Dante-Alighieri-Copertina

SPECIALE VII CENTENARIO DANTE ALIGHIERI (1265-1321)

Sulle illustrazioni di Francesco Marcolini

Uso, copia e reimpiego

di Francesca Nepori

articolo tratto da e per gentile concessione di «la Biblioteca di via Senato», mensile di Bibliofilia e storia delle idee, (dicembre 2020)

 

Com’è noto ai bibliografici danteschi la prima edizione della Divina Commedia con il commento di Alessandro Vellutello esce dai torchi di Francesco Marcolini da Forlì a istanza dello stesso Vellutello nel mese di giugno del 1544. Le particolarità di quest’edizione sono state ampiamente discusse nel tempo così com’è stata ampiamente trattata l’importanza del commento di Vellutello e la forza iconica delle illustrazioni xilografiche poste a corredo della Nova esposizione.

La comedia di Dante Aligieri [!] con la noua espositione di Alessandro Vellutello. Con gratia de la Illustrissima Signoria di Vinegia che nessuno la possa imprimere ne impressa vendere nel termine di dieci anni sotto le pene che in quella si contengono, (Impressa in Vinegia, per Francesco Marcolini ad instantia di Alessandro Vellutello, del mese di gugno[!], 1544) è composta da 442 carte non numerate ripiegate in fascicoli da un in quarto (fascicolazione: AA-BB8 CC10 A-Z8 AB-AZ8 BC-BI8) e corredata da dieci xilografie a tre quarti di pagina nella Descrittione de lo Inferno, ne Li Cerchi dell’Inferno e Il Pozzo de’ traditori; tre grandi figure a piena pagina all’inizio di ogni cantica e settantasette figure in legno a tre quarti di pagina poste a illustrazione dei canti, alcune ripetute, per un totale di ottantasette tavole xilografiche. A latere si aggiunga come, in alcuni esemplari, i versi 64, 65 e 66 del secondo canto del Purgatorio («Dianzi venimmo […] ne parra gioco», c. V7r) siano vergati a mano in quanto omessi ab origine per errore di stampa. In corso di stampa l’errore venne colmato e i versi furono impressi a piè di pagina.

L’annalistica tipografica di metà Ottocento attribuisce all’inventiva dello stesso Marcolini il disegno delle xilografie a corredo dell’edizione del 1544, tesi recentemente confermata identificando lo sculptor nel tedesco Giovanni Britto.

Ludwig Volkmann, che definisce le tavole «le prime illustrazioni moderne della Divina Commedia», per primo accenna alla questione dell’uso delle xilografie marcoliniane in altre edizioni della Commedia senza entrare però nel dettaglio e con alcune imprecisioni: «le illustrazioni del Marcolini ebbero a servire di modello per tutta una serie di edizioni. La prima è quella pubblicata nel 1564 da Giovambattista Marchio Sessa e fratelli a Venezia e nota ai bibliofili pel ritratto di Dante ‘al gran naso’ ivi contenuto. Lo stesso editore ripubblicò quest’edizione tale quale nel 1576 e 1596. In altre edizioni troviamo copiate le illustrazioni dell’edizione Marcolini a frontespizio delle tre cantiche; a queste appartengono le quattro pubblicate da Guglielmo Rovillio (Guillaume Rouillé) a Lione nel 1551, 1552, 1571 e 1575, nelle quali quei tre frontespizi sono copie in dimensioni minori e mal eseguite dei modelli veneziani. Una edizione fatta nel 1554 a Venezia da Giovann’Antonio Morando, è a sua volta una copia di quella del Rovillio».

Cercheremo di aggiungere alcuni piccoli tasselli alla ricostruzione iconografica di Volkmann condividendo il pensiero da lui espresso a conclusione della sua analisi: «Queste edizioni ci forniscono nello stesso tempo uno sguardo in uno stato di cose possibile soltanto in un’epoca, ove nessuna legge proteggeva la proprietà letteraria e artistica».

