Ebdòmero. De Chirico editore di se stesso

 

Gli scritti letterari di Giorgio De Chirico non sono certamente numerosi, e tutti molto collegati alla sua pittura. Accanto a una quarantina di poesie e ad alcune memorie autobiografiche, De Chirico scrisse un unico romanzo, peraltro molto fortunato. Le edizioni di Hebdomeros o Ebdòmero – l’uomo del settimo giorno – sono oggi tutte reperibili con relativa facilità e molto indagate, ma almeno una tra queste merita un supplemento d’indagine.

De Chirico scrive il romanzo a Parigi nel 1928, in italiano, traducendolo contestualmente in francese. Dopo alcuni stralci pubblicati in varie sedi, il volume esce il 31 dicembre del 1929 per la collezione Bifur delle “Éditions du Carrefour” in un’edizione di complessive 2890 copie, suddivise in diverse tirature (Figg. 1 e 2).

Fig. 1
Fig. 2

Già durante la stesura del testo, tuttavia, De Chirico pensa a un’edizione italiana, inizialmente proposta a Giovanni Scheiwiller in una lettera del 21 luglio 1928, ma poi orientata verso altri editori. Dopo il primo progetto avviato nel 1934 per i preziosi “Quaderni di Novissima” di Edoardo De Fonseca, rimasto senza esito, salta anche l’edizione annunciata dalle “Edizioni della Cometa”, quasi certamente a causa delle arbitrarie correzioni al testo apportate da Libero De Libero e rifiutate dall’autore.

Fig. 3

Finalmente, il 15 gennaio del 1942, il testo italiano vede la luce per le Edizioni Bompiani (Fig. 3) che, già tre mesi dopo, mandano in libreria una seconda edizione. Il libro ha un buon successo e le edizioni si susseguono con una certa frequenza, in Italia e all’estero, anche con l’autore in vita. Nel 1972 le Edizioni d’Arte Carlo Bestetti ripropongono il testo francese in una doppia tiratura numerata, arricchita da 24 tavole di De Chirico, in parte realizzate proprio per questa edizione (Fig. 4 e 5).

 

 

Fig. 4
Fig. 5

Il piccolo mistero però riguarda l’autoedizione pubblicata da De Chirico nel 1957 e dedicata “alla sacra memoria di mio fratello Alberto Savinio“. Il libro è un’edizione piuttosto ordinaria in brossura di formato 205×140 mm. e di 190(2) pagine (Fig. 6), stampato dalla Tipografia M. Menghini di Roma, con tiratura non dichiarata.

Fig. 6

Fin qui niente di insolito, se non fosse che recentemente alcuni bibliofili hanno diffuso le immagini di due esemplari di questa edizione provvisti di sopraccoperte – peraltro di colore diverso – con il marchio “ALL’INSEGNA DEL PESCE D’ORO” di Vanni Scheiwiller [Figg. 7 e 8].

Fig. 7
Fig. 8

La comparsa di queste copie ha creato alcuni interrogativi sulla loro origine, legati alla difformità tra la grafica delle sopraccoperte (che riproduce abbastanza fedelmente il disegno e i caratteri dell’edizione francese) e quella della brossura originaria, al formato insolito per le edizioni Scheiwiller e alla tipografia romana che aveva stampato il volume, mai usata dall’editore milanese in altre occasioni.

Per fortuna ci viene in soccorso il catalogo Edizioni di Giovanni e Vanni Scheiwiller 1925-1968, dove il libro risulta in vendita al prezzo di L. 1.000, con la dicitura “presso l’A.” nella collana occasionale “PITTORI E SCULTORI CHE SCRIVONO“, citata nei cataloghi dell’editore, ma mai nei risvolti dei suoi libri. A questo punto è facile pensare che De Chirico avesse ceduto una parte della tiratura a Giovanni Scheiwiller il quale, per parte sua, avesse provveduto a stampare diverse sopraccoperte aggiunte al libro per legittimarne l’inserimento nel suo catalogo.

Mi resta la curiosità di sapere quanta parte della tiratura sia stata ceduta a Scheiwiller e quando, se l’autore abbia voluto in qualche modo tenere fede alla promessa del 1928 e se vi siano altre motivazioni oltre a quella, naturale, di poter così favorire una migliore distribuzione dell’edizione che, forse, non aveva avuto grande successo.

Lucio Gambetti

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