Wuz n. 5, giugno 2002

Raimondo Di Maio

 

Core Napulitano

di De Amicis

Antonio Fortunato Stella colloca la contraffazione di un’edizione di un libro al primo posto delle cinque categorie, nelle quali ripartisce le dannose ristampe – pirata e definisce gli autori “i corsari della letteratura (ché tali van chiamati e chiamerò sempre gli assalitori o rubatori delle proprietà letterarie)…”. Sono gli anni in cui l’Italia è ancora divisa in tanti piccoli Stati e quindi non è possibile tutelare la proprietà letteraria nell’intero territorio, ma il problema si ripresenterà anche cinquant’anni dopo, quando l’unità politica e amministrativa del paese è raggiunta.

Edmondo De Amicis, il 2 febbraio 1878, in una lettera a Emilio Treves, “il primo editore nazionale”, annuncia di aver avuto l’ispirazione ad essere intenzionato a comporre “un’opera per tutti, piena di consolazione, di insegnamenti e di emozioni, che faccia piangere che rassereni e dia forza”. Attenzione, stiamo leggendo il sorprendente, dichiarato e consapevole atto di nascita del capolavoro, perché subito dopo aggiunge: “Il soggetto preso nel mio cuore. Il libro intitolato Cuore”.

Cuore, un libro per tutti, che presto diventerà lo specchio della società. Nel quale ama guardarsi l’intera classe borghese e piccolo – borghese, che viene formandosi e acquistando identità nell’Italia umbertina. Venne pubblicato a Milano nel 1886 dall’editore Emilio Treves e tale fu la diffusione e la popolarità che nel 1899 i Fratelli Treves stampavano la 98a edizione .

In una divertita e autocelebrativa pagina di La mia officina del 1902 il De Amicis descrive “la biblioteca delle traduzioni” del Cuore forte di trecento volumi e commenta le foto dei traduttori che tiene esposte in biblioteca: “Una mostra di visi di tutti i paesi”.

Il successo senza precedenti incontrato dal libro non trovava nessun confronto nella storia dell’editoria, mentre il moltiplicarsi delle vendite era tale da assicurare una duratura fortuna alla casa editrice. Intanto agli inizi del secolo si scoprirono le prime contraffazioni, riprodotte e messe in commercio a Napoli, che in quegli anni rappresentava ancora il maggiore centro di distribuzione editoriale per le province meridionali.

Nel 1906 i Fratelli Treves pubblicarono più volte sulla loro seguitissima rivista “L’illustrazione italiana” un manifesto nel quale avvisavano di “Nuova Edizione del Cuore” e delle dispendiose e drastiche misure adottate per cercare di fermare la vendita delle opere contraffatte. Non abbiamo notizie sull’efficacia del provvedimento adottato. Sappiamo, però, che dopo la fine del fascismo il popolare libro incontrò un rinnovato successo di pubblico e così il libraio – editore anarchico Ceccoli, che durante il regime aveva pubblicato e diffuso la stampa clandestina, aveva ristampato il Cuore, e l’aveva stampato talmente bene da lasciare stupito il nuovo editore, che aveva difficoltà a riconoscere la contraffazione.