In via della notte. Un’allegoria dell’Italia

Nel romanzo di Maria Attanasio viene descritta una società di smemorizzati, dove il controllo delle autorità è totale. Tutto è videosorvegliato, non esiste un diritto di accesso e di movimento senza un pass, un codice, una parola d’ordine. Ma Rita, la protagonista, si affida alla scrittura…

A pagina 181 di questo libro di Maria Attanasio, già autrice di poesie e racconti editi da Sellerio (Correva l’anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile, Di Concetta e le sue donne, e Il falsario di Caltagirone) 2007, c’è la descrizione di un modernissimo e ferocissimo campo di concentramento nel giorno dell’annuale anniversario della “Rifondazione dell’epoca”. Un importante rappresentante istituzionale (come sempre succede, quello che ci mette la faccia al posto del capo) sfila tra due ali acclamanti di esseri umani smemorizzati e periodicamente riprogrammati. Con impulsi trasmessi al loro cervello dai microsensori sottopelle. Ma anche lì c’erano dei partigiani impegnati a fare inceppare l’ingranaggio e una vecchissima smemorizzata ma non piegata, che faticosamente diceva sempre un «No». L’incipit del libro fotografa la lenta, ma implacabile, dissoluzione della famiglia di Rita, la protagonista, con il marito che prepara le valigie senza pudore per la moglie e la figlia Assia ancora giovane, scappando dalle costrizioni intellettuali e fisiche progettate e applicate dalla Rifondazione dell’epoca. La città del dramma, Nordìa, sembra una moderna città nazista o sclerotizzata dal Verbo basata sul grande partito che gestisce ordine e disciplina, presente e futuro, anziani e giovani. Bisogna vigilare (senza che il nemico ti ascolti o pressappoco) per arrivare alla grande e superiore collettività con un consenso sociale estremo e spietato. La maggioranza della popolazione, come sempre ricoperta di parole e slogan e progetti eccezionali, si lascia rimbecillire da queste promesse. I pochi che cercano di resistere o nascondersi vengono terrorizzati dalla grande folla che non ragiona e accetta tutto. Rita ripensa al suo passato che trova irrealizzato nei suoi progetti e diventa solo nostalgia fragile, peggiorata dalla fine dell’amore per il marito. Con il trascorrere degli anni la situazione di Rita si rivela sempre più difficile, mentre la figlia coltiva un rancore intenso e ribelle, quasi un odio verso di lei. Un giorno si scopre improvvisamente sola. Per troppo tempo ha ignorato il tutto, come sperando si trattasse di un brutto incubo, di un’allucinazione destinata a dissolversi. Ora si trova a lottare per mantenere un suo equilibrio e non soccombere ai rimorsi. La città inizia a inquietarla profondamente: ormai passa il concetto di razzismo, i cittadini vengono suddivisi per categorie, il controllo, referendum dopo referendum, diventa sempre più assoluto, tutto è videosorvegliato, non esiste un diritto di accesso e di movimento senza un pass, un codice, una parola d’ordine. Eppure per Rita la vita porta un cambiamento fortunato all’improvviso. C’è un destino anche per i poveri e i perdenti. Arriva una casa ricevuta in eredità dal padre, che sempre le è stato estraneo, quasi sconosciuto, e si accende una speranza, una possibilità di rinnovamento. E in questa casa, nel condominio di via della Notte, anche se contestata da un amministratore che trascina contro di lei altri inquilini per le poche foglie cadute dal suo balcone sul terrazzo sottostante, la donna può permettersi di affidare finalmente alla scrittura il racconto della propria vita, sperando di ritrovarvi un senso, una forma e un’idea di libertà, mettendo però a rischio la sua sicurezza personale. Maria Attanasio racconta con una scrittura efficace e a volte misteriosa ma con un senso del ritmo e del tempo la storia di una donna timida e insieme coraggiosa, allegoria sottile quanto evidente delle peggiori e autoritarie scelte di campo di una classe che vuole dominare e che caratterizza il sistema politico e istituzionale italiano. Questo libro insegna dignità e l’uso di una reazione coraggiosa, contro una disumana piattezza per salvare la propria individualità contro automatismi e costrizioni obbligatorie.

Paolo Lezziero

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