Emilio Cecchi è morto da quarant’anni. Oggi è ignorato quasi totalmente, salvo da specialisti e, anche in questi casi, ricordato a fatica.
Cecchi era critico letterario e saggista, pubblicava su riviste e giornali e raccoglieva in libro i suoi scritti. Sapeva di letteratura italiana, francese, inglese in modo specifico e di tante altre per sua cultura e gusto. Scriveva un italiano classico e veniva letto per il piacere che se ne ricavava, oltre che per i giudizi sicuri e ben fondati.

Potrà sembrar strano che si inviti a leggere libri che trattano di libri. Ma, l’occasione di una recensione o di un profilo, di un anniversario o di una memoria, portava Cecchi ad accompagnare il lettore come fosse un amico, avviandolo a ragionare sullo scrittore considerato, però mai perdendo la capacità di raccontare, davvero raccontare, le proprie sensazioni e le proprie idee.
La sua era una conversazione scritta, svolta di settimana in settimana, secondo la cadenza degli articoli, appuntamento gradito che ricordava i ‘Lundis’ di Sainte-Beuve.
Questo è il motivo dell’invito a ritrovare Cecchi.

Emilio Cecchi
Saggi e viaggi
Mondadori