Wuz n. 10 dicembre 2003

 

Hilarius Moosbrugger

 

Caro Verne, caro Hetzel

 

 

 

Forse mai, nella storia dei rapporti fra autore e editore, s’è vista un’ osmosi così stretta, una relazione d’idee così consonanti, quasi uno scambio di ruoli, paragonabile a quella che per venticinque anni si è sviluppata tra Jules Verne e Jules Hetzel.
Indicativa, ma per un certo modo d’intendere la realtà , non casuale è la omonimia dei due personaggi : Jules e Jules. Uno maggiore dell’ altro di quattordici anni, vicini perfino di fisionomia, partiti da stazioni diverse si sono incontrati e, appoggiandosi a vicenda, hanno costruito un insieme unico.
I Voyages extraordinaires sono storie immaginate da Verne, ma non raccontate da lui soltanto; presentano personaggi che, ciclicamente si ripropongono e sono sempre riconducibili a un binomio, simile a quello tra editore e scrittore; anche le edizioni e le illustrazioni delle opere, nella loro forma particolarissima, sono espressioni di entrambi, tanto che non si dà  collezione di Verne se non nei cartonnages di Hetzel.

Nasce a Nantes Jules Verne, l’8 febbraio 1828, a mezzogiorno in punto. Famiglia borghese di magistrati; il padre Pierre la madre Sophie Allotte de la Fuye : "Il suo nome era una corrente d’aria" dice Savinio.
La vita a Nantes allora, era ancora legata alle attività  commerciali del porto e la città  stessa era luogo dove palazzi e bastimenti offrivano la magia del mondo coloniale. Odori, forme, gli ultimi velieri, i primi piroscafi, tutto contribuiva a far vivere il piccolo Jules in un ambiente che lasciò tracce profonde nella sua sensibilità  e che suggeriva potente il gusto del viaggio, sia come avventura che come simbolo di libertà  e iniziativa. Vent’anni passano così : quattro tra fratelli e sorelle, scuole, una natura assolutamente intatta, la Loira che nel suo fluire accompagna il tempo, le case (d’ inverno in città , a l’ ile Feydeau, d’ estate a Chantennay-sur-Loire appena fuori Nantes, con un bellissimo giardino a terrazze che scende al fiume).
Verne a vent’anni passa il suo baccalaurèat. Il volere del padre è che diventi avvocato, così nel luglio del 1848 parte per finire i suoi studi a Parigi.
Questo è il primo degli eventi che cambiano la sua vita, il secondo sarà  la conoscenza di Hetzel, quattordici anni dopo.

A Parigi Verne non diventa avvocato, invece comincia a scrivere per il teatro, per il vaudeville. Conosce Dumas padre e Dumas figlio, vive l’ ambiente letterario del dopo Luigi Filippo e nel 1852 fa un incontro importante : Jacques Arago, scienziato e geografo cieco, scrittore vivace di racconti di viaggio e iniziatore di Verne a quella via; i primi racconti e novelle dell’ autore –Martin Paz, Un viaggio in pallone, Mastro Zacaria– sono difatti un’ anticipazione evidente delle scelte a venire.
Nel 1857 Jules Verne si sposa con Honorine Hèbè Anne du Fraysse de Viane, giovane vedova dai molti nomi e madre di due figlie. Alla nascita del figlio suo Verne esclamerà  : "Mia moglie ha tre figli, io uno". E’ il 1861. L’ anno seguente incontra Hetzel : "Je me marie pour la seconde fois" è la lucida profezia.

Jules Hetzel è alsaziano d’ origine anche se nato a Chartres. I segnali di germanicità  sono chiari nei suoi due nomi : Hetzel e Stahl, il primo nome vero, il secondo pseudonimo. In tedesco il primo vuol dire Attila, il secondo acciaio. Attila d’ acciaio, non male per un avvocato, scrittore, giornalista, uomo politico, editore.
Fatti i suoi studi a Parigi e Strasburgo, entra nel 1836 al ‘National’, giornale d’ opposizione repubblicana fondato da Jean-Baptiste Paulin. Con il nome Stahl, diventa il redattore capo del quotidiano e socio di Paulin nell’ omonima casa editrice. E’ l’ anteprima e il tirocinio necessario di una editoria tipicamente romantica, fatta di libri illustrati e di tirature di lusso. Esempio : i due classici Scènes de la vie privée et publique des animaux e Le Diable à  Paris pubblicati nel 1845 e 1846. Stahl/Hetzel non solo scrive in proprio i testi, ma riunisce Balzac, George Sand, Nodier, de Musset, Nerval, Gautier, il fior fiore degli autori di quegli anni. Illustratori : Grandville, Gavarni, Johannot, Bertall. Fu la miglior scuola alle famose edizioni Hetzel. Queste per altro, già  prima dell’ arrivo di Verne, esibivano un catalogo impressionante : Hugo, Baudelaire, la Comèdie humaine di Balzac, e, unico vero insuccesso, le opere di  Stendhal, pubblicate con cinquant’ anni di anticipo rispetto al gusto dei lettori. Nel 1862 Verne porta a Hetzel il manoscritto del romanzo Un voyage en l’ air. Diventerà  Cinq semaines en ballon, il primo dei Voyages extraordinaires, avrà  subito successo e inizierà  il rapporto e l’ amicizia di una vita.