Se nel 1544 fanno per la prima volta comparsa le belle xilografie a corredo della Commedia dantesca, nel 1553 Francesco Marcolini riutilizza i legni per gli Inferni di Anton Francesco Doni: Inferni del Doni academico pellegrino. Libro secondo de mondi, In Vinegia, per Francesco Marcolini, 1553 (In Vinegia, nell’Academia Peregrina per Francesco Marcolini, 1553) [CNCE 17693]; in particolare alle carte D1r, D2v, D3v, E2v, E3v, F4v, G4r, H4v, L2v, N1v, N3r, N3v, Q1r, R3r, V1v, V3r, Z4v, AA2r, BB4r, DDr, EE1v, troviamo ventuno delle ottantaquattro incisioni xilografiche del 1544.

Che l’edizione di Marcolini della Divina Commedia di Dante abbia avuto un certo successo commerciale lo dimostra l’alto numero di copie sopravvissute e conservate nelle maggiori biblioteche del mondo e dei collezionisti antiquari a discapito di alcuni repertori bibliografici che ne segnalarano o ne segnalano la rarità.

 

Nel 1551 a Lione viene data alla luce la seconda edizione della Divina Commedia con il commento di Vellutello: Dante con nuoue et vtili ispositioni. Aggiontoui di più vna tauola di tutti i vocaboli più degni d’osseruatione, che à i luoghi loro sono dichiarati, in Lyone, appresso Guglielmo Rouillio, con priuilegio del Re per anni cinque, 1551 [CNCE 1167]. Le tre vignette xilografiche che aprono le cantiche (a c. a6v, p4v, E5v) realizzate da Pierre Eskrich detto Vase sono deliberamente ispirate alle tavole xilografiche della princeps di Vellutello. Il formato cambia e da un in quarto passa a essere un in sedicesimo e così le tavole si riducono di dimensioni ma anche di bellezza. L’edizione ha un tale successo che ha una nuova emissione senza varianti nel 1552 [CNCE 1168]. Nel 1571 [CNCE 1174] esce una nuova edizione ricomposta dell’edizione del 1551 con l’utilizzo delle tre tavole già usate per le edizioni precedenti (a c. A5v, P1r e DD7v),) e infine nel 1575 [CNCE 1175] una emissione senza varianti dell’edizione del 1571.

Dopo tre anni dalla prima edizione lionese e allo scadere dei dieci di anni di privilegio di stampa concesso dalla Serenissima a Francesco Marcolini, compare sul mercato librario veneziano l’edizione in ottavo di Giovanni Antonio Morando della Nova esposizione: Dante con nuoue et vtilissime annotationi. Aggiuntoui l’indice dei vocaboli più degni d’osseruatione, che a i lor luoghi sono dichiarati, In Venetia, per Giouann’Antonio Morando, 1554 [CNCE 1169].

L’illustre storico dell’editoria Dennis Rhodes nel bel volume Silent Printers afferma, attraverso un esame dei caratteri e dei capilettera, che lo stampatore dell’edizione di Giovanni Antonio Morando, da non confondere con l’omonimo bresciano, sia Comin da Trino. Il titolo riprende quello dell’edizione di Rouillé e anche le tre illustrazioni xilografiche a piena pagina che introducono le cantiche sono una riproduzione, stavolta ancora più maldestra, delle tavole marcoliniane già copiate da Rouillé. In particolare le xilografie si trovano a c. A4v, N2v e AA6v.

[continua]

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[BvS] Sulle illustrazioni di Francesco Marcolini. Uso, copia e reimpiego
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Com’è noto ai bibliografici danteschi la prima edizione della Divina Commedia con il commento di Alessandro Vellutello esce dai torchi di Francesco Marcolini da Forlì a istanza dello stesso Vellutello nel mese di giugno del 1544. Le particolarità di quest’edizione sono state ampiamente discusse nel tempo così com’è stata ampiamente trattata l’importanza del commento di Vellutello e la forza iconica delle illustrazioni xilografiche poste a corredo della Nova esposizione.
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Biblioteca di via Senato

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