Indagare le diverse edizioni degli autori futuristi è un’impresa tutt’altro che facile, vista la frequente abitudine di Marinetti e soci di indicare nei volumi da loro editi fantasiosi numeri di edizione o di migliaio per volumi che, in realtà, facevano parte della medesima tiratura. Tuttavia, forse proprio per questo, vale la pena di provarci, anche correndo il rischio di incappare in qualche errore.
Come primo caso, affronto un libro del medico milanese Paolo Buzzi, futurista della prima ora e, come tale, inserito nell’antologia I Poeti Futuristi, edita da Marinetti nel 1913. Il libro in questione è Il Bel Cadavere, un romanzo che ha come protagonista la bella Ivy, che, in estrema sintesi, ricompare al narratore sotto forma di fantasma dopo la sua morte.
Buzzi lo scrisse nel 1908, come è testimoniato dalla data del manoscritto donato dalla moglie Maria alla Biblioteca Sormani di Milano e lì conservato. Fu pubblicato per la prima volta dalle edizioni Facchi di Milano nel 1919, con dedica a stampa “a Silvio Benco in Trieste Italiana”.

Il volume ha l’aspetto caratteristico di molti libri di questo editore: una brossura a due colori (grafica attribuita a Lucio Venna) – di 400 pagine e di 192×128 mm. – stampata dalle Arti Grafiche Luigi Bonfiglio di Milano, senza alcuna indicazione di migliaio (fig. 1).

Fig. 1

Nonostante qualche bibliografo parli di una tiratura di 3000 copie, questo è un libro piuttosto raro. Il sistema bibliotecario nazionale ne registra solo cinque copie, alle quali ne vanno aggiunte due negli Stati Uniti e una in Inghilterra. Anche i cataloghi delle librerie che si occupano di futurismo da almeno vent’anni sono piuttosto avidi di informazioni. Questa edizione non è presente nella corposa collezione futurista di Giampiero Mughini, presentata dalla Libreria Pontremoli nel 2014, né nella ventina di altri cataloghi monografici che ho avuto modo di consultare. Le uniche due apparizioni a me note sono quelle del catalogo n. V del Libraccio (2016) e n. 94 della Libreria Malavasi (2017).
Appurate le caratteristiche della prima edizione, restano da definire quelle successive, che sono almeno due, entrambe del 1920 ed entrambe presentate dallo stesso editore come “2a edizione, dal 3° al 5° migliaio”.

La prima ha una copertina di gusto déco, illustrata dal padovano Guido Baldo (fig. 2), mentre la seconda, molto più semplice, riporta i titoli e il marchio di Facchi (fig. 3), ma ha avuto l’onore di essere riprodotta da Achille Funi nel suo quadro Le Villeggianti, dello stesso anno (fig. 4).

Si può tranquillamente escludere che si tratti di ricopertinature della prima edizione, visto che la tipografia che le stampò è lo Stabilimento Tipo-Cromo Litografico Fed. Sacchetti & C., che il numero di pagine è sensibilmente inferiore (352) e che il testo fu certamente ricomposto (figg. 5 e 6). Anche queste sono edizioni non molto comuni, anche se mi è capitato di vederle descritte più spesso. La seconda è tuttora disponibile su Maremagnum, nel catalogo della libreria Pontremoli.

Fin qui tutto bene, non ci sono fantasmi cartacei. Resta l’anomalia della doppia copertina, che però è piuttosto frequente in molti libri futuristi, e non solo. Il problema riguarda una presunta terza edizione, citata da Maria Buzzi nella Bibliografia Generale di Paolo Buzzi (L’Impronta, 1959), da Domenico Cammarota nel suo Futurismo. Bibliografia di 500 Scrittori Italiani (Skira, 2006) e da Gianluca Turco nella scheda dedicata al manoscritto conservato dalla Biblioteca Sormani di Milano (2008). Per la verità la scheda compilata dalla moglie risulta piuttosto imprecisa. C’è un’errata indicazione della tipografia che ha stampato la seconda edizione, si fa confusione tra il tipografo Federico Sacchetti e l’illustratore Enrico Sacchetti e la dedica a Benco viene attribuita alla terza edizione, mentre è già presente nella prima e nella seconda.

Per quanto mi riguarda, non ho mai visto questa terza edizione e dubito persino della sua esistenza, almeno fino a quando qualcuno non la scoverà.

Lucio Gambetti

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