I Voyages riuniscono 62 romanzi e 18 novelle, un totale di 80 titoli. Una produzione amplissima, che non è neppure tutta l’ opera di Verne; quasi un lavoro a cottimo -due, tre romanzi l’ anno- portato avanti con un ritmo e una vena sorprendenti per durata e continuità  di tensione creativa. I più noti sono stati i primi ad apparire, hanno portato al cielo la notorietà  del loro autore che, da quell’ altezza, ha seguitato a veleggiare fino alla fine.
Sono titoli che tutti ricordano : Cinque settimane in pallone, Il capitano Hatteras, Viaggio al centro della terra, Dalla terra alla luna, I figli del capitano Grant, Ventimila leghe sotto i mari, Viaggio attorno alla luna, Il giro del mondo in ottanta giorni, L’ isola misteriosa, Il dottor Ox, Michele Strogoff.

E’ molto divertente fare un po’ di ricerca, quella che oggi si chiamerebbe di backstage, volta a scoprire gli originali dei personaggi principali; le differenze di scrittura tra l’ impostazione iniziale e la redazione finale voluta dall’ editore; gli alti e bassi d’ umore dell’ autore in preda all’ eccitazione dell’ immaginazione o alla fatica della routine.
"Sono nel pieno del racconto, a 80° di latitudine nord e a 40 sotto zero. Ho preso un raffreddore solo a scrivere. Ma non è sgradevole con l’ estate che abbiamo". E’ un accenno alla storia di Hatteras, il capitano inglese costretto dalla follia ad andare sempre e solo a nord, fino al polo e oltre. Hatteras, così come Fergusson, protagonista del sorvolo dell’ Africa in pallone, è inglese. Verne amava gli inglesi, retaggio del mondo di Nantes, insieme a Bordeaux legatissima all’ Inghilterra, Hetzel un po’ meno. Avrebbe voluto almeno un francese a bordo. Verne risponde : "Quanto ad avere un francese nell’ equipaggio, impossibile, ci vogliono solo inglesi". La conclusione del romanzo è una lotta : Hatteras deve morire nel vulcano al culmine del polo o no ? "Ma come faccio a riportare Hatteras in Inghilterra ? Che ci farà  ? E’ chiaro che deve morire al polo. Il vulcano è la sola tomba degna di lui". Questa volta Hetzel non cede, non si uccidono i protagonisti. Alla fine la scappatoia non geniale, il folle Hatteras resterà  vivo, ma camminerà , dormirà , mangerà  sempre rivolto a nord.

