Ci aspettiamo dai libri, talvolta, che ci parlino di un argomento che non conosciamo, o del quale non conosciamo se non l’esistenza, ma ignoriamo in cosa consista, da cosa sia caratterizzata questa esistenza. Così oggi mi capita fra le mani questo Alla ricerca del proprio clown, di Alessandra Galante Garrone, La casa Usher1980.  In copertina una fotografia di Jacques Lecoq, che ha anche scritto la presentazione del libro e che in questo contesto viene considerato come il Maestro, con tanto di maiuscola, del genere.

Da lui rubiamo una definizione di clown, quella di “bambino che cresce in noi e che la società non consente di esprimere, essere libero e vivo che non osa mostrarsi con le sue debolezze e la sua ironia per paura di uscirne malconcio”.  Il libro è tecnico, pratico, ha la forma di un seminario, con tanto di esercitazioni. Non mi ci addentro, forse – in fondo in fondo – non ho alcun interesse a diventare un clown. Incappo però in una frase, a proposito delle prime uscite, dei primi tentavi, un monito che lascia quasi di stucco: “fare ridere è difficile, è tremendo”. Sì, e soprattutto dev’esserlo facendo il clown, con mezzi e personalità e ruolo attribuito al clown. Per questo mi guardo bene dal provarci.

@Massimiliano Varnai

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