“C’è chi si gode la vita, c’è chi la soffre, invece noi la combattiamo”. [Antico detto degli urca siberiani]

“Lo so che non andrebbe fatto, ma ho la tentazione d’iniziare dalla fine”. Con questa frase comincia il libro di Nicolai Lilin che in un misto tra biografia e romanzo, ci narra la vita di un ragazzo siberiano educato dai cosiddetti criminali “onesti” di cui fa parte nonno Kuzja, figura di ampio rilievo all’interno del racconto. L’autore è come se ci invitasse a compiere un viaggio tra queste curiose culture e tradizioni in cui ai bambini viene insegnato da piccoli ad uccidere e che togliere la vita a qualcuno o morire è una cosa normale.

Pagina dopo pagina e attraverso un linguaggio crudo e semplice, il libro ci presenta e descrive l’importanza e la simbologia dei tatuaggi: disegni in grado di raccontare l’intero vissuto di una persona.
Il tatuaggio costituisce un elemento molto importante all’interno della comunità criminale e il protagonista stesso si avvicinerà a quest’arte diventando tatuatore a sua volta.

Tutto ciò che viene narrato soprattutto grazie alla bravura dell’autore riesce a catturare pienamente il lettore che, catapultato in universo totalmente diverso da quello che conosce, fatica a staccarsi da questo splendido racconto.
Da questo libro è stato tratto un film con regia di Gabriele Salvadores e con John Malkovich nel ruolo di nonno Kuzja.

Recensione a cura di Cecilia Carbonaro

Titolo: Educazione Siberiana

Edizione: EINAUDI, 2014