Francese invece è Michel Ardan in Dalla terra alla luna. E’ il personaggio che convincerà  gli americani a mandare sulla luna non un semplice obice, ma una capsula spaziale. Un francese che condiziona gli americani ! Michel Ardan è l’ anagramma di Nadar, che è lo pseudonimo di Felix Tournachon, il più celebre fotografo dell’ epoca e audace sperimentatore di palloni aerostatici. E’ il primo di una serie di rimandi a persone reali : Nemo è sia Hetzel che il colonnello Charras, Aronnax è Verne stesso, Lidenbrock è Arago. Anche
i luoghi dell’ azione sono talvolta sorprendentemente identificabili : il gigantesco cannone che lancerà  la capsula sulla luna è collocato in Florida a Cape Canaveral.
Il personaggio più eccezionale di Verne è il capitano Nemo in Ventimila leghe sotto i mari, così come il Nautilus è il sottomarino più famoso al mondo. E’ particolare il ricorso al latino per i nomi. Certo il latino si adatta perfettamente agli archetipi che, sia l’ uomo che il mezzo, rappresentano. Nemo è ‘Nessuno’ perchè è l’ uomo libero per eccellenza -ricordo di Ulisse- il Nautilus è l’ espressione massima dell’ indipendenza tramite la scienza. In più è il nome storico del primo sottomarino proposto a Napoleone per invadere l’ Inghilterra e da Napoleone rifiutato. Che citazione ironica la N trattata a marchio, posta ovunque sul Nautilus, e che sintesi  ‘Mobilis in mobile’, formidabile motto pubblicitario. Peccato che sia sbagliato, perchè l’ ablativo di mobilis è mobili, non mobile. L’ indicazione dell’ errore non è una pedanteria inutile, ma un richiamo bibliografico interessante, contraddistingue le copie uscite in prima tiratura. Il grammatico Quicherat farà  notare la topica a Hetzel e la vocale sarà  cambiata.
Il mistero di Nemo rimarrà  irrisolto in Ventimila leghe, ma sarà  svelato nel libro L’ isola misteriosa : "Sto calibrando con la più grande attenzione l’ interesse della storia, dovuto alla presenza ignorata da tutti, del capitano Nemo sull’ isola : così da avere un crescendo ben riuscito, come le carezze a una bella donna che si voglia portare là  dove voi sapete". Strana similitudine vagamente erotica, in Verne che erotico non lo era proprio mai.
Nel volume L’ isola misteriosa l’ incontro e la morte del capitano Nemo toccano il punto di maggior pathos. La frase di Cyrus Smith : "Capitano Nemo ci avete chiamati, eccoci" è forse quella di maggior effetto in tutto Verne.
Lo scrittore ne era ben consapevole e molto attenta fu la sua cura a che tutto lo svolgimento si muovesse nei ritmi voluti, le frasi calibrate a una a una. Ma non sempre ci riusciva. In tutte le edizioni conosciute, le ultime parole di Nemo morente sono ‘Dio e Patria’. Il manoscritto originale però, ha rivelato un altro finale, ben più forte e coerente. L’ ultima parola è ‘Indipendenza’.
Fu Hetzel a impuntarsi, a non voler rischiare un’ espressione che, politicamente, poteva esser letta come messaggio contro i poteri costituiti. Invano Verne protestò, argomentò. La logica e la letteratura erano dalla sua parte, la decisione da quella di Hetzel.

Tra i tanti caratteri dei romanzi di Verne, l’ eccentrico per eccellenza è Phileas Fogg. Chi era Phileas Fogg ? Verne non lo ha detto mai.
Uno scrittore francese spiritoso ha raccontato come George Byron, il più romantico dei poeti inglesi, incontrasse a Missolungi una leggiadra fanciulla, moglie di un piantatore della Giamaica, residente per traffici in Grecia. Innamorarsene e averne un figlio fu inevitabile. Il figliolo fu chiamato Philellas, in onore della libertà  greca. Il nome della signora era Fogg. Il giovinetto, preso il nome della madre, abbreviò il suo e crebbe come Phileas Fogg. Diventato ufficiale di marina, a quarant’ anni si ritirò a Londra, e, annoiandosi, scommise che avrebbe fatto il giro del mondo in ottanta giorni. Un francese di nome Verne ebbe sentore della storia e ne fece un libro.
Ben trovato, no ? Vero è che Verne scrive di Fogg : "Assomigliava a Byron nella testa, senza avere alcun difetto ai piedi".

