Favole “egiziane” di Pea

La storia del libro d’esordio di Enrico Pea, Fole, è una storia che meriterebbe di essere raccontata in maniera estesa. Capita raramente che la gestazione, l’edizione e la distribuzione di un libro possano descrivere il funzionamento dell’editoria degli inizi del Novecento anche meglio di quanto possa farlo un saggio storico sull’argomento.

L’auto-finanziamento dell’edizione da parte dell’autore, l’intenzione di affiancarlo a una raccolta di sonetti, distrutta dopo il giudizio negativo dell’amico Ungaretti, la vicenda delle illustrazioni destinate ai due volumi e poi non utilizzate, l’opera di promozione di Ungaretti presso diversi editori per favorirne la pubblicazione e il suo successivo lavoro redazionale di correzione dell’ortografia e della punteggiatura, il fallimento dell’editore dopo la prima pubblicazione non sono eventi insoliti, ma raramente si ritrovano insieme nella storia di un solo libro.

La prima edizione di Fole, una raccolta di raccontini fiabeschi alternati a brevi poesie, esce nel 1910, a spese dell’autore, a cura delle Industrie Grafiche di Pescara (Fig. 1). Il volume, una brossura di 82 pagine per 218×162 mm., presenta in copertina uno dei disegni che Lorenzo Viani aveva eseguito per il libro. Come detto, l’editore del libro fallisce subito dopo la stampa, tuttavia Pea riesce ad avere l’intera tiratura di duemila copie al suo recapito egiziano, anche se il volume non viene messo in commercio poiché, come ricorda l’autore, Ungaretti stesso lo distribuisce in dono “ai quattro venti”. Nonostante questa dispersione, la prima edizione di Fole oggi non è introvabile, e capita di vederlo nella grande libreria virtuale del web, spesso con dedica autografa.

Fig. 1

Il discorso si complica un po’ con le edizioni successive, pubblicate dalla Libreria della Diana di Gherardo Marone nel primo dopoguerra, ancora una volta grazie all’intercessione di Ungaretti.

Restando a quanto riportato dalle bibliografie, le edizioni successive sono tre:

· Una nuova edizione datata MCMXVIII che, in realtà, è un riutilizzo della rimanenza dell’edizione pescarese, con nuova copertina, nuovo frontespizio e foglietto di errata stampati dallo Stabilimento Tipografico F. Marrai di Viareggio, messa in vendita a LIRE TRE (Figg. 2 e 3). Molto bella è la copertina in tela, interamente decorata ai piatti, con la riproduzione di un busto di Pea, realizzato da Raffaele Uccella, scultore molto vicino alle redazioni delle riviste napoletane dell’epoca.

Fig. 2
Fig. 3

· Un’ulteriore edizione in brossura con titoli in rosso e con l’indicazione II EDIZIONE – IV. MIGLIAIO, stampata dalla stessa tipografia viareggina, al costo L. 1.50, che porta in copertina la data del 1919, ma finita di stampare nel luglio del 1918 (Fig. 4).

Fig. 4

· Un’edizione in brossura del 1919, indicata semplicemente come II Edizione, allo stesso costo della precedente.

L’enigma di Fole è proprio relativo a quest’ultima edizione. Infatti, mentre le due precedenti compaiono sovente sul mercato e sono rintracciabili in molte biblioteche, quest’ultima non mi risulta mai circolata né censita dall’ICCU. Nell’accurata bibliografia sulle edizioni delle riviste napoletane d’inizio secolo, curata da Domenico Cammarota per la Libreria Dante & Descartes, l’edizione viene descritta, con molto dettaglio, come una ricopertinatura di quella precedente, ma resta un dubbio. È difficile comprendere quali ragioni abbia spinto le Edizioni della Diana a ricopertinare un’edizione pubblicata solo un anno prima – e quindi ancora vendibile – mantenendo lo stesso testo, le stesse indicazioni editoriali e lo stesso prezzo.

Un’ipotesi possibile è che l’edizione 1919 preceda in realtà quella che riporta l’indicazione di 4° migliaio, anche se, in tal caso, si dovrebbe giustificare una improbabile seconda ricopertinatura e resterebbe un problema di incongruenza della data, che, in questo caso, dovrebbe essere 1918. Resta insomma un dubbio che potrà essere chiarito solo se spunterà da qualche parte una copia di questo libro.

 

Lucio Gambetti

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