delle librerie, compresi quelli monografici che almeno quattro librerie antiquarie hanno dedicato ai libri di Scheiwiller. Neppure il Centro Apice di Milano, che conserva l’archivio dell’editore, e il Dipartimento di Filologia dell’Università della Calabria, che detiene quello del poeta tursitano, censiscono questo libro.

Certo, quei piccoli libri non avevano tirature da best sellers, ma almeno qualche centinaio di copie dovrebbero essere state stampate. Non sono poche per un libro che è stato pubblicato ‘solo’ quarantotto anni fa e che però non mi ha dato notizie di sé negli ultimi vent’anni. Si può pensare che quella fotografia riproduca un pre-print mai stampato o un libro che, per le ragioni più disparate, non sia poi stato distribuito, ma le ragioni di questa sua scarsa diffusione restano certamente un bel mistero.

Possiamo ipotizzare che il saggio di Contini (estimatore di Pierro fin dagli anni sessanta) sia uno tra quelli compresi nella raccolta Pagine Pierriane, pubblicato nel 2017 (Fig. 3), così come immaginare che il saggio di Montale sia la ristampa dell’articolo scritto nel 1969 per «Il Corriere della Sera» e poi pubblicato in volume da Mondadori, nel 1976, nella raccolta critica Sulla Poesia (Fig. 4).

Fig. 3
Fig. 4

Ma si tratta pur sempre di supposizioni che potranno essere confermate o smentite solo quando qualcuno riuscirà a recuperare una copia di quel libro, all’apparenza così raro. Non rimane che continuare a cercare.

Lucio Gambetti

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