Le edizioni Hetzel dei libri di Verne sono generalmente identificate con i cartonnages rossi e oro, ornati e rutilanti, un’ arte libraria che ha condizionato tutta un’ epoca.
La realtà  editoriale era più articolata. Hetzel aveva costruito un’ impresa, molto ben impostata, che procedeva su tre livelli operativi. Il primo stadio era ‘Le magazin d’ education et de récréation’, bi-mensile di lettura per ragazzi che pubblicava in pre-edizione e a puntate la maggior parte dei libri previsti. Lo scopo dichiarato : non solo entrare nell’ area della letteratura periodica, ma preparare il terreno ai volumi successivi. Il secondo atto prevedeva l’ uscita delle opere in volumi di piccolo formato, in 18°, brossura o legatura editoriale, generalmente due, qualche volta tre o quattro tomi a titolo. Sono queste, tecnicamente parlando, le edizioni originali.
Il terzo livello era costituito dai formati in 8° grande, cartonati e illustrati : le edizioni più prestigiose, più remunerative e a più alta tiratura.
Appare evidente l’ interdipendenza delle tre produzioni, ognuna con vendite proprie, ma ognuna d’ aiuto all’ altra. I rapporti con l’ autore erano guidati dalla stessa logica, e la creazione letteraria era legata ai tre stadi di vendita. Con notevoli pressioni perciò, affinchè i tempi di consegna dei testi rispettassero le scadenze del giornale e, in base al piano editoriale, le successive revisioni per la stampa a libro.
La macchina era ben oliata, Hetzel un esattissimo gestore, Verne, tutto sommato, un autore puntuale e disciplinato.
Si può prendere ad esempio un titolo, I figli del capitano Grant, e seguire le date successive delle uscite. Il 20 dicembre 1865 inizia a puntate sul ‘Magazin’ e prosegue fino al 1867. Il 6 maggio 1867 esce il primo volume in 18°, il 15 luglio il secondo. Il 12 settembre 1867 appare il primo volume dell’ edizione cartonata e illustrata, il 23 giugno 1868 il secondo. Come si vede il cammino del libro è di due anni e mezzo e la sequenza delle date dimostra com’ era ben congegnato il procedimento. Si comprende anche che, durante il percorso realizzativo l’ editore potesse intervenire, chiedere modifiche e aggiustamenti fino all’ ultima pubblicazione. La vita dell’ opera ovviamente durava più a lungo nel tempo ed erano le edizioni di lusso quelle che vendevano di più. Nel 1870, sempre I figli del capitano Grant, aveva venduto 6500 copie in 18° contro 15.000 in 8° grande.
I cartonnages hanno continuato ad avere grande successo, e si può dire che continuino tuttora, perchè la maggior parte delle collezioni sono formate da essi. Dettaglio gustoso, lo stampatore delle edizioni illustrate si chiamava Gauthier-Villars il cui figlio Henry diventerà  famoso sotto lo pseudonimo di Willy, marito libertino e autore sfruttatore di Colette.

Nei Voyages extraordinaires  molto curate erano le illustrazioni. La natura dei racconti di Verne si prestava benissimo a un insieme di testi e immagini. La scelta degli illustratori e la qualità  dei disegni, voluta sia da Hetzel che da Verne, portò a risultati notevolissimi.
Alcuni dei più famosi personaggi dei romanzi sono rimasti nella memoria dei lettori anche grazie all’ abilità  dei disegnatori che ne fissavano fisionomia e stile tanto da renderli indimenticabili.
I nomi degli illustratori oggi sono dimenticati, ma è giusto ricordarli qui : Edouard Riou, Jean Férat, Alphonse de Neuville, Léon Bennet. Il rapporto tra Verne e loro era particolarmente stretto. Gli artisti chiedevano all’ autore documentazione e opinioni sugli argomenti dei disegni. Verne era, di volta in volta, esigente, critico o entusiasta della riuscita delle tavole, a ragione evidentemente, perchè molto del successo dipendeva dalla forza e originalità  delle immagini.
I collezionisti hanno un campo vastissimo con Verne. Non solo libri, ma posters, locandine, dépliant, oggetti, un mondo che si presta alle più diverse variazioni. Le edizioni cartonate e illustrate però, sono di gran lunga l’ approccio più seguito e anche il più spettacolare. Collezioni dentro la collezione sono le diverse tipologie di copertine dei cartonnages : ‘à   l’ Obus’, ‘à  la bannière’, ‘aux deux éléphants’, ‘à  la sphère dorée’, citiamo solo alcune di queste, e si può dire che il ‘tutto Verne’ è impresa quasi impossibile. A Parigi, fino a pochi anni fa, esistevano due librerie es
clusivamente specializzate nelle edizioni Hetzel, a dimostrazione di quanto esigenti fossero i collezionisti e insistita la richiesta dei titoli, dai più noti ai più particolari.

Jules Hetzel morirà  nel marzo 1896, Verne gli sopravviverà  nove anni, fino al marzo del 1905. Il rapporto però, continuerà  anche dopo la morte dell’ editore. Il figlio, Jules anche lui, proseguirà  l’ opera del padre.
Un legame così protratto e immutabile è impressionante. Al momento di conoscere Hetzel, Verne aveva detto che si maritava per la seconda volta, alla morte di lui scriverà  al figlio : "Non ho potuto assistere agli ultimi istanti di vita di vostro padre, che era anche il mio".
A ben vedere, più che un legame era un’ identità .

 

 

Questo articolo è basato sulla Correspondance inédite de Jules Verne et Jules Hetzel, Ginevra, Ed. Slatkine, 3 vol.; e sulla monografia Jules Verne l’ enchanteur di Jean-Paul Dekiss, Kiron, Editions du Félin.

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