Il volume si presenta così suddiviso: Introduzione, Parte prima, Parte seconda. Nell’introduzione, “Di cosa parliamo quando parliamo di drop-out?” a cura di Guido Benvenuto viene innanzitutto esplicitato il tema chiave del libro ovvero i drop-out. Con questo termine ci si riferisce ai ragazzi che abbandonano il ciclo scolastico prima di averlo completato.

L’autore tratta questo fenomeno, ormai sempre più in espansione nel nostro Paese, dal punto di vista dei ragazzi, parte quindi dalle loro motivazioni, dai loro sentimenti, dalle cause che hanno portato questi ragazzi a troncare il percorso educativo troppo precocemente e dalle conseguenza riportate da questa “scelta”.

Segue una larga e dettagliata definizione del termine “drop-out” e vi si chiarifica l’attuale situazione italiana anche in relazione con altri paesi europei grazie ai dati forniti dall’Eurostat: l’Italia risulta possedere il minor numero di laureati e diplomati rispetto a tutta l’Europa; infatti la percentuale di drop-out nel nostro paese è arrivata ormai al 17%. Nella seconda parte, “Voci”, incontreremo dei ragazzi intervistati di età compresa tra i 16 e i 19 anni residenti nelle regioni Umbria e Toscana. Ogni storia ha un purtroppo un fil rouge: il fatto di non aver abbandonato loro la scuola ma che la scuola abbia abbondato loro. I sentimenti più ricorrente tra questi ragazzi sono lo smarrimento e la rabbia ma soprattutto la delusione e il disprezzo verso questa istituzione che li ha lasciati soli nel momento in cui loro avevano più bisogno di essere seguiti e accompagnai verso il loro futuro. La ricerca, condotta dal Professor Batini più un gruppo di suoi collaboratori, si basa sui dati ricavati da sessantasette interviste narrative semi-strutturate somministrate a sessantasette soggetti, tra i quali ventisette provenienti da Arezzo e quaranta proveniente da Perugia. Da ciò ne deriva che le cause dell’abbandono scolastico sono varie, ma le più ricorrenti sono: cattivi rapporti relazione con insegnanti e il voto di condotta. Il libro ha inoltre lo scopo di abbattere i tanti pregiudizi che gravitano intorno ai Drop-out, troppo spesso etichettati come gli “sbandati”, gli “svogliati”: “ha abbandonato la scuola perchè non aveva voglia” oppure “è andato a lavorare senza finire il liceo perchè non aveva abbastanza capacità per farcela”.

No. Non è assolutamente così, spesso la voglia del ragazzo nello studiare un data materia o un corso scaturisce dalla passione e dalla bravura derivanti dall’insegnate. Se non si parte da queste fondamenta, e devono essere solide, non si potrà costruire nulla di concreto e duraturo. Nel testo troviamo inoltre argomenti difficili come il bullismo, problemi familiari e difficoltà di apprendimento che i ragazzi non possono affrontare e gestire da soli, bisogna quindi dare loro il giusto e adeguato sostegno per rimettersi in piedi, prenderli per mano e accompagnarli verso il futuro che loro sperano di avere. Personalmente non ho mai pensato di abbandonare il ciclo formativo, di sicuro ho avuto ripensamenti magari sulla scelta della scuola o dell’indirizzo, però ho degli amici che hanno smesso e le cause si sono poi rivelate essere un pessimo rapporto con quasi tutti gli insegnanti e la scelta errata del liceo. In seguito fortunatamente, dopo un periodo in cui ha deciso di lavorare, si è convinto a riprendere il ciclo di studi, terminandolo poi con successo. Attualmente questo ragazzo frequenta l’ultimo anno di Università ed è uno dei più brillanti del suo corso. Mi ha colpito questo saggio, e ritengo che dovrebbero leggerlo in particolar modo gli insegnati affinché riescano ad immedesimarsi con questi ragazzi e riescano ad aprire finalmente gli occhi.

@Sonia Segoloni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *