Wuz n. 8, ottobre 2003

 

Hilarius Moosbrugger

 

Cyrill Connolly e il

mondo di " Horizon "

 

L’ 11 gennaio del 1940 l’ Inghilterra era da quattro mesi in guerra con la Germania e a sei dall’ inizio del conflitto con l’ Italia. In questi sei mesi il Terzo Reich avrebbe occupato Danimarca e Norvegia, liquidato Olanda e Belgio, obbligato gli alleati alla ritirata di Dunkerque, sarebbe entrato a Parigi il 14 giugno e costretto la Francia all’ armistizio di Compiègne il 22.
Pensare, in una situazione del genere, di iniziare una rivista letteraria poteva solo essere frutto di un grande amore per la letteratura, di un gusto del rischio vicino all’ incoscienza, e di quella gallant attitude caratteristica degli inglesi nei loro uomini migliori. Di fatto avvenne con ‘Horizon’.

Horizon a review of literature & art
Monthly : one shilling net
January Vol. I, No I, 1940
Edited by Cyril Connolly

E’ il primo numero della rivista. Di piccolo formato, 14 x 21.5, carta paglierina, tipico understatement nel decoro, design della copertina di John Piper, un sommario di nove articoli. Se ne può dedurre precisione di dettagli, attenzione alla parsimonia, e una curiosa analogia tra le dimensioni del fascicolo, piccolo ma solido, e quelle del suo direttore : Cyril Connolly.

Giornalista, critico e scrittore, anglo-irlandese, nato nel settembre del 1903, educato a Eton e Oxford, bon vivant, brillante, libertino ed eccentrico quanto basta, Cyril Connolly aveva 36 anni all’ uscita della rivista. Considerato uno dei più promettenti giovani del mondo letterario del suo tempo, era assai più critico e giornalista che scrittore. Era diventato famoso nel 1938 pubblicando Enemies of Promise, analisi intelligente e spregiudicata su autori dell’ epoca.
L’ Inghilterra, d’ altra parte, dalla fine della prima guerra mondiale in poi aveva visto una profusione senza precedenti di quelli che furono chiamati i little magazines : "Criterion", "Dial", "Egoist", "Little Review", "Poetry" furono i portavoce di Eliot, Joyce, Lawrence, Pound e Yeats.
Nasceva da qui l’ esperienza di Connolly di questo tipo di letteratura e, certamente da questo mondo, la voglia di provare con una sua rivista. L’ entusiasmo premeva, la mancanza di fondi frenava.

Un amico, nobile, milionario, critico d’ arte e collezionista venne a proposito. Si chiamava Peter Watson, viveva a Parigi in una casa museo tra quadri di De Chirico, Gris, Klee, Mirò e Picasso. Allo scoppio della guerra, tornato a Londra, si convinse a fornire il capitale necessario al lancio di "Horizon". Non una speculazione né un capricio : la fiducia in Connolly fu la ragione dell’ iniziativa.

121 numeri, dal gennaio 1940 al gennaio 1950, 10.000 pagine, un numero speciale dal titolo in francese La littérature anglaise pendant la guerre, l’indice completo separato. Questa precisazione, dal sapore prettamente bibliofilo (Notice to collectors è il piccolo titolo) è in calce all’ ultimo fascicolo. Dice ancora che gli editors furono due – Connolly e Watson – cui s’ aggiunse Stephen Spender fino al 1941. Non dice del titolo. Ne parla invece Spender nella sua autobiografia World within world (1951) : "Dapprima Connolly propose il nome Equinox, con una citazione di Marlowe sul frontespizio ‘Lente currite equi noctis’. Il titolo però suonava male e il verso di Marlowe non era precisamente incoraggiante. Per un po’ si pensò a Orion, infine si scelse Horizon per disperazione; ricordo che leggendo il diario di Gide, l’ occhio cadde sulla parola horizon che ricorreva spesso ".
Non si ha la versione di Connolly. Certo, il nome piacque e fu adottato; non voleva avere un significato speciale, piaceva il suono e il senso di rinnovamento che era implicito nella parola.

Che rivista voleva essere "Horizon" e come fu in realtà  ?

Il programma era annunciato fin dal primo numero : "Horizon vuol dar modo agli scrittori di scrivere e dare ai lettori la migliore letteratura che riusciremo a trovare". Un proposito preciso, ma non così definito e, soprattutto, non letteralmente seguito nei fatti. Questo perchè, man mano che i numeri si susseguivano non solo letteratura veniva pubblicata, ma arte, politica, costume. Ogni argomento che potesse servire a tener desta l’ attenzione e a dar spunto a novità , purchè acuto e fuori dal comune, veniva messo a frutto dalla sensibilità  di Connolly. Estetica più intelligenza erano alla base delle scelte, ma allo stesso tempo, ogni numero presupponeva una caccia a nuovi contributi, in un divenire di lavoro continuo. Questo work in progress costante, assieme all’ eclettismo e al cosmopolitismo dei collaboratori è il massimo pregio di "Horizon". Non però dovuto a una strategia predeterminata, bensì all’ istinto del suo editor principale, capace di captare e ottenere il meglio ovunque si trovasse.

Connolly scrisse, praticamente per ogni numero, un commento d’ inizio. Sono opinioni originali, estremamente pertinenti, talvolta paradossali, sempre elegantissime. La raccolta dei comments di Connolly è la fonte più interessante di notizie, libere e provocatorie, ma informate e responsabili, del tempo di guerra.
La guerra infatti, ebbe un doppio significato per "Horizon". Da un lato difficoltà  a non finire, indisponibilità  di carta, fatica nelle comunicazioni, pericolo per i bombardamenti; dall’ altro eccitazione e stamina a svolgere  un’ opera di resistenza e di lotta che teneva altissima la tensione di chi gestiva il lavoro e di chi vi contribuiva.
La risposta non mancava, anzi il successo era crescente, in un veloce volano che si autoalimentava. Le tirature si stabilizzarono sulle 8 / 10 mila copie al mese, distribuite non solo nel mondo anglosassone, ma anche nell’ Europa in guerra e ovunque ci fosse ascolto per la cultura.

Giovani autori e scrittori affermati, inglesi e stranieri, si sentivano tutti coinvolti in quei tempi difficilissimi a tener vive cultura e civiltà . Opere da ricordare sono : i saggi di Orwell, poemi di Auden, Spender, Dylan Thomas, due romanzi in pre-edizione The loved one di Evelyn Waugh e The Oasis di Mary Mc Carthy, numeri unici su scrittori francesi, svizzeri, americani, testi di Benedetto Croce, Silone, Moravia, Aragon, Koestler, la letteratura della resistenza francese. Non è ovviamente il panorama completo, solo l’ indicazione dell’ ampiezza e della qualità  degli interventi.

Cyril Connolly fu, di gran lunga, il motore più efficace lungo tutti i dieci anni dell’ impresa. Sua la più forte motivazione, principale ragione della riuscita. Tutt
a la sua carriera ne fu influenzata.
Gli editori cominciarono a offrirgli contratti per libri a venire; la BBC si assicurò la sua presenza nelle trasmissioni culturali; per tutto il 1942 e gran parte del ’43 lord Astor gli dette l’ incarico di critico letterario a  " The Observer" in aggiunta alla gestione della rivista.
Crebbero le sue capacità  e la fiducia in se stesso. Terminato l’ incarico a "The Observer", pubblicò uno straordinario diario di guerra, The unquiet grave, uscito a fine 1944 e considerato un classico del genere, con critica prestigiosa di Edmund Wilson sul "New Yorker". L’ anno successivo uscì un altro libro importante, The condemned playground, prima raccolta di articoli e saggi di vent’ anni di giornalismo.

Fu questa la miglior riprova di un suo talento tutto particolare : il saggio breve, di costume, autobiografico. Pochi hanno scritto come Connolly, sui piaceri dei viaggi a piccole tappe, senza fretta, aspettando il tempo e combinando paesi, persone, racconti e incontri. Nessuno ha scritto, come lui, su Bordeaux, i suoi vini e le sue golosità , o sul diletto di viaggiare in treno nel lusso pre – guerra. Neppure Paul Morand.
La direzione di "Horizon", pur pesante e faticosa, offrì una versatilissima palestra d’ esercizio alla nota di stile rapido e pieno d’ arguzia, witty è l’ aggettivo che usano gli inglesi, ironico, secco, ma non cattivo.
Connolly divenne famoso per le sue battute, 55 se ne contano nel Penguin Dictionary of Modern Quotations.

Peter Watson, in un momento di euforia forse mista a qualche sconforto organizzativo, disse che Cyril era un direttore meraviglioso perchè gestiva "Horizon" come la maitresse di un bordello, spingendo i suoi scrittori a esibire le loro grazie e considerando i lettori come clienti abituali.
Anche l’ ambiente di "Horizon" conveniva a Connolly. Era una redazione harem, dove Cyril era amato, non sempre adorato, da mogli e amiche, a turno o insieme, con un clima di lavoro allegro e spregiudicato, ma serissimo al fondo.

La fine della guerra  vide all’ apice dell’ ascesa lui e "Horizon". Come sempre era anche l’ inizio della discesa. Nei risultati la rivista teneva benissimo, ma l’ adrenalina mancava, e Connolly aveva bisogno di eccitazione per sentirsi motivato. Sostituiva sempre più i viaggi al lavoro; l’ Inghilterra post guerra era triste, sporca; Stati Uniti, Svizzera, perfino Francia e Italia erano un paradiso al confronto.
Cinque anni durò il disamoramento. Nel novembre 1949, nel ‘commento’ di rito, è scritto : "Il prossimo fascicolo di Horizon sarà  doppio, numero speciale a celebrare il nostro decimo anno di vita. Dopo di che chiuderemo per un anno  Riapriremo, rinvigoriti, a Natale dell’ anno prossimo".
Era un addio. Tutti lo sapevano. Connolly avrebbe potuto speculare sulle tirature assestate per altri cinque anni prima d’ avere problemi di budget. Ma non era da lui.
Scrisse a un amico : "Dieci anni per una piccola rivista sono l’ equivalente di dieci anni per un cane : una vita".

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