Wuz n. 6, luglio –agosto 2002 

Raimondo Di Maio

 

Distruggere Dinamite Rossa

e Nera di Fillia

 

Nel gennaio 1921 Antonio Gramsci sull’“Ordine nuovo” (che cominciava la nuova serie quotidiana nata dalla fusione con l’“Avanti!”) pubblicò l’articolo Marinetti il rivoluzionario?. L’intervento testimoniava il rinnovato interesse per il futurismo e al contempo come il movimento marinettiano fosse ben visto da una certa parte del movimento operaio torinese prima della Grande Guerra. Un passo avanti in questo avvicinamento fra futuristi e classe operaia fu la pubblicazione, nel giugno del 1922, di un opuscolo di versi liberi: 1+1+1=1, Dinamite. Poesie Proletarie, Rosso + Nero, Torino, Edizione dell’Istituto di Cultura Proletaria, 1922, cm 19 x 13,5, pp. 32. In realtà l’editore era l’Istituto di Cultura Proletaria, sezione del “Proletkul’ts” internazionale di Mosca, aperta l’anno prima a Torino. Gli autori, gli “incendiari”, sono tre giovani esordienti: Jean Pasquali, Antonio Galeazzi e Luigi Colombo, come apprendiamo da una copia, conservata nell’archivio Fillia e annotata a matita dallo stesso, che si è salvata dalla distruzione. Fillia è lo pseudonimo che Luigi Colombo adotta a partire dal 1924 usando il cognome materno. Egli è l’ispiratore e l’editor di Dinamite nonché l’autore principale perché sono sue cinque delle undici poesie che compongono l’opera.

L’opuscolo estremista viene concepito in quella temperie anarcofuturista a firma anonima perché vuole, negando gli autori, affermare che si tratta di opera non personalistica, ma di gruppo; mentre la definizione cromatica, più che un gioco stilistico, è la speranza di fondere insieme il rosso del comunismo con il nero dell’anarchia.… Ma a opera stampata ci fu un ripensamento su questa linea. La tiratura venne distrutta su ordine del comitato direttivo del Partito Comunista. Si conoscono solo tre copie dell’opuscolo, oggi fra i più ricercati incunabuli moderni. La decisa bocciatura fu un articolo, apparso il 26 luglio 1922 sull’organo ufficiale del partito “Il Comunista”, a firma Ugar (Ugo Arcuno), che spiegava perché Dinamite non era corrispondente con la linea politico-culturale ufficiale della maggioranza bordighista. Infatti contrariamente all’avanguardia comunista torinese il comitato direttivo non credeva possibile l’ipotizzato incontro fra gli operai, i rivoluzionari della politica e i futuristi: rivoluzionari dell’arte.

 

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Umberto Carpi, L’estrema avanguardia del Novecento, Roma, Editori Riuniti 1985

Alessandra Ottieri, Fillia un percorso futurista. Da Dinamite al Jazz-Band, Napoli, Libreria Dante & Descartes 1999