Con l’ weekend alle porte abbiamo voglia di relax e di un buon cocktail…

Nati negli Stati Uniti all’epoca del proibizionismo con l’intento di rendere più gradevole il sapore dell’alcool di pessima qualità attraverso l’aggiunta di altri ingredienti, i cocktail compaiono spesso nei grandi romanzi, tanto da essere divenuti a loro volta un vero classico.

Partiamo con Chi ha Paura di Virginia Woolf di Edward Albee  e il suo Brandy Alexander, drink che riporta i due protagonisti, George e Martha, agli inizi della loro relazione, quando erano giovani, innamorati e senza pensieri.

I veri uomini amano i sapori forti e inconfondibili: Philip Marlowe, ne Il lungo addio di Raymond Chandler sorseggia un Gimlet, Daisy per distrarre il marito dalla scoperta del suo tradimento gli offre un Mint Julep ne Il Grande Gatsby, mentre il malinconico e disperato Britt, ne la Gatta sul Tetto che Scotta, cerca conforto in un Hot Toddy, miele, whisky e acqua calda per scaldare il cuore.

E che dire  del conturbante Vesper Martini di Casinò Royal (1953)? O dell’White Angel preparato per la dolce e strampalata Holly di Colazione da Tiffany? Scrive Truman Capote nell’incipit del romanzo”Lascia che ti prepari un drink. Qualcosa di nuovo. Lo chiameremo White Angel. Metà vodka, metà gin, no vermouth”.

Chiudiamo, invece, con un cocktail che difficilmente troverete in un locale, ma che non potevamo non menzionare: si tratta dello stupefacente Moloko Plus: un mix di latte, oppiacei e allucinogeni nato dalla penna di Burgess e immancabile nelle folli serate della banda dei Drughi.

Arancia Meccanica docet.

A tutti un buon weekend: leggete tanto e bevete con moderazione!

@Antonietta Usardi

 

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